Grosio

Grosio, l’archeologia torna al Parco delle Incisioni Rupestri dopo oltre 25 anni

Con il progetto “Sotto la superficie” ripartono le indagini tra Castello Visconteo e Castello di San Faustino.

Georadar, magnetometria e saggi mirati per leggere ciò che il sottosuolo conserva. Zoni: «La conoscenza prodotta deve essere restituita alla comunità.

Redazione VN – 9 Ottobre 2026 09:51

Grosio, Alta Valtellina, Cultura

Credi photo Consorzio Tirano Media Valtellina

GROSIO – Dopo oltre venticinque anni, la ricerca archeologica torna sul campo al Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio e Grosotto. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio è stata presentata la fase operativa del progetto “Sotto la superficie”, finanziato da Regione Lombardia nell’ambito di Unico Cultura 2026.

L’attenzione si concentra su un’area particolarmente significativa del complesso archeologico: il Castello Visconteo e la sella che lo separa dal Castello di San Faustino. Oggi in questo settore non emergono strutture murarie visibili, ma proprio il sottosuolo potrebbe conservare testimonianze utili a ricostruire le diverse fasi di frequentazione e trasformazione del sito.

La prima fase del progetto ha previsto una campagna di prospezioni geofisiche non invasive, condotte attraverso georadar e magnetometria. I dati raccolti sono ora in fase di elaborazione e interpretazione. Il passaggio successivo sarà quello dei saggi archeologici mirati, destinati a verificare alcune delle anomalie individuate nel sottosuolo.

L’obiettivo è capire se queste tracce corrispondano a strutture, livelli o altre evidenze archeologiche, datarle e metterle in relazione con le fasi di occupazione già conosciute nel Parco.

A sottolineare il valore di questa nuova stagione di indagini è il direttore scientifico del Parco, Federico Zoni. «Dopo la campagna di prospezioni geofisiche condotta all’interno del Castello Visconteo e nella sella compresa tra i due castelli, stiamo elaborando i primi risultati per individuare le aree nelle quali effettuare i saggi archeologici», spiega.

La finalità, prosegue Zoni, è «verificare la natura delle anomalie riscontrate nel sottosuolo, acquisire nuove informazioni sulla storia di quest’area e creare le condizioni per un possibile sviluppo futuro delle ricerche». Il dato più significativo resta però quello temporale: «Al Parco non venivano condotte nuove ricerche archeologiche da oltre venticinque anni».

Il progetto non si fermerà allo scavo e allo studio scientifico. «La conoscenza prodotta dalla ricerca deve essere restituita e condivisa con la comunità», sottolinea ancora Zoni.

Per questo il Parco accompagnerà le indagini con un programma di archeologia pubblica, fatto di aggiornamenti periodici, iniziative sul campo e attività rivolte alle scuole. L’idea è permettere a cittadini, visitatori e studenti di seguire non soltanto i risultati finali, ma anche il percorso della ricerca: dalla lettura dei dati geofisici fino alle verifiche sul terreno.

“Sotto la superficie” è coordinato scientificamente dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Sondrio e Varese, in collaborazione con Università degli Studi di Bergamo, Fondazione Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio e Grosotto e Consorzio Turistico Media Valtellina.

L’approccio integrato tra geofisica e scavo consente di concentrare le verifiche nelle aree ritenute più promettenti, riducendo gli interventi invasivi e rendendo più mirata la ricerca. L’obiettivo finale non è soltanto trovare nuove strutture, ma capire meglio come l’area tra i due castelli sia stata occupata, modificata e utilizzata nel tempo.

Con questo progetto il Parco torna così a essere non soltanto un luogo di tutela e valorizzazione di un patrimonio già noto, ma anche uno spazio nel quale si produce nuova conoscenza sulla storia del territorio e la si condivide passo dopo passo con la comunità.

Non fermarti alle notizie suggerite dall’algoritmo

Su Google scegli Valtellinotizie.com per un’informazione verificata.

AGGIUNGI ORA