Sondrio

“Artigianale” non si può più usare liberamente: Confartigianato chiede controlli e sanzioni

Dal 7 aprile 2026 la denominazione è riservata alle imprese iscritte all’Albo artigiano.

Gritti (Confartigianato Sondrio): "Una svolta storica, ma senza l’attuazione delle Regioni il rischio è che la norma resti sulla carta".

Redazione VN – 11 Settembre 2026 10:57

Sondrio, Centro Valtellina, Economia

Lavoro economia artigiano
Foto di Amministrazione Villa di Chiavenna

SONDRIO – La parola “artigianale” non può più essere utilizzata da chiunque. Dal 7 aprile 2026 è infatti in vigore la nuova legge che tutela le denominazioni “artigianato”, “artigiano” e “artigianale”, riservandone l’utilizzo nella promozione di prodotti e servizi alle imprese che possiedono la qualifica artigiana e risultano iscritte all’Albo delle imprese artigiane presso le Camere di commercio.

Per Confartigianato si tratta di un passaggio importante, arrivato dopo anni di richieste per contrastare l’utilizzo improprio di termini che richiamano qualità, lavorazione e competenza artigiana senza che dietro vi sia un’impresa realmente qualificata. Il timore, però, è che la norma resti poco efficace se le Regioni non si attiveranno rapidamente sul fronte dei controlli e delle sanzioni.

Secondo le stime della Confederazione, in Italia sarebbero almeno 850 mila i soggetti che si presentano come artigiani senza averne titolo, a fronte di circa 588 mila imprese artigiane regolarmente iscritte. I settori più esposti sono numerosi: alimentare, moda, arredamento, artigianato artistico, acconciatura, impiantistica e autoriparazione. Un fenomeno che, secondo Confartigianato, produce due effetti: da una parte può trarre in inganno i consumatori, dall’altra genera concorrenza sleale nei confronti delle imprese regolari.

A intervenire è anche Gionni Gritti, presidente di Confartigianato Imprese Sondrio. «Abbiamo finalmente una norma che chiarisce chi può qualificarsi come artigiano e utilizzare denominazioni che evocano ai consumatori qualità, competenza, origine e lavorazione artigiana», sottolinea.

Il punto, adesso, è l’applicazione concreta della legge. «Non possiamo permettere che rimanga lettera morta per ritardi applicativi da parte delle singole Regioni. In gioco non c’è soltanto la tutela delle imprese regolari, ma anche quella dei consumatori». Gritti richiama quindi il tema della trasparenza: «Chi acquista un prodotto o un servizio presentato come “artigianale” deve poter avere la certezza che quella denominazione corrisponda a una realtà verificabile».

La nuova disciplina attribuisce alla qualifica di “artigiano” un valore giuridicamente riconoscibile, sottraendola all’uso libero come semplice aggettivo commerciale. Per chi viola le disposizioni sono previste sanzioni pari all’1% del fatturato, con un minimo di 25 mila euro per ogni violazione.

Le regole si applicano a tutte le principali forme di comunicazione commerciale: pubblicità, confezioni, etichette, siti internet, e-commerce e social network. Il divieto vale anche per chi non opera in forma d’impresa, come titolari di partita Iva non iscritti all’Albo delle imprese artigiane e hobbisti che vendono occasionalmente beni o servizi.

La nuova legge non interviene invece sulle discipline speciali già esistenti. Restano quindi autonome, per esempio, le normative relative alla birra artigianale e alle Indicazioni Geografiche Protette. Per facilitare l’applicazione delle nuove regole, Confartigianato ha predisposto il vademecum “Pubblicità e artigianato”, con esempi pratici e indicazioni su come utilizzare correttamente i riferimenti all’artigianato nella comunicazione commerciale.

Il documento è disponibile sul portale di Confartigianato Imprese Sondrio. Per l’associazione, dunque, il passaggio normativo rappresenta una svolta, ma la partita ora si sposta sul terreno dell’attuazione: senza controlli effettivi, avverte Gritti, il rischio è che i “finti artigiani” continuino a sfruttare una reputazione costruita in decenni dalle imprese autentiche.

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