Sondrio

Gli allevatori valtellinesi e valchiavennaschi alla FAZI: sul tavolo il futuro della zootecnia di montagna

Coldiretti Sondrio presente alla 98ª Fiera Agricola Zootecnica Italiana di Montichiari.

"I nostri allevamenti non producono soltanto latte, carne e formaggi di qualità, ma contribuiscono a mantenere vivo il territorio".

Redazione VN – 27 Ottobre 2026 09:33

Sondrio, Centro Valtellina, Economia

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Credit photo Latteria Chiuro

SONDRIO – Dai pascoli della Valtellina e della Valchiavenna al confronto nazionale sul futuro dell’allevamento. Anche le imprese agricole della provincia di Sondrio hanno preso parte alla 98ª Fiera Agricola Zootecnica Italiana (FAZI), ospitata dal 23 al 25 ottobre al Centro Fiera del Garda di Montichiari, nel Bresciano. Un appuntamento che ha acceso i riflettori sulle principali sfide del comparto, dalla sostenibilità economica delle aziende alla tutela delle produzioni italiane, con particolare attenzione alle difficoltà che caratterizzano la zootecnia di montagna.

La delegazione di Coldiretti Sondrio ha partecipato agli appuntamenti promossi dall’organizzazione, tra cui il summit nazionale dedicato alla qualità degli allevamenti italiani, alla trasparenza delle filiere, alla sicurezza alimentare e alla redditività delle imprese.

Temi che assumono un peso particolare in un territorio come quello valtellinese, dove l’allevamento non rappresenta soltanto un’attività produttiva, ma svolge anche una funzione fondamentale nella gestione dei prati, dei pascoli e degli alpeggi.

“La presenza degli allevatori valtellinesi e valchiavennaschi alla FAZI testimonia il ruolo centrale che la zootecnia continua a ricoprire nella nostra provincia, dove l’attività agricola è strettamente legata alla vita delle comunità montane – sottolinea Sandro Bambini, presidente di Coldiretti Sondrio -. I nostri allevamenti non producono soltanto latte, carne e formaggi di qualità, ma garantiscono la continuità di un sistema agricolo che comprende prati, pascoli e alpeggi. Sono attività che contribuiscono a mantenere vivo il territorio e che devono poter contare su condizioni economiche adeguate per affrontare il futuro”.

La manifestazione è arrivata a conclusione della stagione degli alpeggi, periodo particolarmente significativo per la zootecnia provinciale, che affianca agli allevamenti di fondovalle la tradizionale monticazione estiva. Un modello dal quale nascono alcune delle produzioni casearie più rappresentative del territorio, a partire dalle DOP Bitto e Valtellina Casera.

Tra le questioni portate all’attenzione del confronto nazionale figurano le condizioni economiche delle imprese agricole montane, chiamate a sostenere costi e difficoltà spesso superiori rispetto alle aziende di pianura.

“Fare allevamento in montagna comporta difficoltà strutturali e costi che non possono essere equiparati a quelli delle realtà di pianura – evidenzia Giancarlo Virgilio, direttore di Coldiretti Sondrio -. Le condizioni orografiche, la frammentazione dei terreni, la gestione dei pascoli e le esigenze logistiche richiedono un impegno particolarmente elevato. È quindi essenziale riconoscere il valore delle produzioni di montagna e assicurare alle imprese una remunerazione che consenta loro di continuare a investire”.

Per Virgilio, sostenere la redditività delle aziende significa anche preservare il territorio e creare le condizioni affinché l’attività agricola possa continuare nelle vallate alpine.

“La tutela della zootecnia alpina è anche una garanzia per la conservazione del territorio e per il futuro delle comunità locali”, aggiunge. Al summit nazionale, ospitato venerdì 23 ottobre nella Sala Pedini del padiglione 5, erano annunciati, tra gli altri, il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e l’assessore regionale Simona Tironi.

Il programma prevedeva l’apertura dei lavori da parte del sindaco di Montichiari Marco Togni, seguita dagli interventi di esperti del mondo universitario, scientifico e agroalimentare: Felice Adinolfi dell’Università di Bologna, Lucrezia Lamastra dell’Università Cattolica di Piacenza, Stefania Ruggeri del CREA Alimenti e Nutrizione, Luigi Scordamaglia di Filiera Italia e Martino Cassandro dell’Università di Padova e di ANAFIBJ.

Spazio anche al ricambio generazionale, una delle sfide più importanti per il settore agricolo, soprattutto nelle aree montane dove la continuità delle imprese è strettamente legata alla possibilità per i giovani di intraprendere questa attività.

Venerdì 23 ottobre, allo stand Coldiretti del padiglione 7, era infatti in programma la riunione del comitato regionale dei giovani di Coldiretti Lombardia, con la presentazione della road map per la nuova Politica Agricola Comune (PAC).

Al centro dell’incontro, le priorità per agevolare l’ingresso delle nuove generazioni nel settore e sostenere gli investimenti necessari a garantire un futuro alle aziende. Durante le tre giornate della FAZI, lo stand Coldiretti ha inoltre previsto degustazioni guidate delle eccellenze agroalimentari lombarde e italiane, insieme a laboratori didattici dedicati ai più piccoli, per avvicinare bambini e famiglie alla vita in fattoria e alla conoscenza dell’origine del cibo.

La partecipazione degli allevatori valtellinesi e valchiavennaschi ha rappresentato così un’occasione per richiamare l’attenzione sulle specificità dell’agricoltura alpina, dove la qualità delle produzioni deve confrontarsi con costi elevati e condizioni di lavoro complesse. Una realtà per la quale la sostenibilità economica delle imprese rimane decisiva non soltanto per il futuro del settore, ma anche per la conservazione dei paesaggi e la vitalità delle comunità montane.

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