SONDRIO – Una riflessione concreta, lontana dagli slogan e dalle contrapposizioni, per affrontare uno dei temi più delicati e strategici per il futuro della provincia di Sondrio. È questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa da CISL Sondrio e ANOLF Sondrio, che scelgono di parlare di immigrazione partendo dall’esperienza quotidiana maturata sul territorio valtellinese e valchiavennasco.
Un approccio che mette al centro i problemi reali ma anche le opportunità e le prospettive legate a una presenza straniera che, secondo le due organizzazioni, rappresenta ormai una componente strutturale della società e dell’economia locale.
Il tema dell’immigrazione, sottolineano CISL e ANOLF, riguarda direttamente alcune delle principali sfide che attendono la provincia nei prossimi anni: dall’invecchiamento della popolazione allo spopolamento delle vallate, passando per la crescente carenza di manodopera in comparti essenziali.
Una situazione che coinvolge anche aspetti legati alla sicurezza, all’integrazione e alla tenuta sociale delle comunità locali. Secondo le organizzazioni sindacali, la presenza di lavoratrici e lavoratori stranieri non può più essere considerata esclusivamente come un’emergenza da affrontare, ma deve essere letta come una realtà ormai consolidata. Riconoscerlo, spiegano, non significa ignorare i problemi esistenti, bensì affrontarli attraverso strumenti concreti e strutturati.
Nel documento diffuso da CISL Sondrio e ANOLF emerge con forza la necessità di costruire percorsi di migrazione regolare, sicura e qualificata, capaci di tutelare le persone, sostenere le imprese e rafforzare il territorio.
Una riflessione che tocca anche il delicato tema della sicurezza. Le due organizzazioni sottolineano infatti che gli episodi gravi, quando si verificano, richiedono risposte chiare e responsabili. Ma allo stesso tempo evidenziano come una lettura seria del fenomeno debba considerare anche le cause della marginalità sociale.
L’assenza di lingua, lavoro, casa, reti sociali e prospettive, spiegano, può infatti produrre esclusione, aumentando i rischi e le tensioni sociali. Per questo motivo investire nell’integrazione viene indicato non soltanto come un gesto di solidarietà, ma anche come una concreta scelta di prevenzione e sicurezza.
All’interno di questa visione si inserisce il progetto che CISL e ANOLF stanno portando avanti da oltre due anni tra Italia e Senegal.
Dal 20 al 28 marzo 2026, una delegazione di CISL Lombardia e ANOLF Sondrio ha infatti svolto una nuova missione in Senegal, la quarta in poco più di due anni. Durante il viaggio sono stati incontrati istituti di formazione professionale, enti locali e partner territoriali.
Nel corso della missione è stato anche sottoscritto un protocollo di collaborazione con un’agenzia specializzata nella selezione e nell’avviamento regolare di lavoratori senegalesi verso il mercato del lavoro italiano.
Il progetto promosso da ANOLF Sondrio prevede corsi di lingua italiana, educazione civica e orientamento al lavoro rivolti a giovani che desiderano prepararsi a un eventuale ingresso in Italia in modo regolare, consapevole e qualificato.
Attualmente sono coinvolti 26 studenti, ragazze e ragazzi motivati che stanno seguendo un percorso formativo costruito attorno a competenze, diritti, doveri e responsabilità. L’obiettivo è creare un modello di integrazione strutturato e sostenibile, basato su tre elementi fondamentali: la formazione pre-partenza in Senegal, la governance territoriale in Italia e l’integrazione lavorativa e abitativa.
Secondo CISL e ANOLF non si tratta di assistenzialismo, ma di un percorso di co-investimento che coinvolge istituzioni, imprese, terzo settore e comunità locali.
Da qui l’appello rivolto all’intera comunità provinciale. CISL Sondrio e ANOLF Sondrio invitano infatti associazioni di categoria, imprese, istituzioni locali, organizzazioni sindacali, volontariato, terzo settore e comunità straniere ad aprire un confronto serio sul futuro del territorio.
L’obiettivo non è quello di trovare subito un accordo su ogni aspetto, ma creare uno spazio di ascolto reciproco capace di affrontare temi complessi senza semplificazioni.
Perché, sottolineano le due organizzazioni, «di fronte a sfide complesse, le risposte migliori non nascono dai monologhi, ma dall’ascolto reciproco». E aggiungono: una comunità che sceglie di ragionare insieme rappresenta già, di per sé, una prima risposta concreta.