Piateda

Val Caronno, dopo il nubifragio servono 250 mila euro per mettere in sicurezza il torrente

Il sindaco di Piateda Simone Luca Marchesini fa il punto sui danni provocati dalle piogge di agosto e rilancia il tema della cura della montagna.

In 36 ore a Scais caduti circa 190 millimetri di pioggia. Sette le mucche perse dall’alpeggiatore Stefano Buglio. Il bacino artificiale ha trattenuto oltre 3 milioni di metri cubi di acqua e detriti.

Federica Lassi – 5 Ottobre 2026 08:24

Piateda, Centro Valtellina, Attualità

Val Caronno, protezione civile al lavoro dopo il nubifragio

PIATEDA – Circa 190 millimetri di pioggia in poco più di 36 ore, centinaia di metri cubi di materiale trascinati a valle, il corso del torrente modificato e un alpeggio profondamente trasformato. A distanza di alcune settimane dal violento episodio di maltempo che ha colpito la Val Caronno, il sindaco di Piateda Simone Luca Marchesini traccia un primo bilancio dei danni e degli interventi necessari per mettere in sicurezza l’area.

Il riferimento è alle precipitazioni concentrate tra il 19 e il 20 agosto, particolarmente intense nel bacino superiore della Val Caronno. Al pluviometro di Scais furono registrati circa 190 millimetri di pioggia, 120 dei quali concentrati in una sola giornata. Secondo quanto ricostruito dal primo cittadino, all’enorme quantità d’acqua si sarebbe aggiunto lo scioglimento dei piccoli ghiacciai ancora presenti sotto le cime del Porola e dello Scais, contribuendo ad aumentare la portata del materiale che si è riversato verso valle.

Le conseguenze più pesanti si sono registrate nella zona dell’alpeggio di Caronno e nella piana soprastante. Il torrente ha modificato il proprio corso e nella parte di fondovalle più vicina all’alveo sono rimaste depositate centinaia di metri cubi di detriti.

A rendere ancora più drammatico l’episodio era stata la perdita di sette vacche dell’alpeggiatore Stefano Buglio, rimaste intrappolate nella furia dell’acqua e del materiale trascinato a valle. «A Stefano va la solidarietà della comunità di Piateda», sottolinea Marchesini, ricordando anche l’intervento svolto il 12 settembre dalla Protezione Civile comunale, attraverso il quale il paese ha voluto manifestare concretamente la propria vicinanza all’alpeggiatore e alla sua famiglia, «a chi ogni giorno si impegna per mantenere vivi e curati i nostri alpeggi».

Ora si apre la fase della sistemazione. La stima degli interventi necessari per la riprofilatura del torrente in prossimità delle strutture dell’alpeggio ammonta a circa 250 mila euro. La necessità dell’opera è già stata segnalata al competente ufficio territoriale regionale.

Nel frattempo il Comune ha avviato un primo intervento sul cosiddetto “bait del lach”, dove la forza dell’acqua ha provocato lo scalzamento delle fondazioni. Per l’edificio sarà necessario realizzare una sottomurazione, con lavori programmati nelle prossime settimane.

Nella gestione dell’evento, evidenzia il sindaco, un ruolo particolarmente importante è stato svolto dal bacino artificiale di Scais. Nelle ore più critiche l’invaso sarebbe riuscito a trattenere oltre tre milioni di metri cubi di acqua e detriti. Una capacità che, secondo Marchesini, ha evitato conseguenze potenzialmente molto più pesanti: senza il bacino, quella massa si sarebbe riversata prima nella piana di Agneda e successivamente lungo l’intera asta del Venina, con il rischio di provocare nuovi danni a valle.

L’episodio offre al sindaco l’occasione per allargare il ragionamento al rapporto tra cambiamenti climatici, dissesto e progressivo abbandono delle aree montane. Marchesini richiama un’estate particolarmente calda e fenomeni meteorologici che, dopo lunghi periodi asciutti, tendono a concentrarsi in precipitazioni molto intense.

A questo, osserva, si aggiunge un secondo problema: «Il sempre più evidente abbandono del territorio di montagna, perché le attività di mantenimento sono faticose e poco, o per niente, remunerative».

Per il sindaco, soprattutto nei territori meno turistici, la permanenza delle persone in montagna e la manutenzione quotidiana del territorio diventano elementi decisivi per la sicurezza. «La sopravvivenza della montagna, in realtà poco turistiche come la nostra, potrà avvenire solo se gli enti sovracomunali riusciranno a mettere attenzione alla sua specificità, favorendo politiche che invoglino le persone a viverci e a prendersene cura».

Marchesini ricorda quindi gli interventi portati avanti negli ultimi anni dal Comune di Piateda: dal sostegno agli alpeggiatori alle opere per la mitigazione del rischio di frana e la regimentazione dei corsi d’acqua, fino alla manutenzione della viabilità che collega il fondovalle con maggenghi e alpeggi.

A questi si aggiungono le azioni condivise con il Parco delle Orobie e la Comunità Montana di Sondrio per il recupero dei sentieri, le richieste di manutenzione rivolte ai gestori del patrimonio idroelettrico e il sostegno al gruppo comunale di Protezione Civile e al Gruppo Sentieri.

«La cura del patrimonio montano è e sarà sempre fondamentale – conclude il sindaco –: da questo dipende la possibilità di vivere la montagna in sicurezza, apprezzandone quotidianamente la bellezza».

Nello stesso intervento Marchesini richiama infine un altro tema che riguarda direttamente il territorio comunale: il permesso di ricerca mineraria in Val Vedello.

L’incontro informativo è in programma venerdì 9 ottobre alle 20.30, nel seminterrato della Palestra “R. Micheletti”. Durante la serata interverranno i consulenti del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino, chiamati ad approfondire il progetto e le sue possibili ricadute sul territorio.

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