Piuro

Piuro, la storia “torna a casa”: una serata tra archeologia e futuro

Municipio pieno per la presentazione di "Archeologia a Piuro".

Nel quadriennio 2021-2025 il brand “Piuro, la Pompei delle Alpi” ha generato 6,3 milioni di euro di impatto economico.

Federica Lassi – 3 Febbraio 2026 09:44

Piuro, Valchiavenna, Cultura

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PIURO – “Grazie, Piuro”: il titolo emotivo della serata si è scritto da solo, guardando la sala del Municipio piena, con cittadini arrivati per ascoltare, discutere, fare domande. L’incontro del 30 gennaio non è stato percepito come un appuntamento “di nicchia”, ma come un momento identitario, quasi necessario: un atto di amore collettivo verso la storia locale e la consapevolezza di ciò che Piuro è stata e può tornare a essere.

Il volume presentato, “Archeologia a Piuro. Scavi e ricerche su un paesaggio alpino di età medievale”, rappresenta — come è stato sottolineato più volte — il culmine di una stagione decennale di ricerche. E soprattutto ribalta un’idea ancora troppo radicata: Piuro non coincide con la frana del 1618. Quell’evento resta uno spartiacque drammatico, ma la ricerca archeologica mostra un quadro più ampio: duemila anni di storia ritrovata, in cui il territorio appare come un “paesaggio dinamico”, trasformato nel tempo da comunità che hanno saputo dialogare con l’ambiente alpino, sfruttandone risorse e posizione strategica.

La riflessione più forte, rilanciata dagli interventi del professor Fabio Saggioro e di Gianni Lisignoli, è stata proprio questa: Piuro è un palinsesto. Uno di quei luoghi in cui la storia non è una linea, ma una sovrapposizione di strati, tracce, architetture, scelte economiche e politiche. Lo studio, hanno spiegato, non si ferma alla superficie: scava nell’identità delle comunità alpine e rende leggibile ciò che i secoli avevano coperto.

Ed è qui che il confronto pubblico ha acceso l’attenzione su Mot del Castel, diventato durante la serata quasi un simbolo: un punto di osservazione privilegiato per capire il ruolo di Piuro ben prima del Rinascimento. Gli scavi archeologici confermano l’importanza strategica del sito già in epoca altomedievale, quando — prima dei palazzi signorili — esisteva un castello o palazzetto che controllava traffici e passaggi lungo l’asse tra Mediterraneo e Nord Europa. Una Piuro, dunque, non “marginale”, ma centrale nelle reti di scambio.

Il libro, e con esso il dibattito in sala, ha poi riportato sotto i riflettori la Piuro dell’“epoca d’oro”, quella che precede il 1618. Una stagione in cui l’industria della pietra ollare genera ricchezza e modernità, permettendo la costruzione di palazzi, chiese monumentali e giardini capaci di competere — per gusto e ambizione — con le grandi corti europee. In questo scenario emergono anche le famiglie potenti del borgo: Vertemate, Lumaga, Losio e altri casati che hanno lasciato segni tangibili nell’architettura e nella memoria del territorio.

Una delle immagini più ricorrenti della serata è stata l’idea dello scavo come atto di “ricostruzione della memoria”. Non un’operazione fredda, ma un processo che, attraverso resti materiali e strutture architettoniche, restituisce significato e rende visibile ciò che il tempo aveva nascosto. Da questo punto di vista, Piuro è stata descritta come un laboratorio a cielo aperto: un luogo dove la storia medievale non è solo da studiare, ma da mettere in relazione con le prospettive di valorizzazione futura.

Dal racconto storico ai numeri: il volano del “Brand Piuro”

La serata ha avuto anche un passaggio molto concreto, quasi “da bilancio”, legando la cultura all’economia. Nel quadriennio 2021-2025, la strategia legata al brand “Piuro, la Pompei delle Alpi” ha prodotto un impatto economico complessivo di 6,3 milioni di euro. Un dato che, nella narrazione dell’incontro, non è stato presentato come semplice cifra, ma come dimostrazione che la storia può diventare motore di benessere.

La scomposizione tecnica raccontata durante la serata evidenzia 2,4 milioni di euro provenienti da fondi transfrontalieri, ottenuti grazie a progetti di eccellenza come Interreg AMALPI 18 e ArcheoALPS, con risorse UE e nazionali che hanno trasformato siti archeologici e monumenti in musei a cielo aperto.

Ma a colpire, oltre alle risorse, è stato il dato sulla qualità percepita: il gradimento dei visitatori per le Cascate dell’Acquafraggia e Palazzo Vertemate Franchi ha raggiunto punte del 98% di feedback positivi, indicato come un posizionamento ai vertici tra le mete dell’arco alpino.

Il turismo, inoltre, ha generato 3,2 milioni di euro di indotto diretto, sostenuto da una permanenza media salita a 2,12 notti (dato ISTAT), con ricadute su ristoranti, hotel e commercio. E poi c’è l’indotto indiretto: 0,7 milioni di euro di investimenti privati in recupero edilizio e nuovi servizi, stimolati dal prestigio internazionale che Piuro ha conquistato come “boutique culturale”.

Il modello emerso dal confronto è chiaro: Piuro non mira ai volumi del turismo di massa, ma alla qualità. Definirsi “boutique culturale” significa puntare a un’esperienza preziosa, autentica, curata. In questa prospettiva, la cooperazione con partner svizzeri e la valorizzazione di luoghi come Palazzo Vertemate Franchi e gli scavi di Belfort e Mot del Castel diventano elementi di un posizionamento “d’élite” nel cuore delle Alpi.

Copie disponibili e un dono a ogni famiglia

La serata del 30 gennaio ha avuto anche un risvolto di partecipazione concreta: le copie del libro erano disponibili già durante l’incontro e, successivamente, potranno essere ritirate in Comune. Soprattutto, l’Amministrazione comunale ha scelto di trasformare questo patrimonio di conoscenze in un bene comune: una copia del volume verrà donata gratuitamente a ogni famiglia di Piuro, affinché la storia entri in ogni casa, accanto al “librone” del 1988.

Il senso finale, condiviso e quasi palpabile in sala, è rimasto in una frase: “la storia è tornata a casa”. E, a Piuro, non è tornata come nostalgia, ma come energia capace di produrre identità, consapevolezza e futuro.