Alla prima verifica visiva, gli accrediti presentati apparivano molto simili a quelli ufficiali: dimensioni, colori e grafica riproducevano fedelmente i pass originali, completi del logo di Milano Cortina 2026 e dei cerchi olimpici. Anche le fotografie applicate sugli accrediti corrispondevano ai volti dei due uomini fermati, circostanza che inizialmente poteva far pensare a documenti regolari.
A tradire il tentativo, però, sono stati i controlli digitali. Durante la scansione dei QR code, i sistemi di sicurezza non hanno restituito alcun riscontro valido. Approfondendo le verifiche, gli agenti hanno inoltre notato che i dati anagrafici impressi sui pass — sia in chiaro sia all’interno del codice elettronico — non coincidevano con quelli riportati sui documenti di identità esibiti dai due soggetti.
Messi di fronte alle incongruenze, i due uomini hanno riferito agli operatori che i pass sarebbero stati consegnati loro da un connazionale, del quale non sono stati in grado di fornire ulteriori dettagli. Una versione che non ha evitato le conseguenze previste dalla legge: i due cittadini cechi sono stati infatti denunciati all’Autorità Giudiziaria per l’uso di documenti presumibilmente falsi e allontanati dall’area olimpica, senza poter accedere alle strutture sportive.
L’episodio conferma l’elevato livello di attenzione messo in campo dalle Forze di Polizia per garantire la sicurezza dei Giochi, con controlli serrati agli ingressi e sistemi tecnologici in grado di individuare rapidamente irregolarità e tentativi di frode. Un dispositivo che, ancora una volta, ha permesso di prevenire situazioni potenzialmente critiche e di tutelare atleti, spettatori e operatori impegnati nelle competizioni olimpiche in Alta Valtellina.