A tracciare il bilancio a caldo è il sindaco Remo Galli, che parla di risultati “entusiasmanti, forse oltre le più rosee aspettative”. Parole che riassumono un sentimento diffuso: la consapevolezza di aver portato a termine una sfida complessa, spesso accompagnata da scetticismi e timori, ma rivelatasi alla prova dei fatti un successo organizzativo e umano.
Alla vigilia dei Giochi non erano mancati dubbi e previsioni negative: traffico congestionato, infrastrutture non pronte, carenza di neve. Nulla di tutto questo si è concretizzato. Le gare si sono svolte regolarmente, lo snowpark si è confermato all’altezza degli standard olimpici e il sistema logistico ha retto l’impatto di migliaia di presenze.
«Le risposte sono arrivate sul campo», sottolinea il primo cittadino, evidenziando come l’efficienza organizzativa sia stata accompagnata da un elemento meno misurabile ma decisivo: la bellezza dell’esperienza vissuta da pubblico e partecipanti.
Il successo dei Giochi a Livigno non è stato solo questione di strutture o numeri, ma soprattutto di persone. Volontari, operatori, tecnici e giovani del territorio hanno contribuito al funzionamento di un sistema complesso, lavorando dietro le quinte con spirito di squadra e senso di appartenenza.
Un coinvolgimento che ha trasformato l’evento sportivo in un’esperienza collettiva. «Persone diverse per ruolo e competenze hanno lavorato verso un unico obiettivo», osserva Galli, riconoscendo nella collaborazione diffusa la chiave del risultato raggiunto.
Ora, mentre il villaggio olimpico si svuota e le bandiere che hanno colorato le vie del paese vengono rimosse, Livigno torna lentamente alla normalità. Un passaggio accompagnato da una sottile malinconia, tipica dei momenti che seguono grandi eventi, ma anche dalla consapevolezza di aver scritto una pagina storica.
L’eredità olimpica non si esaurisce nelle infrastrutture o nella visibilità internazionale: resta l’esperienza maturata, il capitale umano formato e il senso di orgoglio condiviso che ha unito la comunità.
«Pagine di storia che abbiamo scritto insieme», conclude il sindaco, riassumendo il significato più profondo dell’avventura olimpica livignasca. Non solo un appuntamento sportivo, ma un progetto collettivo che ha dimostrato come visione, fiducia e partecipazione possano trasformare un territorio in protagonista della scena mondiale.
Le luci del Big Air si sono spente, ma l’eco di quelle settimane continuerà a risuonare a lungo tra le montagne di Livigno, come memoria di un sogno condiviso diventato realtà.