SONDRIO – Portare connessioni veloci e affidabili anche nei territori montani e nelle zone dove realizzare infrastrutture terrestri tradizionali è più complesso e costoso. È questo l’obiettivo della sperimentazione sulla connettività satellitare avviata in Lombardia e che ha coinvolto direttamente anche la provincia di Sondrio, con test effettuati nel capoluogo e nei comuni di Torre di Santa Maria, Valdidentro e Val Masino. I risultati sono stati presentati a Milano nell’ambito del progetto promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale, da Regione Lombardia e da Aria, inserito nella Strategia nazionale per la Banda Ultra Larga.
Complessivamente la sperimentazione ha interessato 16 comuni distribuiti in nove province lombarde, con l’obiettivo di verificare sul campo un modello capace di combinare infrastrutture terrestri e collegamenti satellitari, particolarmente interessante proprio per le aree montane e periferiche.
La provincia di Sondrio è quella maggiormente rappresentata nella sperimentazione insieme ad alcune delle aree più complesse dal punto di vista orografico. I test hanno infatti interessato Sondrio, Torre di Santa Maria, Valdidentro e Val Masino, territori molto diversi tra loro ma accomunati, soprattutto nelle frazioni e nelle zone più alte, dalle difficoltà che possono accompagnare la posa delle infrastrutture tradizionali. La necessità di rafforzare la copertura digitale nelle aree montane non è del resto nuova: anche i precedenti programmi regionali per la banda ultralarga individuavano numerose località della provincia di Sondrio tra quelle interessate dagli interventi infrastrutturali.
La tecnologia sperimentata non sostituisce completamente la fibra. Il modello prevede che abitazioni, imprese ed edifici pubblici continuino a essere collegati localmente attraverso fibra, rame o connessioni wireless. Il satellite entra invece in gioco nel trasporto del traffico tra queste reti locali e la rete nazionale.
I dati vengono raccolti in punti territoriali e trasferiti attraverso il collegamento satellitare fino al nodo di aggregazione di Milano, da dove vengono poi instradati verso Internet. In questo modo la capacità satellitare può essere condivisa tra più utenti e utilizzata per servire non soltanto una singola abitazione, ma intere aree. Il progetto ha ricevuto 1,5 milioni di euro da Regione Lombardia ed è stato affidato al raggruppamento composto da Fastweb e Telespazio, con il supporto scientifico dell’Università di Pavia.
La sperimentazione è durata 60 giorni e ha coinvolto 10 punti di raccolta e 39 configurazioni di “borgo virtuale”, attraverso dispositivi capaci di simulare il traffico generato da una comunità connessa. Durante le prove sono stati simulati fino a 125 utenti contemporanei, impegnati in attività come navigazione web, streaming, videoconferenze, servizi cloud e telefonia via Internet. I test sono stati condotti anche in condizioni meteorologiche differenti, proprio per valutare la tenuta della rete in situazioni reali e sotto carichi più elevati.
I primi risultati sono considerati incoraggianti. Nelle configurazioni testate le velocità di download sono risultate comprese tra 216,4 e 515,8 Mbps, mentre quelle di upload hanno oscillato tra 33,7 e 91,9 Mbps. Le valutazioni sulla qualità del servizio si sono posizionate tra 4 e 5 su 5, corrispondenti a prestazioni giudicate adeguate o ottimali. In particolare, Sondrio figura tra le località nelle quali streaming e navigazione web hanno raggiunto il punteggio massimo nei test effettuati. Le prove con un utilizzo più intenso hanno invece mostrato l’importanza di dimensionare correttamente la capacità condivisa, soprattutto quando aumenta il traffico in upload.
Nel presentare i risultati, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessio Butti ha ribadito che la fibra resta l’infrastruttura principale sulla quale costruire la connettività nazionale, mentre il satellite può diventare uno strumento complementare nei luoghi più difficili da servire. «La fibra resta la spina dorsale delle nostre infrastrutture digitali, ma il satellite può completarla dove le distanze, la conformazione del territorio e i costi rendono più difficile realizzare i collegamenti terrestri», ha spiegato Butti, parlando di risultati «molto incoraggianti».
Il passo successivo sarà il confronto con gli operatori del settore per verificare le condizioni tecniche ed economiche necessarie a trasformare la sperimentazione lombarda in un modello replicabile. L’obiettivo è utilizzare questa soluzione soprattutto per aree montane, piccoli comuni e territori isolati, dove il divario digitale continua a rappresentare un limite per cittadini, imprese e servizi pubblici.
Per la provincia di Sondrio, dunque, il progetto assume un significato particolare: proprio la conformazione del territorio rende più evidente la necessità di affiancare alle reti tradizionali strumenti capaci di raggiungere anche le zone meno accessibili, riducendo le distanze digitali tra fondovalle, paesi e frazioni di montagna.