Sondalo

Addio ad Habib Zallouz: una vita spesa tra lavoro, sport, volontariato e accoglienza

Nato a Tunisi e arrivato in Italia da giovane, aveva costruito a Sondalo la sua famiglia.

Per anni affiancò la dirigenza del Sondrio Calcio, diresse anche la società calcistica di Sondalo.

Federica Lassi – 2 Marzo 2026 11:13

Sondalo, Alta Valtellina, Cronaca

Habib-Mohamed-Zallouz

SONDALO – Sondalo e la Valtellina perdono uno dei suoi volti più familiari e rappresentativi: è scomparso Habib Mohamed Zallouz, figura profondamente radicata nella comunità locale, dove aveva costruito negli anni un percorso umano e professionale esemplare, diventando un autentico punto di riferimento nel mondo dello sport, del volontariato e dell’accoglienza.

Nato a Tunisi il 21 dicembre 1948, Habib aveva attraversato il Mediterraneo poco più che ventenne, inseguendo in Italia nuove opportunità. Dopo una prima esperienza lavorativa a Genova, il destino lo condusse in Valtellina per motivi di salute: il ricovero all’ospedale di Sondalo segnò l’inizio di un legame destinato a diventare definitivo. Una volta ristabilito, scelse infatti di restare in paese, avviando quel processo di integrazione che negli anni lo avrebbe reso, a tutti gli effetti, un sondalino.

I primi passi nel lavoro lo videro cameriere all’Hotel Storile tra il 1973 e il 1977. Poi la gestione del bar Centrale e, poco dopo, il passaggio all’edicola di Sondalo, con la distribuzione dei giornali anche all’interno dell’ospedale.

Negli anni successivi Habib seppe reinventarsi più volte, diventando imprenditore nel settore alberghiero: nel 1988 acquistò l’hotel Bellavista (oggi albergo Rezia), nel 1993 l’hotel Belvedere – rimasto la sua attività principale – e nel 1998 il bar Portici. Strutture che, sotto la sua gestione, divennero luoghi di ospitalità apprezzati anche oltre i confini locali.

In particolare l’hotel Belvedere fu negli ultimi anni sede di accoglienza per profughi provenienti dall’Africa e dall’Asia. Un impegno che Habib viveva con profonda partecipazione: «Conosco il loro modo di vivere, le loro lingue, le loro abitudini – spiegava – faccio tutto quanto è nelle mie possibilità per farli sentire meno lontani da casa».

Parallelamente all’attività imprenditoriale, Habib coltivò per decenni un forte impegno nel mondo sportivo. Dal 1975 al 1992 fu dirigente e collaboratore della società calcistica di Sondalo, seguendo sia l’aspetto tecnico sia quello organizzativo.

Nel 1992 il passaggio al Sondrio Calcio, dove affiancò per anni la dirigenza condividendo le stagioni più significative del club, comprese le soddisfazioni che portarono la squadra alla promozione in Serie D. Una presenza costante, discreta ma determinante, sempre guidata da spirito di servizio e passione autentica.

Il suo contributo allo sport gli valse anche il riconoscimento di benemerito dello sport nel 2014.

Habib fu anche uomo di volontariato. Militò nella Croce Rossa Italiana e fu donatore Avis fin dal 1977, raggiungendo oltre cinquanta donazioni e ricevendo la medaglia d’oro.

Nel corso della sua vita collaborò con numerose iniziative comunali e provinciali, distinguendosi per la capacità di creare relazioni e costruire ponti tra persone e culture diverse. La gestione del centro di accoglienza a Sondalo rappresentò una delle espressioni più alte del suo impegno umano: accoglienza, ascolto e accompagnamento verso l’integrazione furono per lui una missione quotidiana.

Dal 1982 cittadino italiano, Habib aveva sposato una sondalina, con cui aveva formato una famiglia con tre figli e tre nipoti. Pur mantenendo orgoglio per le proprie radici tunisine, si sentiva profondamente parte della comunità valtellinese che lo aveva accolto e alla quale aveva restituito con generosità.

Il Comune di Sondalo, attraverso il sindaco Ilaria Peraldini e l’amministrazione, ne ha ricordato il valore umano e civico: «Ha saputo unire con autenticità le sue due appartenenze, diventando un punto di riferimento umano e morale per molti. Sondalo perde un grande sondalino».

Con la scomparsa di Habib Zallouz se ne va una figura capace di incarnare integrazione, impegno e solidarietà. Un uomo che ha fatto della propria vita un ponte tra culture e comunità, lasciando un’eredità di altruismo che continuerà a vivere nella memoria del paese.

Alla famiglia e ai suoi cari giungono le più sentite condoglianze della comunità.