Albosaggia

Polisportiva Albosaggia e scialpinismo: una comunità dietro il debutto olimpico

Atleti e tecnici della Polisportiva protagonisti nella prima Olimpiade dello ski-mo.

Dalla visione del 2019 alla gestione del percorso di gara a Bormio.

Redazione VN – 20 Febbraio 2026 08:56

Albosaggia, Centro Valtellina, Attualità

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ALBOSAGGIA – Il debutto olimpico dello sci alpinismo non è soltanto l’ingresso di una nuova disciplina ai Giochi: è la consacrazione di un mondo nato in montagna, cresciuto nella passione e portato alla ribalta internazionale da chi ha creduto nello ski-mo quando era ancora uno sport di nicchia. In questa storia, la Polisportiva Albosaggia occupa un posto centrale e quasi unico: protagonista nella preparazione tecnica delle gare di Bormio e presente con i propri atleti nella Nazionale azzurra.

Per Albosaggia il percorso olimpico inizia ben prima delle decisioni ufficiali. Già nel 2019, nel giorno dell’assegnazione dei Giochi a Milano-Cortina, la società valtellinese sceglie simbolicamente di esserci, immaginando uno scenario allora tutt’altro che scontato: lo sci alpinismo alle Olimpiadi.

Da quell’intuizione nasce un lavoro progettuale concreto, con la disponibilità formale offerta al CONI a ospitare eventuali gare sul territorio. Un gesto che, pur senza garanzie, segna l’inizio di una strategia lungimirante: prepararsi all’eventualità olimpica quando ancora sembrava lontana.

Negli anni successivi la Polisportiva costruisce un dossier tecnico completo per candidare la Valtellina come sede dello ski-mo olimpico, analizzando logistica, sicurezza e tracciati. La scelta finale di concentrare le gare a Bormio, senza nuove location, non ridimensiona il ruolo di Albosaggia: al contrario, lo rafforza all’interno della “terra madre” dello sci alpinismo italiano.

Quando lo ski-mo entra ufficialmente nel programma olimpico, alla società valtellinese viene affidato un compito cruciale: la preparazione e gestione del percorso di gara. Un incarico che coinvolge figure storiche del movimento come Massimo Murada e Maurizio Folini, affiancati da un gruppo operativo di tecnici ed ex atleti di altissimo livello.

La particolarità (quasi irripetibile) del debutto olimpico dello sci alpinismo sta proprio qui: Albosaggia non è solo dietro le quinte, ma anche in gara. Gli azzurri dello ski-mo olimpico, Michele Boscacci e Giulia Murada (insieme ad Alba De Silvestro, residente in paese), hanno tutti legami diretti con la Polisportiva.

Atleti cresciuti nello stesso vivaio che ha dominato per anni la Coppa Italia giovanile e prodotto campioni passati ai corpi militari e alla Coppa del Mondo. Un segnale della profondità tecnica e culturale del movimento locale.

Dalla metà di gennaio, per settimane, i tecnici di Albosaggia lavorano quotidianamente sul tracciato di Bormio. Si modellano salite e discese, si prepara la scenografica scala finale di 42 gradini con sci nello zaino, si posano cavi per decine di telecamere lungo il percorso.

Un lavoro spesso invisibile, fatto con mezzi meccanici ma anche manualmente, in condizioni invernali difficili. La stessa cura che da sempre caratterizza le gare di ski-mo in ambiente viene trasferita in un format olimpico più compatto e televisivo, senza tradirne l’essenza.

Il 19 febbraio segna il momento simbolico: la prima gara olimpica dello sci alpinismo si disputa a Bormio sotto una fitta nevicata, con pubblico numeroso e tribune esaurite. Tra gli spettatori anche tanti appassionati di Albosaggia, testimoni di un percorso iniziato anni prima.

Il successo mediatico e organizzativo della gara rappresenta anche il riconoscimento di un lavoro collettivo che ha radici profonde nella comunità valtellinese.

Il format olimpico, più breve e spettacolare rispetto allo sci alpinismo tradizionale, ha suscitato discussioni nel movimento. Ma la posizione di Albosaggia è chiara: le due anime possono convivere, come nello sport convivono velocità e resistenza. L’importante è far crescere la disciplina e avvicinare nuove persone alla montagna.

Il debutto olimpico dello sci alpinismo racconta quindi molto più di una gara: è la storia di una comunità che ha creduto in uno sport prima del riconoscimento internazionale, contribuendo a portarlo ai Giochi.

Albosaggia ha accompagnato lo ski-mo dall’ambiente alpino al palcoscenico olimpico. E oggi, mentre la disciplina entra nella sua nuova era, la Valtellina resta il suo cuore pulsante. Una storia di montagna, passione e visione che non si chiude con un’Olimpiade, ma continua nel futuro dello sci alpinismo.