Sondrio

Ospedale di Sondrio, nuova sala d’attesa per la PET: più comfort e luce per i pazienti

Riqualificato il reparto di Medicina nucleare grazie al sostegno di Fondazione Pro Valtellina, Ayuda Directa e di altri due donatori.

Ogni anno effettuati oltre mille esami PET, oggi utilizzati anche per la diagnosi dell'Alzheimer.

Redazione VN – 3 Luglio 2026 07:08

Sondrio, Centro Valtellina, Sanità

SONDRIO – Un ambiente completamente rinnovato, più luminoso, accogliente e pensato per rendere meno stressante l’attesa di un esame particolarmente delicato. È stata presentata martedì scorso, nel reparto di Medicina nucleare dell’Ospedale di Sondrio, al piano interrato del padiglione nord, la nuova sala d’attesa dedicata alla PET, frutto di un intervento di riqualificazione reso possibile grazie al sostegno di Fondazione Pro Valtellina, Ayuda Directa e di altri due donatori.

La PET (Tomografia a Emissione di Positroni) è un esame di medicina nucleare avanzato e non invasivo, fondamentale soprattutto in ambito oncologico, poiché consente di individuare i tumori e di valutarne la risposta alle terapie. L’Ospedale di Sondrio dispone di questa tecnologia da oltre cinque anni e oggi esegue più di mille esami ogni anno. Dall’autunno scorso, inoltre, grazie all’introduzione della PET con Florbetaben-F18, esame altamente innovativo, il suo impiego si è esteso anche all’ambito neurologico, permettendo la diagnosi della malattia di Alzheimer.

L’inaugurazione della nuova sala d’attesa si è svolta alla presenza dei donatori, dei medici, dei tecnici e del personale infermieristico, con l’obiettivo di valorizzare il risultato raggiunto e ringraziare chi ha contribuito concretamente alla realizzazione del progetto.

«Dobbiamo ringraziare ancora una volta questa valle così generosa che ci sostiene per tanti progetti e, in particolare, chi ha reso possibile questo intervento – ha dichiarato il direttore generale Ida Ramponi –. È importante che i pazienti trovino un ambiente rasserenante nel quale trascorrere i momenti che precedono un esame particolarmente delicato e questa sala d’attesa adesso lo è».

Sull’importanza dell’umanizzazione degli spazi ospedalieri si è soffermato anche il direttore sanitario Claudio Barbonetti, per anni direttore della Medicina nucleare e Radioterapia oncologica dell’ospedale sondriese.

«Oggi si parla tanto di umanizzazione degli spazi ospedalieri, questo è un segnale importante – ha affermato –. Prima questo ambiente era buio e triste, oggi è completamente trasformato e siamo grati ai donatori che hanno da subito condiviso il nostro progetto e che lo hanno sostenuto dal punto di vista finanziario. Ne sono molto orgoglioso perché nasce dalla generosità della nostra gente».

A portare il saluto della Fondazione Pro Valtellina è stato il vicepresidente Costantino Tornadù, che ha riferito anche il sostegno del presidente Marco Dell’Acqua, convinto promotore dell’iniziativa. Tornadù si è complimentato con chi ha ideato il progetto, confermando la disponibilità della Fondazione a sostenere anche in futuro iniziative dedicate al sistema sanitario locale.

Anche Sarah Palfrader, in rappresentanza di Ayuda Directa, ha espresso soddisfazione per il risultato ottenuto. L’associazione, attraverso il progetto PedalAyuda, ha saputo coniugare sport e solidarietà, contribuendo alla riqualificazione della sala e annunciando nuove iniziative a sostegno degli ospedali del territorio.

A illustrare nel dettaglio l’intervento è stato l’architetto Marco Caprari, che ha spiegato la filosofia progettuale adottata. La sala è stata completamente trasformata attraverso l’utilizzo di elementi naturali, come il muschio applicato alle pareti e un’isola centrale piantumata, affiancati dal verde salvia delle pareti, dal legno chiaro scelto per pavimenti e sedute e da un nuovo sistema di illuminazione capace di riprodurre la luce naturale.

A completare gli arredi è stato installato anche un monitor che proietta immagini di paesaggi naturali, contribuendo a creare un’atmosfera più rilassante e rasserenante per tutti i pazienti che attendono di sottoporsi a un esame diagnostico delicato come la PET, confermando come la qualità degli spazi possa rappresentare un elemento importante nel percorso di cura.

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