Sondrio

Milano Cortina 2026: 36 mila posti di lavoro, 100 mila candidature e oltre 750 profili analizzati

La ricerca di Randstad Research racconta l’impatto occupazionale e formativo dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali.

Non solo turismo e infrastrutture: i Giochi lasciano in eredità lavoro e competenze per il futuro.

Redazione VN – 20 Gennaio 2026 10:45

Sondrio, Centro Valtellina, Attualità

Olimpiadi Cerchi

SONDRIO – I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026 non saranno soltanto un grande evento sportivo, ma un volano economico e occupazionale destinato a lasciare un segno profondo nei territori coinvolti e nel mercato del lavoro italiano. Secondo le stime elaborate dall’Università Bocconi e dall’Università Ca’ Foscari Venezia, l’appuntamento olimpico porterà alla creazione di circa 36.000 posti di lavoro complessivi, includendo anche l’indotto nei settori dell’edilizia, dell’organizzazione e del turismo, con una concentrazione significativa in Lombardia e nell’area delle Dolomiti.

Ma la vera eredità dei Giochi, come emerge da un recente studio, non si misura solo in numeri o infrastrutture. A fare la differenza sarà il patrimonio di competenze che resterà alle persone coinvolte. È questo il cuore della ricerca “Oltre il Traguardo: la Legacy di Competenze di Milano Cortina 2026”, realizzata da Randstad Italia, HR Partner dei Giochi, attraverso il centro di ricerca Randstad Research.

Lo studio ha analizzato oltre 750 annunci di lavoro pubblicati da Fondazione Milano Cortina 2026 tra il 2023 e l’autunno del 2025, ricostruendo profili professionali, competenze richieste e livelli di attrattività delle posizioni aperte. I dati raccontano un forte interesse: complessivamente, sono state circa 100.000 le candidature ricevute per lavorare all’organizzazione dei Giochi, con una media di 128 candidature per ogni offerta pubblicata. Il settore più ambito è risultato quello dei servizi di educazione, formazione e lavoro, con una media di 390 candidature per posizione, mentre il comparto con il maggior numero di annunci è quello di trasporti e logistica, che concentra circa un terzo delle offerte.

Secondo il professor Emilio Colombo, coordinatore del Comitato scientifico di Randstad Research, l’esperienza olimpica rappresenta un caso quasi unico nel panorama lavorativo contemporaneo. In un periodo in cui l’intelligenza artificiale viene spesso percepita come un fattore di riduzione dell’apprendimento sul campo, i Giochi offrono invece “un’intensa esperienza di apprendimento pratico, con un impatto forte e duraturo sul bagaglio di competenze dei lavoratori”. Un’accelerazione che, in contesti ordinari, richiederebbe anni, ma che in questo caso si concentra in un arco di tempo relativamente breve, con effetti positivi destinati a propagarsi su imprese e territori.

La ricerca chiarisce anche cosa si intenda davvero per legacy. Accanto agli investimenti materiali, esiste una legacy “umana” che riguarda lavoratori e volontari coinvolti nell’organizzazione. Pur trattandosi spesso di occupazione a tempo determinato, l’esperienza maturata in un evento di questa portata costituisce un capitale professionale difficilmente replicabile altrove. Le competenze sviluppate spaziano dalle capacità comunicative – con una forte enfasi sull’inglese e sull’uso degli strumenti digitali – alle soft skill indispensabili per operare in contesti multidisciplinari, multiculturali e multilinguistici.

In particolare, la partecipazione ai Giochi viene individuata come un vero acceleratore di competenze trasversali: problem solving in situazioni complesse e sotto pressione, lavoro di squadra, gestione dello stress, capacità di rispettare scadenze ravvicinate e di coordinare più attività contemporaneamente. Un profilo “ibrido”, sempre più richiesto in un mercato del lavoro dinamico e collaborativo.

Dal punto di vista dei settori, i servizi legati a educazione, formazione e lavoro risultano i più attrattivi, seguiti da attività ricreative e sportive, cultura e spettacolo, turismo e logistica. Se si guarda invece alla tipologia di ruoli, circa il 67% degli annunci riguarda posizioni amministrative, il 24,9% ruoli manageriali e il 7,9% apprendistati o tirocini, un dato legato al fatto che, fino al 2025, la ricerca si è concentrata soprattutto su figure organizzative di medio-alto livello.

Per Diana Bianchedi, Chief Strategy, Planning & Legacy Officer di Fondazione Milano Cortina 2026, questa dimensione rappresenta uno dei pilastri dell’intero progetto olimpico: la possibilità di lasciare al Paese “un patrimonio duraturo di esperienza, capacità e lavoro di squadra”, capace di generare valore ben oltre il 2026 e di rafforzare il ruolo dell’Italia come punto di riferimento internazionale nell’organizzazione di grandi eventi sportivi.

In questo senso, Milano Cortina 2026 si conferma non solo come un appuntamento sportivo globale, ma come un laboratorio di competenze e professionalità, destinato a incidere in profondità sul futuro del lavoro e sulla competitività dei territori coinvolti.