ALBOSAGGIA – Tre giorni di incontri, libri, musica, arte, cammini e comunità che hanno trasformato ancora una volta Albosaggia in un grande racconto collettivo diffuso tra corti antiche, giardini nascosti, sentieri e piazze.
Si è conclusa con un bilancio estremamente positivo la XVI edizione de “Il Paese delle Storie”, il festival della letteratura e della cultura alpina promosso dalla Fondazione Albosaggia, che quest’anno ha scelto come filo conduttore il tema del “ritorno”. Non un semplice festival letterario, ma una vera esperienza culturale capace di intrecciare parole, paesaggio, musica, arte e comunità in una formula che, anno dopo anno, continua a crescere e consolidarsi.
L’edizione 2026 ha infatti confermato con grande chiarezza la maturità culturale raggiunta dalla manifestazione, oggi riconosciuta e apprezzata per la qualità delle proposte, per l’originalità del format e per la capacità — sempre più rara — di creare un dialogo autentico tra grandi autori, territorio e comunità.
A fare da suggestiva cornice agli incontri letterari del sabato pomeriggio è stato il magnifico giardino della famiglia Cortese, piccolo angolo nascosto tra le vecchie corti del centro storico di Albosaggia. Uno spazio quasi sospeso nel tempo, impreziosito da roseti in fiore, siepi e alberi secolari, che ha accolto il pubblico in un’atmosfera raccolta ed evocativa, perfettamente in sintonia con lo spirito del festival.
Ad aprire il programma del sabato è stato il progetto artistico firmato da Francesca Gusmeroli e Anna Boscacci di Amani Grafica, che hanno interpretato il tema del ritorno attraverso un’installazione partecipativa e una riflessione poetica molto apprezzata dal pubblico.
Particolarmente toccante il testo originale scritto e letto da Francesca Gusmeroli, accompagnata al pianoforte dal maestro Renato Caspani: un momento di rara delicatezza che ha dato il tono all’intero pomeriggio culturale. Di altissimo livello anche gli incontri con gli autori ospiti della manifestazione, che hanno affrontato il tema del ritorno da prospettive diverse ma accomunate da uno sguardo autentico e contemporaneo.
Molto apprezzato l’incontro con Max Bevilacqua, che ha presentato “Boscoverso”, originale “musilibro” in cui parole e musica si intrecciano in un racconto dedicato al rapporto tra natura, cooperazione e comunità. La presentazione è stata arricchita da brani originali eseguiti dal vivo dallo stesso autore alla voce e alla chitarra, accompagnato dal mandolino, trasformando l’appuntamento in un’esperienza immersiva e coinvolgente.
Grande attenzione anche per l’incontro con Federica Garancini, che attraverso i percorsi imprevedibili della felicità ha offerto al pubblico uno sguardo delicato e autentico sulle fragilità umane, sulle svolte inattese della vita e sulla possibilità di ritrovare sé stessi proprio quando tutto sembra andare fuori programma.
Molto partecipato anche l’appuntamento con Stefano Motta, che con il suo libro “Felik” ha accompagnato il pubblico in un viaggio tra storia, leggenda e memoria ai piedi del Monte Rosa, intrecciando mistero, ricerca interiore e tradizione alpina in un racconto capace di riflettere sul significato profondo del ritorno: quello alle proprie radici, ai luoghi dell’anima e alle storie che continuano ad abitare le montagne.
Tra i momenti più intensi dell’intero festival anche l’incontro con Elia Milani.
L’ex corrispondente Mediaset da Gerusalemme ha presentato “Voci dal confine”, raccontando otto anni vissuti tra israeliani e palestinesi con uno sguardo umano, lucido e mai banale. Un dialogo molto apprezzato dal pubblico, capace di unire rigore giornalistico e grande sensibilità narrativa, offrendo una riflessione profonda sui conflitti, sull’identità e sulla possibilità dell’incontro.
