Sondrio

Ingegneri di Sondrio: la sfida del futuro passa da IA, sicurezza e sostenibilità

Il nuovo Consiglio provinciale al 70° Congresso nazionale di Trieste dedicato a “Nuove frontiere, nuove responsabilità”.

Il presidente Luca Gadola: «L’ingegnere non può più limitarsi alla sola parte tecnica. Intelligenza artificiale e nuove tecnologie pongono interrogativi anche etici e sociali».

Federica Lassi – 1 Ottobre 2026 12:39

Sondrio, Attualità

SONDRIO – Intelligenza artificiale, rigenerazione urbana, riqualificazione energetica, sicurezza del territorio e transizione digitale. Sono alcune delle sfide che stanno ridisegnando la professione dell’ingegnere e che sono state al centro del 70° Congresso Nazionale degli Ingegneri, svoltosi dal 23 al 25 settembre a Trieste.

Per il rinnovato Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Sondrio si è trattato della prima uscita ufficiale. A rappresentarlo sono stati il presidente Luca Gadola, il segretario Stefano Mandelli e il consigliere Claudio Zubiani. Il congresso, dedicato quest’anno al tema “Nuove frontiere, nuove responsabilità”, ha offerto un ampio confronto sulle trasformazioni in corso e sul ruolo che l’ingegneria è chiamata a svolgere in una società sempre più segnata dall’innovazione tecnologica.

Al centro, una domanda che va ben oltre l’aspetto strettamente tecnico: come utilizzare tecnologia e innovazione per costruire un modello di sviluppo più sicuro, sostenibile e orientato al benessere sociale? Un’impostazione che trova un forte punto di contatto con il programma del nuovo Consiglio sondriese, ispirato al binomio “Ingegneria e umanesimo”.

«Siamo a un bivio epocale per quanto riguarda la professione dell’ingegnere che, come abbiamo sottolineato anche nelle nostre linee programmatiche, non può più soltanto limitarsi alla parte strettamente specialistica o tecnica – sottolinea il presidente Gadola –. Non è un caso che tra gli interventi più seguiti a Trieste ci siano stati la lectio magistralis del teologo Vito Mancuso, “Umani, ancora. Libertà e responsabilità nell’epoca IA”, e quella del fisico Federico Faggin, dedicata al confronto tra intelligenza umana e artificiale».

Proprio l’Intelligenza Artificiale è stata uno dei temi centrali del congresso. L’adozione sempre più diffusa di questi sistemi apre infatti scenari nuovi non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sotto il profilo normativo, etico e della responsabilità professionale.

«L’adozione su larga scala dei sistemi di IA pone interrogativi profondi sul piano tecnico, regolatorio ed etico – prosegue Gadola – che chiamano in causa il ruolo dell’ingegnere come garante della qualità e dell’affidabilità dei sistemi». Grande attenzione è stata riservata anche alla governance dell’IA, soprattutto nei settori in cui le tecnologie possono avere ricadute dirette sulla sicurezza delle persone e delle infrastrutture. Da qui la necessità di definire limiti, regole e responsabilità chiare, senza però rinunciare alle opportunità offerte dall’innovazione.

Il congresso ha affrontato anche il tema della condizione economica e occupazionale del comparto. Il settore dell’ingegneria continua a mantenere livelli di attività superiori a quelli precedenti alla pandemia e, dopo una fase di forte crescita, sta entrando in una fase di maggiore stabilizzazione.

Resta inoltre elevata la domanda di professionalità tecniche, spesso difficili da reperire, considerate strategiche per accompagnare il processo di trasformazione digitale e tecnologica del Paese. Un ulteriore capitolo ha riguardato il futuro degli Ordini professionali, anche alla luce dei decreti attuativi attesi dopo la nuova legge sulle professioni approvata a luglio.

«Il Congresso ha posto l’accento sulla necessità di modernizzare il sistema ordinistico e valorizzare le competenze specialistiche degli ingegneri – conclude Gadola –. In un contesto nel quale IA e nuove tecnologie stanno rapidamente trasformando il lavoro, la responsabilità professionale e la qualità delle competenze assumono un ruolo sempre più centrale».

Per l’Ordine degli Ingegneri di Sondrio, dunque, la sfida dei prossimi anni sarà tenere insieme innovazione e responsabilità, tecnica e visione, competenze specialistiche e attenzione alle conseguenze sociali delle scelte progettuali. Una linea che il nuovo Consiglio intende portare avanti proprio partendo dal confronto avviato a Trieste.

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