Novate Mezzola

Novate Mezzola, stop alla ricerca mineraria: Regione respinge il progetto per le terre rare

Parere negativo del Comune decisivo nel procedimento: area giudicata a rischio per frane e carenze progettuali.

Redazione VN – 22 Aprile 2026 09:44

Novate Mezzola, Valchiavenna, Attualità

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NOVATE MEZZOLA – Si chiude con un diniego il procedimento avviato per il rilascio del permesso di ricerca mineraria in località Ganda Grossa. La Regione Lombardia ha infatti respinto l’istanza presentata nel luglio 2025 dalla società Novate Mineraria S.r.l., finalizzata alla verifica della presenza di materie prime critiche, in particolare terre rare come allanite e monazite, oltre al feldspato, nel granito di San Fedelino.

Il progetto si inseriva in un contesto già interessato da precedenti proposte estrattive, avanzate dalla stessa società a partire dal 2020. Trattandosi di un’attività qualificata come di pubblica utilità, l’iter aveva previsto l’attivazione di una Conferenza di Servizi, con il coinvolgimento diretto del Comune di Novate Mezzola chiamato a esprimere il proprio parere.

Proprio il contributo dell’amministrazione comunale si è rivelato determinante. Attraverso un’analisi tecnica approfondita, il Comune ha espresso un parere negativo motivato, evidenziando numerose criticità. Tra queste, la collocazione dell’area in un contesto di elevata instabilità geomorfologica, con gran parte della superficie classificata dal Piano di Assetto Idrogeologico come zona di frana attiva o quiescente, già interessata da fenomeni di dissesto e caduta massi.

Ulteriori rilievi hanno riguardato la carenza di approfondimenti tecnici del progetto, giudicato incompleto e contraddittorio nelle modalità operative, oltre alla mancanza di una valutazione adeguata delle condizioni di sicurezza. L’area individuata è stata infatti ritenuta incompatibile con la presenza di operatori e mezzi, essendo una zona di accumulo e transito di materiali franati.

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Non meno rilevanti le criticità legate all’accessibilità, basata su una viabilità non completata né collaudata, e l’assenza di una reale necessità localizzativa, considerando la presenza di caratteristiche geologiche analoghe in aree meno esposte a rischio. Il Comune ha inoltre sottolineato la debolezza del presupposto minerario, non supportato da elementi sufficienti a dimostrare l’esistenza di un giacimento economicamente rilevante.

Alla luce di queste valutazioni, la Regione ha disposto il diniego del permesso, sancendo la conclusione di un iter complesso che negli ultimi anni ha visto diverse proposte estrattive nel territorio, tutte respinte.

Un esito che, secondo l’amministrazione comunale, conferma l’efficacia di un approccio basato su analisi tecniche rigorose e su una visione orientata alla tutela del territorio, della sicurezza e della qualità della vita dei cittadini.