Molto atteso anche l’intervento di Alberto Ravagnani, che ha presentato il suo ultimo libro “La Scelta”. Nel confronto diretto con il pubblico, Ravagnani ha affrontato temi legati alla libertà interiore, ai cambiamenti della vita e al coraggio di ritornare a sé stessi, offrendo una testimonianza intensa e autentica che ha colpito profondamente i presenti.
Particolarmente apprezzata anche l’installazione partecipativa “I segni del ritorno”, che ha invitato visitatori e partecipanti a lasciare parole, immagini e tracce del proprio personale significato del ritorno, trasformando il festival in uno spazio condiviso di memoria, immaginazione e partecipazione.
Accanto agli autori, il festival ha continuato a valorizzare il rapporto tra cultura e comunità. Preziosa la presenza dei giovani di SpaH, il progetto di autonomia promosso dalla Fondazione Albosaggia, che hanno animato la manifestazione con un banchetto di prodotti realizzati da loro e uno spazio ristoro diventato spontaneamente luogo di incontro, condivisione e relazione.
Molto partecipata anche la giornata inaugurale dedicata alle scuole con il progetto SIMABÈ, che ha visto bambini e bambine protagonisti nella restituzione pubblica dei lavori svolti durante l’anno scolastico attorno ai libri e al tema del festival. Un percorso che conferma la volontà del Paese delle Storie di investire sulla lettura e sull’immaginazione come strumenti di crescita e costruzione di comunità.

Come da tradizione, il festival ha inoltre custodito uno dei suoi simboli più identitari: le celebri pile della legna artistiche, vere opere collettive nate dall’ingegno e dalla manualità della comunità, capaci di trasformare il paese in un museo diffuso a cielo aperto.
Domenica pomeriggio si sono svolte anche le premiazioni delle pile e del concorso LEGO, che ha visto la partecipazione di numerosi bambini e famiglie. Molto apprezzati inoltre i percorsi culturali a Palazzo Paribelli, curati dal FAI, che hanno permesso al pubblico di riscoprire uno dei luoghi simbolo del patrimonio storico locale attraverso visite guidate molto partecipate.
Grande emozione anche per il concerto serale nella chiesa di Santa Caterina, dedicato a Martino Angeloni, che ha concluso il sabato del festival in un’atmosfera di intensa suggestione. L’esibizione per pianoforte e violoncello, caratterizzata da un dialogo musicale essenziale e profondamente evocativo tra i due strumenti, ha accompagnato il pubblico in un percorso di ascolto raccolto e contemplativo, perfettamente in sintonia con il tema del ritorno. «Il Paese delle Storie rappresenta per noi molto più di una rassegna culturale: è un momento di incontro, ascolto e crescita condivisa», ha sottolineato la presidente della Fondazione Albosaggia, Ornella Forza.
«Questa edizione ha raccolto il filo delle precedenti, invitandoci a riscoprire ciò che conta davvero: l’amore per il nostro territorio e per la montagna, che vogliamo custodire, valorizzare e far vivere per costruire insieme un’identità culturale viva, accogliente e partecipata. Come Fondazione crediamo profondamente nel valore della cultura come motore di comunità, capace di unire persone di tutte le età e trasformare il nostro piccolo paese in uno spazio di incontro e creatività. Il Paese delle Storie è nato proprio con questo spirito: portare la letteratura tra le persone, rendere accessibili idee e visioni, creare occasioni di dialogo autentico. Questo è il valore più grande della manifestazione: lasciare un segno che continua nel tempo, nelle persone e nel territorio».
Grande soddisfazione anche da parte del sindaco di Albosaggia, Graziano Murada. «Il festival rappresenta ormai un elemento identitario per il nostro paese. Non è soltanto una manifestazione culturale di qualità, ma un’occasione concreta per valorizzare il territorio, le tradizioni e il senso di appartenenza della nostra comunità. In questi giorni Albosaggia è diventata davvero un luogo capace di accogliere, creare bellezza e generare legami».
In un tempo che corre veloce e consuma tutto rapidamente, Il Paese delle Storie continua invece a scegliere il gesto opposto: fermarsi, ascoltare, ritornare. Ai luoghi. Alle parole. Alle persone.