La Chara squamosa appartiene al gruppo delle carofite, alghe che vivono in piccoli bacini oligotrofici, cioè caratterizzati da acque povere di nutrienti e quindi particolarmente pulite. Proprio per questa ragione la specie è considerata un indicatore biologico di altissima qualità ecologica: la sua presenza segnala ambienti acquatici integri e poco alterati dalle attività umane.
Il rinvenimento consente di confermare in Val di Fraele la presenza dell’habitat di interesse comunitario 3140, oggi sempre più raro in ambito alpino. Si tratta di ambienti umidi di grande valore naturalistico, la cui sopravvivenza è spesso messa a rischio dall’aumento della trofia delle acque, cioè dall’arricchimento di nutrienti che favorisce specie più competitive e porta alla scomparsa di quelle specializzate.
Un esempio emblematico è quello del Lago di Alpisella, dove si trovava il precedente sito noto per questa specie, oggi scomparso proprio a causa del peggioramento delle condizioni ambientali. La nuova stazione individuata in Val di Fraele assume dunque un valore ancora più significativo, rappresentando una sorta di rifugio per comunità vegetali relitte.
Il contesto in cui cresce la Chara squamosa è infatti descritto dagli studiosi come eccezionalmente ricco dal punto di vista botanico, con la presenza di specie rare e poco diffuse come Carex microglochin e Carex simpliciuscula, piante tipiche di ambienti freddi e umidi d’alta quota, considerate vere e proprie reliquie glaciali.
La scoperta è avvenuta nell’ambito del progetto DigitAP, coordinato da ISPRA e realizzato in collaborazione con il Parco, con l’obiettivo di censire, digitalizzare e valorizzare il patrimonio naturale delle aree protette. Un lavoro che unisce ricerca scientifica, monitoraggio ambientale e tutela della biodiversità, e che in questo caso ha portato a un risultato di portata nazionale.
La pubblicazione su Italian Botanist fornisce ora alla comunità scientifica dati fondamentali per comprendere la distribuzione della specie e per impostare future strategie di conservazione, in un momento storico in cui gli ecosistemi alpini risultano particolarmente vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici e alle pressioni antropiche.
La Val di Fraele si conferma così non solo uno scrigno paesaggistico, ma anche un laboratorio naturale di straordinaria importanza, capace di restituire scoperte che rafforzano il ruolo delle Alpi centrali nella tutela della biodiversità europea.