BORMIO – Settant’anni di osservazioni, dati, prevenzione e lavoro sul campo per conoscere meglio la montagna e renderla più sicura. Il Centro Regionale Neve e Valanghe di Arpa Lombardia celebra a Bormio il suo 70° anniversario con il workshop “La montagna che cambia”, una due giorni dedicata alle trasformazioni dell’ambiente alpino e alle sfide legate alla sicurezza, alla sostenibilità e all’adattamento climatico.
A Bormio si sono ritrovati il prefetto di Sondrio Anna Pavone, rappresentanti di Regione Lombardia, amministratori locali, vertici e tecnici di Arpa. Ad aprire i lavori sono stati proprio i saluti del prefetto, che ha augurato buon lavoro all’Agenzia. Il filo conduttore dell’incontro è chiaro: osservare la montagna oggi significa non fermarsi più soltanto al rischio valanghe, ma leggere insieme neve, acqua, ghiacciai, clima e sicurezza dei territori.
A sottolinearlo è stato l’assessore regionale agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo della risorsa idrica Massimo Sertori. «La neve non può essere considerata soltanto in relazione alla sicurezza in montagna. È anche una riserva idrica fondamentale per i territori e per gli equilibri ambientali che li caratterizzano», ha ricordato.
Monitorare il manto nevoso, secondo Sertori, significa infatti raccogliere informazioni preziose anche per i mesi successivi. «Misurarne lo spessore e valutarne il contenuto d’acqua significa comprendere quanta acqua sarà disponibile nei mesi successivi». Un dato che acquista sempre maggiore importanza in uno scenario segnato dai cambiamenti climatici. «Questa conoscenza assume un valore strategico per il futuro: per la gestione dell’acqua, per l’agricoltura, per la produzione idroelettrica e per la capacità dei territori di affrontare periodi di siccità e di maggiore incertezza climatica».
Il Centro Regionale Neve e Valanghe nasce a Bormio nel 1956, dopo una serie di eventi valanghivi particolarmente gravi verificatisi nel territorio di Livigno.
All’epoca si chiamava Centro di Osservazione Neve e Valanghe ed era gestito dall’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Sondrio. Negli anni la struttura è cresciuta, diventando sede della “5ª zona del CAI” e passando poi sotto Regione Lombardia all’inizio degli anni Ottanta.
Nel 1986 viene istituito il “Nucleo Valanghe”, successivamente denominato Centro Nivometeorologico. Dal 1° gennaio 2003 la struttura viene trasferita ad Arpa Lombardia, insieme al personale e alle risorse tecniche.
Oggi il Centro fa parte della direzione tecnica Monitoraggi e Prevenzione del Rischio Naturale di Arpa Lombardia ed è diventato un riferimento per il monitoraggio della neve, la valutazione del pericolo valanghe e più in generale per lo studio dell’ambiente montano.
«A partire dalla storia e dall’attività del Centro Regionale Neve e Valanghe questo workshop mette in luce i punti di eccellenza di una struttura che in settant’anni è diventata il punto di riferimento per tutti gli attori protagonisti della montagna», ha evidenziato la presidente di Arpa Lombardia Lucia Lo Palo. «Un grazie ai tecnici che ogni giorno con passione studiano il manto nevoso, i ghiacciai, perché questo significa avere a cuore il futuro».
A fotografare oggi la dimensione del lavoro svolto dal Centro è stato il direttore generale di Arpa Lombardia Fabio Cambielli. «L’attività del Centro interessa l’intero territorio montuoso lombardo, che si estende per 9.291 chilometri quadrati ed è suddiviso in dodici zone omogenee», ha spiegato.
La rete di monitoraggio comprende 47 stazioni nivometeorologiche automatiche e 27 stazioni manuali. A queste si aggiunge il lavoro diretto dei tecnici nivologi, che ogni anno effettuano mediamente circa 130 rilievi itineranti per valutare la stabilità del manto nevoso. Una rete che non coinvolge soltanto Arpa. Alla raccolta e condivisione dei dati collaborano infatti anche Guide Alpine della Lombardia, Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, personale tecnico di Enel e diversi comprensori sciistici.
