«Ho avuto l’onore di spegnere la fiamma olimpica a casa», ha scritto l’atleta valtellinese il giorno dopo la cerimonia, raccontando la semplicità di un rientro notturno e la consapevolezza arrivata solo al risveglio: essere stata parte di un momento storico non solo sportivo, ma identitario per l’intero Paese.
Nelle parole della fuoriclasse dello short track emerge soprattutto il valore collettivo dell’esperienza olimpica: la candidatura, ricorda, rappresentava «orgoglio, unità e fiducia», mentre durante i Giochi la dimensione più forte non è stata una singola gara ma il senso di comunità nazionale.
Un’Italia capace di condividere emozioni, vittorie e delusioni, seguendo gli atleti giorno dopo giorno. «Abbiamo creduto e sognato insieme», sottolinea Fontana, indicando nei Giochi un antidoto alle divisioni del presente. Spegnere la fiamma, quindi, non come conclusione ma come testimonianza di ciò che un Paese può esprimere quando si riconosce unito.
Sul piano agonistico, Milano-Cortina 2026 ha confermato la statura leggendaria della campionessa valtellinese. Arianna Fontana ha conquistato l’argento nella staffetta femminile di short track insieme alle compagne azzurre, portando a 14 il totale delle sue medaglie olimpiche: un primato assoluto per lo sport italiano che supera quello storico dello schermidore Edoardo Mangiarotti.
Nelle gare individuali, la campionessa ha sfiorato il podio con un quarto posto combattuto fino all’ultimo, dimostrando ancora competitività ai massimi livelli nonostante una carriera già straordinaria. Risultati che, sommati alle precedenti edizioni olimpiche, consolidano il suo status di atleta simbolo dello short track mondiale.
Oltre alle medaglie, Milano-Cortina ha regalato a Fontana qualcosa di altrettanto significativo: gareggiare e vincere davanti al pubblico italiano, in un’Olimpiade di casa attesa per anni. Per la Valtellina, terra di sport invernali e di campioni, la sua presenza è stata ancora una volta motivo di orgoglio identitario.
L’immagine finale della campionessa che spegne il braciere riassume vent’anni di carriera e di successi, ma anche il legame profondo con il proprio Paese. «Spero che ricorderemo questi giorni – ha scritto – io li terrò nel cuore per sempre».
Con la fiamma che si spegne e il villaggio olimpico che si svuota, resta l’eredità sportiva e simbolica di un’edizione storica. E nel racconto di Milano-Cortina 2026, il nome di Arianna Fontana rimane inciso come quello della campionessa che più di ogni altra ha saputo rappresentare l’Italia sul ghiaccio del mondo.