Chiavenna

Autovelox in Valchiavenna, chiesta chiarezza: “Troppi dubbi sulla regolarità”

Nel mirino i dispositivi di Chiavenna e Verceia: tra ricorsi accolti e verifiche mancanti cresce il caso.

L’associazione Migliore Tutela solleva interrogativi su omologazione, trasparenza e legittimità.

Redazione VN – 20 Marzo 2026 08:23

Chiavenna, Verceia, Valchiavenna, Attualità

autovelox
(foto archivio)

CHIAVENNA/VERCEIA – Tornano al centro del dibattito i dispositivi elettronici di rilevamento della velocità presenti in Valchiavenna. A sollevare nuove perplessità è l’associazione Migliore Tutela, che attraverso il referente provinciale Franco Esposito chiede maggiore chiarezza sulla regolarità degli impianti installati tra Chiavenna e Verceia.

“Le recenti notizie relative agli autovelox di Via Volta a Chiavenna e di Via Nazionale a Verceia hanno generato ulteriori dubbi – sottolinea Esposito – soprattutto perché diffuse dalle stesse amministrazioni, senza però fornire chiarimenti esaustivi”.

Uno degli elementi che alimentano il dibattito riguarda le dichiarazioni emerse durante un recente Consiglio comunale, secondo cui incidenti e introiti da sanzioni sarebbero diminuiti sensibilmente. Secondo l’associazione, questo dato dovrebbe portare a una riflessione: “Se il tasso di incidentalità è calato – evidenzia Esposito – viene meno il presupposto per l’installazione dell’autovelox, come previsto anche dal decreto Salvini del 2024”.

Al centro delle contestazioni c’è soprattutto il tema dell’omologazione, considerata requisito fondamentale per la validità dei dispositivi. “Si parla genericamente di verifiche ministeriali – prosegue l’associazione – ma l’unico elemento determinante è l’esistenza di un decreto di omologazione del Ministero, che però non risulta pubblicato”.

Da qui la richiesta di maggiore trasparenza, in linea con la normativa vigente: gli enti pubblici, ricorda l’associazione, sono tenuti a pubblicare la documentazione ai sensi della legge 33/2013.

Per quanto riguarda Chiavenna, l’associazione sottolinea come l’inserimento dell’autovelox nel censimento ministeriale non rappresenti una certificazione di regolarità. Inoltre, viene evidenziato come il Comune non si presenti in alcune udienze davanti al Giudice di Pace, nei casi in cui gli automobilisti presentano ricorso contro le sanzioni.

Particolarmente significativo è il caso di Verceia, dove il Tribunale di Sondrio ha accolto il ricorso di un cittadino con la sentenza n. 36/2026, condannando il Comune al pagamento di circa 700 euro. Una decisione che, secondo l’associazione, potrebbe aprire la strada ad altri contenziosi, con possibili ricadute anche sul piano del danno erariale.

Nonostante le criticità emerse, l’Amministrazione comunale avrebbe annunciato l’intenzione di riattivare gli impianti di rilevazione, scelta che ha ulteriormente acceso il confronto.

L’associazione richiama infine alcuni aspetti tecnico-normativi, tra cui la necessità di un Piano Urbano del Traffico (Put) e le condizioni previste dalla legge 168/2002, che in alcuni tratti stradali non consentirebbero la contestazione differita delle infrazioni. Un quadro che, secondo Migliore Tutela, richiede un approfondimento urgente per garantire legalità, trasparenza e tutela dei cittadini, evitando che strumenti nati per aumentare la sicurezza diventino oggetto di contenziosi e polemiche.