Tra le attività più conosciute c’è il Bollettino di Pericolo Valanghe, emesso quotidianamente dal 1° dicembre al 30 aprile. «Uno dei principali risultati dell’attività del Centro è proprio la valutazione del pericolo valanghe», ha spiegato Orietta Cazzuli, alla guida della direzione tecnica Monitoraggi e Prevenzione del Rischio Naturale di Arpa Lombardia.
Al bollettino destinato alla fruizione della montagna si affianca quello di Vigilanza Valanghe, utilizzato nell’ambito della Protezione Civile e funzionale alla predisposizione delle allerte regionali. «La prevenzione passa innanzitutto dalla conoscenza: informazioni tempestive e affidabili sono fondamentali per una fruizione più sicura dell’ambiente montano», ha sottolineato Cazzuli.
Il Centro partecipa inoltre al Comitato di Indirizzo e Monitoraggio che coordina i Nuclei Tecnici Operativi Valanghe, contribuendo alla sorveglianza di 281 siti valanghivi che interferiscono con infrastrutture e centri abitati. La cartografia regionale conta invece 9.192 siti valanghivi censiti, con dati aggiornati annualmente e pubblicati sul Geoportale di Regione Lombardia.
L’attività del Centro prosegue anche quando la stagione delle valanghe si conclude. In primavera e in estate vengono effettuate campagne di misura dello SWE, Snow Water Equivalent, per quantificare l’acqua immagazzinata nella neve.
Allo stesso tempo vengono monitorati diversi ghiacciai lombardi, con l’obiettivo di determinarne i bilanci di massa annuali. Il Centro fornisce inoltre pareri tecnici sul pericolo valanghe a supporto degli impianti a fune destinati al trasporto di persone e organizza corsi e attività didattiche AINEVA per le diverse figure professionali impegnate nella sicurezza nivologica.
Il tema dei cambiamenti già visibili sul territorio è stato richiamato dal sindaco di Bormio Silvia Cavazzi. «Noi che viviamo in montagna tocchiamo con mano ogni giorno le conseguenze del cambiamento climatico», ha osservato. Un’evoluzione che, secondo il sindaco, impone maggiore preparazione a chi frequenta l’ambiente alpino ma anche nuove strategie per territori che vivono di turismo. «Quanto accade ci impone di essere vigili, ancora più attenti e preparati nella fruizione della montagna, oltre che propositivi e lungimiranti per i risvolti sulle abitudini dei turisti».
Cavazzi ha quindi richiamato il ruolo di Arpa e, contemporaneamente, la responsabilità individuale e collettiva: «All’impegno di Arpa e degli altri organismi coinvolti si deve unire il senso di responsabilità di tutti noi nel prendere atto del cambiamento e nell’adattarsi alle mutate condizioni». Da qui il messaggio forse più immediato dell’intera giornata: «Se la montagna cambia, dobbiamo cambiare anche noi».
Il workshop prosegue approfondendo anche l’evoluzione dei ghiacciai e il ruolo della ricerca scientifica nelle scelte future, mettendo a confronto esperienze maturate sulle Alpi e in altri territori montani, fino al Nepal.
La seconda giornata porterà invece il confronto direttamente sul campo, con un’escursione didattica lungo il sentiero glaciologico del ghiacciaio dei Forni, in Valfurva. Un modo per osservare concretamente ciò di cui si discute durante il workshop e leggere sul territorio i segni di una montagna che, in settant’anni, è profondamente cambiata.
«Da oltre settant’anni – conclude Matteo Fioletti, coordinatore del Centro Regionale Neve e Valanghe – l’attività del Centro accompagna l’evoluzione della montagna lombarda attraverso osservazione, dati, competenze tecniche e collaborazione tra soggetti diversi, con l’obiettivo di contribuire alla conoscenza e alla prevenzione dei rischi legati all’ambiente montano».