Sondrio

Frontalieri, i sindacati: “Applicare il decreto Omnibus e stop alla tassa sulla salute”

CGIL, CISL, UIL e sigle svizzere chiedono il rispetto delle norme italiane e la convocazione urgente del tavolo interministeriale istituito nel 2025.

Nel documento le sigle sindacali chiedono a Governo italiano e Regione Lombardia di intervenire affinché vengano rispettate le leggi italiane..

Redazione VN – 15 Marzo 2026 07:52

Sondrio, Centro Valtellina, Economia

SONDRIO – Le organizzazioni sindacali dei lavoratori frontalieri tornano a sollecitare interventi urgenti su tre fronti: il ritiro della cosiddetta “tassa sulla salute”, l’applicazione del decreto Omnibus (secondo i sindacati il Canton Ticino sta applicando le tasse ai lavoratori italiani senza considerare una norma italiana del 2024 che permetterebbe una tassazione ridotta) e la tutela del sistema dei ristorni fiscali (che redistribuisce parte delle tasse pagate in Svizzera ai Comuni italiani di confine). La richiesta arriva alla luce delle numerose segnalazioni giunte dai lavoratori che operano in Svizzera, in particolare nel Canton Ticino.

Secondo quanto riferiscono i sindacati, l’autorità dell’imposta alla fonte ticinese starebbe applicando una tassazione sui redditi da lavoro dei lavoratori transcantonali – residenti in una provincia italiana ma occupati in un Cantone svizzero non confinante – senza tenere conto di quanto previsto dall’articolo 6 del Decreto Legge n. 113 del 9 agosto 2024, il cosiddetto “Decreto Omnibus”, convertito poi nella Legge n. 143 del 7 ottobre 2024. La norma consente, a determinate condizioni e solo per alcune categorie di frontalieri dipendenti in Svizzera, di optare per un’imposta sostitutiva pari al 25% delle imposte applicate in Svizzera sugli stessi redditi, in luogo dell’Irpef e delle relative addizionali regionali e comunali.

L’autorità ticinese, spiegano le organizzazioni sindacali, interpreterebbe invece questa aliquota opzionale come una tassazione speciale collocata al di fuori delle intese transnazionali, applicando quindi il 100% della tassazione alla fonte. Una lettura che, secondo i sindacati, rischia di produrre effetti penalizzanti per i lavoratori interessati. Da qui la richiesta rivolta al Governo italiano e alla Regione Lombardia affinché intervengano per garantire il rispetto delle norme previste dall’ordinamento italiano.

La questione si inserisce nel quadro dell’intesa raggiunta nel luglio 2024 tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL dei frontalieri. L’accordo mirava a risolvere il problema dei cosiddetti “vecchi frontalieri”, emerso dopo una diversa interpretazione da parte dei Cantoni del trattato internazionale sul confine – riferito al Cantone anziché allo Stato – utile a determinare la fascia di vantaggio fiscale per i lavoratori residenti in Italia. L’obiettivo dell’intesa era quello di garantire una tassazione sostanzialmente analoga a quella precedente al nuovo trattato internazionale, pur attraverso un sistema di prelievo concorrente e non più esclusivo in Svizzera.

Parallelamente, nelle stesse giornate è tornato al centro del dibattito anche il tema della “tassa sulla salute”. La questione è riemersa dopo alcune prese di posizione politiche sui due lati del confine. I sindacati ricordano come il Piemonte abbia confermato la rinuncia alla sua applicazione e come dichiarazioni provenienti da esponenti della politica ticinese, compresi membri del Gran Consiglio, insieme al silenzio delle Regioni autonome, sembrino indicare un sostanziale disinteresse verso l’introduzione del tributo. Non manca, secondo le organizzazioni sindacali, una valutazione condivisa sul rischio che la misura possa configurare una doppia imposizione in violazione del trattato internazionale.

A complicare il quadro, aggiungono i rappresentanti dei lavoratori, vi sarebbero anche le dichiarazioni contrastanti provenienti da esponenti della stessa Regione Lombardia. Un segnale, secondo i sindacati, dello stallo che caratterizza il provvedimento, rimasto di fatto inapplicato a due anni dalla sua approvazione. Le organizzazioni ribadiscono quindi la richiesta di abbandonare definitivamente la tassa sulla salute, pur confermando il ricorso alla Corte Costituzionale nel caso in cui il provvedimento dovesse essere effettivamente applicato.

Nel dibattito è tornato inoltre il tema dei ristorni fiscali, con riferimento alla loro destinazione e alla possibile revisione dell’attuale meccanismo attraverso atti unilaterali. I sindacati ricordano che il modello dei ristorni è destinato a concludersi nel 2033 in base alle previsioni dell’ultimo trattato tra Italia e Svizzera siglato nel 2020. Per questo respingono qualsiasi tentativo di modifica dell’attuale normativa, ritenuta essenziale per garantire la stabilità finanziaria dei Comuni di frontiera, e confidano nel ripristino di corrette relazioni internazionali affinché vengano pienamente rispettate le disposizioni sul lavoro frontaliero previste dalla legge 83/23.

Le organizzazioni sindacali sottolineano infine come i diversi problemi interpretativi emersi dopo l’entrata in vigore del trattato internazionale, recepito proprio dalla legge 83/23, possano trovare soluzione nelle sedi previste dagli accordi bilaterali: dalla commissione di conciliazione alle procedure amichevoli, fino al tavolo interministeriale istituito nel febbraio 2025. Un tavolo che, evidenziano, non è più stato convocato dopo la prima seduta e per il quale viene ora richiesta una convocazione urgente.

Il documento è stato sottoscritto da CSIR Ticino, Lombardia e Piemonte e da CSIR Sondrio Grigioni, insieme alle organizzazioni CGIL, CISL, UIL, UNIA, OCST, VPOD, SYNA e SYNDICOM, con sedi indicate a Milano, Verbania, Sondrio, Bellinzona, Coira e Briga.