Poggiridenti

A Poggiridenti l’antenna si farà: polemiche, ricorsi e costi, ma l’impianto resta dov’era

Dopo mesi di proteste e tentativi di mediazione, la società INWIT riprende i lavori nel sito originario di Cà Formolli.

Redazione VN – 30 Gennaio 2026 09:20

Poggiridenti, Centro Valtellina, Attualità

Poggiridenti
Credit photo Comune di Poggiridenti (Facebook)

POGGIRIDENTI – Alla fine l’antenna si farà. Nella posizione originaria di Cà Formolli, nonostante mesi di polemiche, assemblee pubbliche, proteste, incarichi legali e spese sostenute dal Comune. È questo l’esito della complessa vicenda che ha tenuto banco a Poggiridenti e che, secondo un gruppo di cittadini contrari all’opera, rappresenta un caso emblematico di gestione amministrativa inefficace, culminata in un nulla di fatto sul piano concreto.

Tutto prende avvio con la domanda presentata dalla società INWIT S.p.A. per installare un’antenna per telecomunicazioni alta circa 35 metri. Un’infrastruttura rilevante, destinata a incidere in modo evidente sul paesaggio e sulla percezione dei residenti della zona interessata.

Secondo quanto ricostruito dai cittadini critici verso l’operazione, nei primi passaggi il Comune non avrebbe esercitato nei tempi previsti la necessaria vigilanza procedurale: sarebbero trascorsi i 60 giorni senza che l’Ufficio tecnico esprimesse formalmente un parere o coinvolgesse l’amministrazione politica. Questo vuoto amministrativo avrebbe fatto scattare il meccanismo del silenzio-assenso, che in base alla normativa vigente equivale a un’autorizzazione automatica, rendendo di fatto legittimo l’intervento.

Solo in un secondo momento, quando l’intervento è diventato di dominio pubblico, si è accesa la protesta. Cittadini e comitati spontanei hanno chiesto chiarimenti, portando la questione al centro del dibattito locale. È stato convocato un Consiglio di paese, durante il quale – secondo quanto riferito dai contestatori – sarebbero emerse incertezze e versioni differenti su chi fosse stato informato e su quali uffici avessero seguito l’iter.

Nel frattempo è partita una raccolta firme, che avrebbe coinvolto centinaia di residenti contrari alla collocazione dell’antenna nel sito prescelto. La pressione popolare ha spinto l’amministrazione a tentare una strada alternativa.

Per cercare di bloccare o rivedere il procedimento, il Comune ha affidato un incarico legale a un avvocato, con l’obiettivo di verificare eventuali margini di intervento contro un iter che, però, appariva già consolidato dal punto di vista normativo.

Parallelamente sono state impegnate ulteriori risorse pubbliche per predisporre un atto di intestazione di un terreno messo a disposizione da un privato, da proporre come sito alternativo alla società di telecomunicazioni. Una strategia che puntava a spostare l’impianto in una zona ritenuta meno impattante.

Il tentativo, tuttavia, non ha avuto l’esito sperato: INWIT non ha accettato l’alternativa e, nelle ultime ore, sono riprese le operazioni di installazione proprio nell’area originaria.

Per il gruppo di residenti che ha promosso la protesta, il risultato finale è amaro e si traduce in una serie di punti fermi: nessuno spostamento dell’antenna; nessuna decisione politica ritenuta efficace; mancanza di controlli preventivi; spese pubbliche sostenute per consulenze legali, atti notarili e procedure amministrative poi rivelatesi inutili.

Una vicenda che, sostengono, non riguarda solo un’infrastruttura tecnologica, ma il modo stesso di amministrare una comunità. «Quando il controllo manca all’inizio e si cerca di rimediare dopo – osservano – il prezzo non è solo politico, ma anche economico, e finisce per ricadere interamente sui cittadini».

Con la ripresa dei lavori nel sito originario, a Poggiridenti l’antenna appare ormai destinata a diventare una realtà. Resta però una questione che continua ad animare il dibattito locale: chi si assume la responsabilità di una gestione giudicata approssimativa da una parte della popolazione?

È l’interrogativo che, a distanza di mesi dall’inizio della vicenda, accompagna l’epilogo di una storia fatta di tensioni, assemblee e tentativi di mediazione, ma conclusasi – almeno per ora – con la conferma del progetto iniziale.