CHIAVENNA – La Piana della Valchiavenna rappresenta uno degli ultimi tratti di fondovalle alpino lombardo ancora relativamente preservati dall’urbanizzazione diffusa. Un equilibrio delicato che, secondo Legambiente Valchiavenna, rischia però di essere compromesso da interventi edilizi e infrastrutturali non sempre necessari. Da qui la campagna di sensibilizzazione lanciata dall’associazione, con l’obiettivo di accendere i riflettori sul valore ambientale e produttivo di questo spazio aperto, fondamentale per l’identità e l’economia della valle.
L’area di pianura ospita habitat rari per l’ambiente alpino: prati stabili, fasce boscate e arbustive di fondovalle, ambienti fluviali legati al fiume Mera e ai canali irrigui storici, ecosistemi ricchi di biodiversità. Elementi che svolgono funzioni ecologiche cruciali, dalla regolazione idrogeologica allo stoccaggio del carbonio, fino alla conservazione del paesaggio rurale tradizionale.
Suolo, agricoltura e paesaggio: un sistema da difendere
Uno dei punti centrali dell’appello riguarda la tutela dei prati stabili da sfalcio e pascolo, considerati la base della filiera lattiero-casearia locale e al tempo stesso componenti essenziali del paesaggio. Queste superfici, oltre a garantire foraggi di qualità, contribuiscono alla fertilità del suolo, alla biodiversità e alla riduzione delle emissioni climalteranti, senza richiedere trattamenti chimici invasivi.
Accanto agli aspetti agricoli, Legambiente richiama l’attenzione sul valore culturale dell’architettura rurale storica disseminata nella piana, testimonianza dell’evoluzione della comunità locale e fattore identitario per residenti e visitatori. La perdita progressiva di suolo libero e la frammentazione del territorio metterebbero a rischio anche questo patrimonio.
Urbanizzazione diffusa e crescita demografica limitata
L’associazione sottolinea come l’espansione edilizia degli ultimi decenni nei centri di fondovalle sia avvenuta in modo costante e spesso poco percepito, ma con effetti cumulativi significativi. Un processo che contrasta con la crescita demografica modesta della Valchiavenna: dai circa 23 mila residenti del 1971 agli oltre 24 mila stimati nel 2024. Numeri che, secondo i promotori della campagna, non giustificano nuovi ambiti di trasformazione residenziale su larga scala.
Il rischio evidenziato è quello di una progressiva saldatura urbanistica tra i diversi comuni del fondovalle, con la perdita degli spazi agricoli e naturali che ancora separano e caratterizzano i centri abitati.
Il ruolo della pianificazione e delle istituzioni
Legambiente richiama quindi l’importanza degli strumenti di pianificazione territoriale – dai PGT comunali ai piani paesaggistici e ai corridoi ecologici provinciali – chiedendo che la priorità sia data al riuso dell’esistente e al contenimento del consumo di suolo. Tra i riferimenti normativi citati figurano il sito Natura 2000 “Piano di Chiavenna”, i varchi inedificabili del PTCP e il Contratto di fiume Mera.
L’appello è rivolto in particolare alle amministrazioni locali e alla Comunità Montana Valchiavenna, affinché adottino una strategia condivisa di tutela del fondovalle che superi le logiche dei singoli comuni e punti a una visione d’insieme.
La campagna si conclude con un invito alla comunità: scegliere consapevolmente tra sviluppo indiscriminato e conservazione del paesaggio. Preservare la piana, sottolinea Legambiente, non è solo una questione ambientale, ma anche economica e culturale, perché agricoltura, turismo e qualità della vita dipendono dall’integrità di questo territorio.
La sfida, in definitiva, è evitare che la trasformazione lenta ma continua del suolo renda irreversibile la perdita di uno degli ultimi spazi aperti della valle. Una decisione che riguarda non solo il presente, ma il futuro stesso della Valchiavenna.