VAL DI MELLO – Una fotografia aggiornata della biodiversità della Val di Mello, ma soprattutto una base scientifica su cui costruire le scelte future di gestione della Riserva. È questo il risultato del primo incontro pubblico dedicato ai monitoraggi e agli studi condotti nell’ambito del progetto “Val di Mello Climate Change: gestione sostenibile di una riserva naturale”, ospitato venerdì 25 settembre al Museo Civico di Storia Naturale di Morbegno.
Il progetto nasce dal bando “BioClima – Biodiversità e Clima” promosso da Regione Lombardia e punta a sperimentare un modello innovativo di partenariato pubblico-privato per sostenere interventi legati alla tutela della biodiversità, all’adattamento ai cambiamenti climatici e alla valorizzazione dei servizi ecosistemici prodotti dalle foreste e dalle aree protette.
Durante la serata sono stati illustrati i risultati delle attività di ricerca svolte dall’Università degli Studi di Milano, che hanno interessato habitat, flora, muschi, boschi e fauna. Un lavoro pensato per aggiornare le conoscenze sul patrimonio naturale della Riserva, individuare eventuali criticità e definire priorità di conservazione e gestione.
Habitat prioritari, 32 rilievi sul campo
La prima parte dell’incontro è stata dedicata agli habitat di interesse comunitario e prioritario. Il gruppo di ricerca botanica, rappresentato da Barbara Valle e coordinato dal professor Marco Caccianiga, ha effettuato 32 rilievi fitosociologici con l’obiettivo di misurare struttura e stato di conservazione degli ambienti più delicati.
L’attenzione si è concentrata in particolare su tre habitat prioritari: i boschi ripariali a ontano bianco, gli acero-tilieti e i pascoli a Nardus. Dalle analisi sono emersi alcuni dei principali fattori di pressione: la frammentazione degli habitat, il sovrapascolo ma anche, all’estremo opposto, l’abbandono delle attività pastorali. Proprio durante i rilievi botanici è arrivata anche una delle scoperte più interessanti: per la prima volta all’interno della Riserva è stata individuata la felce Botrychium matricariifolium, una specie artico-alpina rara e particolarmente difficile da osservare.
Muschi, 60 nuove segnalazioni per Buxbaumia viridis
Le indagini hanno riguardato anche due specie di muschi di particolare interesse conservazionistico: Orthotrichum rogeri e Buxbaumia viridis. Per la prima è emersa una situazione sostanzialmente stabile. Molto più rilevante il risultato relativo a Buxbaumia viridis: i monitoraggi hanno prodotto 60 nuove segnalazioni, ampliando in modo significativo le conoscenze sulla distribuzione della specie e sulla sua ecologia all’interno della Riserva.
Un dato importante soprattutto in prospettiva gestionale, perché permette di individuare con maggiore precisione le aree in cui concentrare attenzione e tutela.
Boschi in buono stato, ma il clima aumenta le pressioni
Uno dei capitoli centrali della serata ha riguardato i boschi. Il team forestale dell’Università degli Studi di Milano, guidato dal professor Giorgio Vacchiano, ha analizzato la resilienza degli ecosistemi alpini e i servizi ecosistemici garantiti dai principali habitat forestali presenti nella Riserva: faggete, peccete e lariceti.
L’obiettivo era capire come il patrimonio forestale della Val di Mello stia reagendo agli effetti combinati dei cambiamenti nell’uso del suolo e del cambiamento climatico. Tra le principali minacce considerate figurano caldo e siccità, vento, proliferazione del bostrico, frammentazione degli habitat, brucamento e modificazioni della dinamica fluviale.
Per studiare più nel dettaglio la risposta degli alberi, Federico Romanato e il gruppo di ricerca hanno effettuato rilievi dendrometrici ed estratto carote legnose da abete rosso, larice e faggio. Attraverso questi campioni è stato possibile ricostruire gli accrescimenti storici degli alberi e confrontarli con le condizioni climatiche. Il quadro complessivo restituito dalle indagini è positivo: gli habitat forestali analizzati risultano in buono stato di conservazione, con faggete e peccete valutate in condizioni ottimali.
Questo non significa però assenza di criticità. Gli eventi estremi legati all’aumento delle temperature, alle siccità prolungate e ai forti venti possono infatti ridurre la crescita delle piante e aumentarne la vulnerabilità, favorendo attacchi di insetti fitofagi come il bostrico. Tra le indicazioni gestionali emerse figurano quindi la necessità di mantenere un monitoraggio costante e di adottare forme di selvicoltura preventiva.
Rettili confermati, ma non marasso e lucertola vivipara
L’ultima parte dell’incontro è stata dedicata alla fauna, con gli studi coordinati dal professor Francesco Ficetola. A illustrare i monitoraggi è stato Samuele Romagnoli, collaboratore dell’Università degli Studi di Milano e della Riserva Naturale, che ha spiegato il percorso seguito per individuare le specie target tra rettili, uccelli e Rosalia alpina.
Le indagini hanno confermato la presenza di diverse specie di rettili, tra cui saettone, natrice dal collare, orbettino, vipera comune, colubro liscio e lucertola muraiola. Non sono invece state confermate, durante questa fase di monitoraggio, le presenze di lucertola vivipara e marasso, entrambe storicamente indicate per l’area.
Un altro elemento di interesse riguarda Rosalia alpina, uno dei coleotteri più caratteristici delle foreste montane europee. Nonostante la presenza di ambienti potenzialmente idonei, le ricerche non hanno permesso di confermarne la presenza nella Riserva.
Cinquantacinque punti d’ascolto e 48 specie di uccelli
Particolarmente articolato il lavoro dedicato all’avifauna. Sono stati realizzati 55 punti d’ascolto, ciascuno ripetuto per tre repliche, grazie ai quali sono state rilevate 48 specie di uccelli tipiche dell’area alpina. Tra le osservazioni di maggior interesse figurano aquila, gipeto e averla piccola. Soprattutto la presenza del gipeto è stata considerata significativa e potrebbe essere collegata agli individui che frequentano la vicina Val Malenco.
Una base scientifica per la gestione futura
I risultati presentati a Morbegno restituiscono quindi un quadro ampio e articolato della biodiversità della Val di Mello. Le ricerche hanno permesso di aggiornare le conoscenze su habitat, flora, fauna e struttura dei boschi, ma anche di evidenziare alcune pressioni che nei prossimi anni richiederanno attenzione particolare.
Il valore del progetto sta proprio qui: non soltanto descrivere lo stato attuale della Riserva, ma fornire strumenti utili per orientare le future scelte di tutela e gestione in un contesto che deve fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico.
Per rendere questo patrimonio di dati accessibile anche al pubblico, sul sito della Riserva Naturale della Val di Mello sarà inoltre attivata una nuova sezione, “Ricerche e progetti”, dove verranno raccolte le informazioni relative agli studi, ai monitoraggi e alle iniziative realizzate all’interno dell’area protetta.