Valdidentro

Valdidentro, la storica Caserma di Forcola cerca un futuro: il Demanio la mette in concessione fino a 50 anni

Pubblicato il bando per il recupero e la valorizzazione dell’ex presidio militare alla Bocchetta di Forcola, costruito agli inizi del Novecento per la difesa dell’alta Valle del Braulio.

Spazio a progetti turistici, culturali, sociali e legati alla mobilità dolce, nel rispetto del valore storico e paesaggistico del luogo. Offerte entro l’11 dicembre.

Federica Lassi – 17 Agosto 2026 15:36

Valdidentro, Alta Valtellina, Attualità

Credit photo Comune di Valdidentro (sito)

VALDIDENTRO – Dopo oltre un secolo segnato prima dalla presenza militare e poi da un lunghissimo abbandono, per la Caserma di Forcola potrebbe aprirsi un nuovo capitolo. L’Agenzia del Demanio ha pubblicato il bando per la concessione di valorizzazione dell’“Ex Casermetta Forcola del Braulio”, conosciuta anche come Caserma alla Bocchetta di Forcola, immobile di proprietà dello Stato situato nel territorio di Valdidentro.

L’obiettivo è trovare un soggetto disposto a farsi carico del recupero, del riuso e della successiva gestione di un edificio che conserva una parte importante della memoria militare dell’alta Valtellina. Il Demanio apre alla possibilità di sviluppare attività turistiche, culturali e sociali, eventi, iniziative legate alla tutela ambientale, alla conoscenza del territorio e alla mobilità dolce.

La concessione potrà avere una durata compresa tra 6 e 50 anni. Non è prevista una vera e propria base d’asta, ma un canone minimo ricognitorio che per il 2026 è fissato in 252,46 euro annui. Le offerte dovranno arrivare entro le ore 12 dell’11 dicembre 2026.

Un presidio militare nato alla vigilia della Grande Guerra

La storia della costruzione porta indietro ai primi anni del Novecento. L’origine del ricovero viene fatta risalire al 1908, quando nei piani difensivi italiani maturò la necessità di disporre nell’alta Valle di Forcola di una struttura capace di ospitare stabilmente una compagnia di soldati.

La posizione non era casuale. La caserma doveva contribuire alla difesa dell’alta Valle del Braulio e al controllo di possibili infiltrazioni provenienti dalla Val Monastero. Il fabbricato, massiccio e realizzato in pietra e cemento, venne collocato in una zona naturalmente protetta dalla barriera rocciosa che dalla Bocchetta di Forcola sale verso la Punta di Rims, così da risultare meno esposto al tiro delle artiglierie avversarie.

Durante la Prima guerra mondiale il presidio divenne un punto di riferimento per le truppe operative nella zona. Attorno alla caserma vennero costruiti ulteriori ricoveri destinati a uomini e animali, mentre i collegamenti con il fondovalle erano garantiti dalla viabilità militare della Val Forcola e soprattutto da una teleferica che partiva dalla I Cantoniera, a quota 1.716 metri.

Ancora oggi il territorio circostante conserva numerose testimonianze di quella presenza: trincee, postazioni per mitragliatrici, osservatori e altri manufatti si incontrano lungo la dorsale verso la Punta di Rims e sulla cresta che separa la Valle del Braulio dalla Valle della Forcola e di Fraele.

Su queste posizioni, nel corso del conflitto, si alternarono diversi reparti dell’Esercito italiano, tra cui gli alpini dei battaglioni Tirano, Aosta, Intra, Dronero e Val Cenischia, oltre ai fanti delle Brigate Marche e Bologna, artiglieri, mitraglieri e specialisti del Genio.

Il progetto dovrà raccontare anche la storia del luogo

Proprio il valore storico del complesso avrà un peso rilevante nella scelta della proposta vincitrice. Il bando stabilisce infatti che gli eventuali nuovi usi dovranno essere compatibili con il carattere storico e paesaggistico dell’immobile, senza comprometterne l’autenticità e integrandosi con il territorio circostante.

Il Demanio chiede espressamente di salvaguardare i caratteri storici e ambientali del sito e di favorire la fruizione pubblica, valorizzando non soltanto la caserma ma l’intero sistema difensivo di cui faceva parte, comprese le antiche vie di comunicazione e i punti di osservazione sulle linee del fronte.

La proposta dovrà inoltre produrre un ritorno per il territorio, attraverso attività capaci di rafforzare l’attrattività della zona, l’occupazione e i servizi, con particolare attenzione al turismo, alla cultura, all’ambiente e alla mobilità dolce.

Recupero e sostenibilità peseranno più dell’offerta economica

La gara assegna infatti 80 punti su 100 agli aspetti qualitativi: 35 punti per l’ipotesi di recupero e riuso, 25 per il ritorno sul territorio e 20 per sostenibilità ambientale ed efficienza energetica. Soltanto 20 punti complessivi riguarderanno invece canone e durata della concessione.

Particolare attenzione sarà riservata alle soluzioni a basso impatto ambientale, all’efficienza energetica, all’utilizzo di materiali sostenibili, alla mobilità dolce e alla tutela della biodiversità, tenendo conto della collocazione della struttura nel delicato contesto della Valdidentro e del Parco dello Stelvio.

Chi volesse effettuare un sopralluogo dovrà prenotarlo entro il 10 settembre, mentre le visite potranno essere svolte fino al 18 settembre. La procedura è aperta, tra gli altri, a persone fisiche, imprese, società, cooperative, associazioni, fondazioni e consorzi.

Una prospettiva nuova, dunque, per una costruzione che per più di cent’anni è rimasta sospesa tra memoria militare e abbandono: l’intento è ora restituirla alla fruizione pubblica senza cancellarne la storia, trasformando uno dei presidi della Frontiera alpina in una possibile risorsa culturale e turistica per l’alta Valtellina.

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