Sondrio

Confindustria: imprese di Lecco e Sondrio resilienti, ma i margini si assottigliano

L'Osservatorio del primo semestre 2026 evidenzia una moderata crescita di ordini, produzione e fatturato, ma aumentano le pressioni sui costi.

Il presidente Marco Campanari: 2Le imprese dimostrano capacità di adattamento, ma servono politiche industriali stabili".

Lorenzo Colombo – 5 Agosto 2026 12:10

Sondrio, Centro Valtellina, Economia

SONDRIO – Le imprese di Lecco e Sondrio confermano una sostanziale capacità di tenuta nonostante il contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, rincari energetici e aumento dei costi delle materie prime. È quanto emerge dall’Osservatorio Congiunturale relativo al primo semestre 2026, che fotografa un sistema produttivo ancora orientato agli investimenti, ma alle prese con una progressiva riduzione della redditività.

“Lo scenario restituisce l’immagine di un tessuto produttivo che continua a dimostrare capacità di tenuta e di adattamento, pur operando in un contesto internazionale ancora fortemente condizionato dalle tensioni geopolitiche, dall’incertezza dei mercati e dal riacutizzarsi delle pressioni sui costi energetici e delle materie prime”, sottolinea il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Marco Campanari. Pur in presenza di una moderata crescita dei principali indicatori economici, il presidente evidenzia come l’aumento dei costi continui a comprimere i margini aziendali, senza però fermare gli investimenti destinati a capacità produttiva, digitalizzazione, ricerca e sviluppo, risparmio energetico, internazionalizzazione e soluzioni di intelligenza artificiale.

Secondo il direttore generale di Confindustria Lecco e Sondrio, Giulio Sirtori, anche il mercato del lavoro resta sostanzialmente stabile, con imprese che mantengono gli organici ma continuano a ricercare personale qualificato per sostenere i percorsi di crescita e innovazione.

Da sinistra, il Presidente Marco Campanari e il Direttore Generale Giulio Sirtori
Da sinistra, il Presidente Marco Campanari e il Direttore Generale Giulio Sirtori

L’indagine evidenzia che il 74,3% delle aziende ha percepito un peggioramento del contesto operativo a causa dell’instabilità internazionale. Gli effetti più rilevanti riguardano l’aumento dei costi di energia e materie prime (79,4%), il rallentamento della domanda (67,9%) e la maggiore incertezza dei mercati (49,9%). Per reagire, le imprese hanno puntato soprattutto su efficienza energetica (63,5%), ricerca di nuovi mercati (44,3%) e revisione delle strategie di investimento.

Prosegue anche il percorso di innovazione. Nel primo semestre il 61,1% delle imprese ha investito in macchinari e impianti, il 58,7% nella digitalizzazione, il 57,2% nel risparmio energetico e il 54,3% in ricerca e sviluppo. Cresce inoltre l’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale, utilizzate dal 28,4% delle aziende, mentre il 28,7% ha rafforzato le attività di internazionalizzazione.

Sul fronte economico, gli ordinativi registrano un incremento tendenziale dello 0,8%, la produzione cresce dello 0,7% e il fatturato aumenta del 2,4% rispetto al primo semestre del 2025. Le previsioni per la seconda parte dell’anno restano però improntate alla cautela, con attese di sostanziale stabilità della domanda e lievi flessioni previste per produzione e fatturato.

Permangono invece forti pressioni sui costi. Tra aprile e giugno il 65,2% delle imprese ha segnalato aumenti dei prezzi delle materie prime, mentre il 63,1% denuncia una riduzione della redditività a causa della contrazione dei margini di profitto.

Il quadro occupazionale rimane stabile: l’80,6% delle aziende ha mantenuto invariati gli organici nel primo semestre e oltre un terzo (36,5%) continua a riscontrare difficoltà nel reperire personale con competenze adeguate. Anche per la seconda metà del 2026 prevalgono previsioni di stabilità dell’occupazione.

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