SONDRIO – A pochi giorni dal grande debutto, la Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 si prepara a entrare nella storia come una delle più ambiziose e spettacolari mai realizzate. L’appuntamento è fissato per il 6 febbraio allo Stadio San Siro, che per una notte si trasformerà in un palcoscenico planetario, ma per la prima volta l’evento assumerà una dimensione “diffusa”, articolandosi in più luoghi simbolo del territorio olimpico.
Un progetto corale, che coinvolge migliaia di professionisti e volontari, unisce arte, tecnologia e visione organizzativa in uno spettacolo pensato per raccontare al mondo l’identità contemporanea dell’Italia e lo spirito dei Giochi.
A impreziosire la serata sarà un parterre di artisti di assoluto rilievo internazionale. Sul palco sono attesi nomi capaci di attraversare generazioni e confini culturali: Mariah Carey, Andrea Bocelli, Laura Pausini, Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore, Matilde De Angelis, Ghali, Cecilia Bartoli, Lang Lang e molti altri.
Un ensemble che spazia dalla lirica al pop, dal cinema alla musica classica, e che promette di costruire uno spettacolo multiforme, in grado di fondere linguaggi diversi e raccontare i valori olimpici attraverso emozione e creatività.
I numeri restituiscono la scala monumentale dell’evento. Saranno oltre 1.300 i membri del cast impegnati direttamente nello show, tra professionisti e volontari provenienti da più di 27 Paesi, affiancati da circa 950 operatori tra staff tecnico e forza lavoro dei fornitori attivi tra San Siro e i vari hub operativi.
Una comunità internazionale temporanea che, dietro le quinte, lavora da mesi per garantire la perfetta riuscita della serata inaugurale, in una complessa rete di coordinamento che coinvolge Milano, Cortina, Livigno, Predazzo e l’Arco della Pace.
La componente sonora rappresenta uno degli assi portanti della Cerimonia. Oltre 500 musicisti hanno contribuito alla composizione delle colonne sonore originali che accompagneranno i momenti salienti dello spettacolo, mentre la preparazione ha richiesto più di 700 ore di prove distribuite in diverse località del territorio olimpico.
Un lavoro meticoloso, fatto di sincronizzazioni millimetriche, coreografie, effetti scenici e sequenze narrative pensate per dialogare con l’architettura monumentale di San Siro e con i collegamenti a distanza con le altre sedi coinvolte.
Imponente anche lo sforzo creativo dedicato all’estetica dello spettacolo. Sono stati ideati 182 design originali, realizzati oltre 1.400 costumi, prodotti 1.500 paia di scarpe e utilizzati circa 7.500 metri di tessuto.
A lavorare su trucco e acconciature saranno 110 make-up artist e 70 hair stylist, affiancati da una squadra che gestisce più di 1.000 elementi di scena. Ogni dettaglio è stato studiato per fondere tradizione e contemporaneità, artigianato e innovazione tecnologica, in una narrazione visiva pensata per il pubblico globale.
Tra gli elementi più iconici della Cerimonia spiccano i due Bracieri Olimpici, che per la prima volta nella storia dei Giochi si accenderanno e spegneranno simultaneamente a Milano e Cortina.
Strutture di altissima complessità tecnologica, sono composte complessivamente da 4,5 tonnellate di metallo, 1.440 componenti di connessione e 1.000 metri di LED dinamici, progettati per creare un effetto scenografico inedito e altamente simbolico: un ponte luminoso tra città e montagne, tra metropoli e territori alpini.
L’insieme di questi numeri racconta molto più di una produzione spettacolare: descrive un evento pensato per unire spettacolo, innovazione e partecipazione collettiva, aprendo ufficialmente i Giochi con un messaggio di inclusione e collaborazione internazionale.
La Cerimonia di Apertura di Milano Cortina 2026 si candida così a scrivere una pagina memorabile della storia olimpica, offrendo al pubblico mondiale l’immagine di un Paese capace di coniugare creatività artistica, eccellenza tecnica e capacità organizzativa su scala globale. Una notte che, a pochi giorni dal via dei Giochi, promette già di rimanere impressa nella memoria collettiva.