SONDRIO – Sono circa duemila le persone che, in provincia di Sondrio, ricevono regolarmente aiuti alimentari. Dietro questo numero ci sono 600 famiglie che fanno affidamento sul sostegno di associazioni, servizi sociali e volontari per affrontare le necessità quotidiane. Ma accanto a chi riceve assistenza c’è anche chi, pur vivendo una situazione di difficoltà, non chiede aiuto e rischia di rimanere fuori dalle reti di sostegno.
È uno degli aspetti più significativi emersi dalla prima ricerca sulla povertà alimentare in Valtellina e Valchiavenna, presentata martedì 13 ottobre nella Sala consiliare della Provincia di Sondrio. Uno studio che non si limita a quantificare il fenomeno, ma cerca di comprenderne le cause, individuare le persone più esposte e capire dove intervenire per rendere gli aiuti più efficaci.
La ricerca, realizzata da Codici, Sol.Co Sondrio e Centro Servizi Volontariato Monza Lecco Sondrio, è raccolta nel terzo Quaderno dell’Osservatorio provinciale per il contrasto alle povertà e alle vulnerabilità, attivo nell’ambito del progetto ProPositivi.
A illustrare i risultati dell’indagine è stato Massimo Conte, di Codici, che ha condotto il lavoro insieme a Jacopo Zappa e Lucia Coradi. Il dato che emerge dai questionari è significativo: il 64% delle circa mille persone coinvolte nella ricerca presenta almeno una condizione di vulnerabilità. Una percentuale riferita agli intervistati, che non può essere estesa automaticamente all’intera popolazione provinciale, ma che aiuta a comprendere quanto le difficoltà economiche possano incidere sulle abitudini alimentari.
L’insicurezza alimentare, infatti, non riguarda soltanto chi non dispone di cibo a sufficienza. Comprende anche le situazioni in cui una persona o una famiglia non riesce ad accedere regolarmente ad alimenti sicuri, nutrienti e adeguati alle proprie necessità.
Dall’indagine emerge uno stretto legame tra difficoltà ad arrivare alla fine del mese e rinunce nella spesa alimentare. Tra le condizioni maggiormente associate alle forme moderate e gravi di insicurezza figurano l’impossibilità di sostenere una spesa imprevista superiore a mille euro, i ritardi nel pagamento di bollette, affitti, mutui o prestiti e la difficoltà a riscaldare adeguatamente la propria abitazione.
Anche le spese sanitarie e quelle per l’istruzione incidono, seppure con un’associazione meno marcata. Il quadro è quello di famiglie costrette a fare i conti con più difficoltà contemporaneamente, nelle quali l’alimentazione rischia di diventare una delle voci su cui risparmiare.
La ricerca mette in evidenza un altro aspetto particolarmente delicato: non tutte le persone che vivono una condizione di insicurezza alimentare ricevono sostegno. Alcune non hanno mai chiesto aiuto, pur trovandosi in situazioni di difficoltà moderata o grave. È proprio su questa parte meno visibile del fenomeno che gli operatori ritengono necessario concentrare maggiore attenzione.

Dai questionari emerge che, quando si cerca un sostegno, i primi interlocutori sono generalmente familiari e amici, seguiti dalle parrocchie, dai servizi sociali e dalle associazioni di volontariato. Ma le reti esistenti, per quanto strutturate, non riescono necessariamente a raggiungere tutti.
Per questo lo studio indica l’esigenza di rafforzare i soggetti che possono funzionare da “antenne” sul territorio, capaci di riconoscere i primi segnali di disagio e favorire il contatto con i servizi prima che le situazioni diventino più gravi. La sfida, dunque, non è soltanto garantire la distribuzione degli alimenti, ma anche comprendere perché alcune persone restino escluse dagli aiuti e come superare gli ostacoli che impediscono loro di accedervi.
A fornire un quadro concreto del sistema di sostegno attivo in provincia è stato il confronto tra gli operatori dei diversi ambiti territoriali, introdotto da Lucia Coradi. Silvia Tognoni di Sol.Co, per Sondrio, Marina Peyronel della Croce Rossa di Morbegno, per la Bassa Valle, Patrizia Lodigiani del Centro di distribuzione di Mese della Caritas Diocesana, per la Valchiavenna, e Loris Guzzi della Caritas Diocesana, per il Tiranese e l’Alta Valle, hanno raccontato le attività portate avanti nei rispettivi territori.
Dall’approvvigionamento degli alimenti alla loro distribuzione, fino all’individuazione delle famiglie da sostenere, il lavoro coinvolge realtà differenti ma strettamente collegate.
Complessivamente, questa rete raggiunge con continuità circa 600 nuclei familiari, pari a duemila persone. Un sistema che affianca gli interventi pubblici e si regge in larga parte anche sull’impegno quotidiano di numerosi volontari. Proprio la collaborazione tra servizi sociali, cooperative, associazioni e parrocchie rappresenta uno dei punti di forza del modello di welfare comunitario sviluppato negli anni in Valtellina e Valchiavenna.
Un’organizzazione che, secondo quanto emerso dall’incontro, dovrà essere ulteriormente rafforzata, ampliando le collaborazioni e migliorando la capacità di individuare le situazioni di bisogno.
La presentazione, molto partecipata, si è aperta con gli interventi istituzionali del presidente della Provincia Davide Menegola, del vicepresidente di Fondazione Pro Valtellina Costantino Tornadù e del presidente di Sol.Co Sondrio Clemente Dell’Anna. Menegola ha richiamato la necessità di conoscere a fondo il fenomeno per poter intervenire in maniera adeguata, sottolineando come la responsabilità di contrastare la povertà debba essere condivisa.
Dell’Anna si è invece soffermato sulla natura mutevole delle condizioni di disagio: non esiste un’unica forma di povertà e, di conseguenza, non può esserci una risposta uguale per tutti. Tornadù ha evidenziato il ruolo fondamentale del volontariato, richiamando l’importanza di trasformare i risultati della ricerca in indicazioni concrete per le future azioni sul territorio.
Lo studio si inserisce nel progetto ProPositivi, sostenuto da Fondazione Cariplo, Fondazione Peppino Vismara e Fondo Beneficenza Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Fondazione Pro Valtellina. A coordinare l’Osservatorio provinciale è la cooperativa sociale Codici, con Sol.Co Sondrio tra i principali interlocutori.
Il confronto si è concluso con gli interventi del direttore di Sol.Co Massimo Bevilacqua e di Costantino Tornadù, che hanno rivolto un ringraziamento ai volontari impegnati quotidianamente nel sostegno alle persone in difficoltà. Dalla ricerca emerge una direzione precisa: allargare le alleanze tra enti pubblici e privato sociale, potenziare le reti già operative e individuare più tempestivamente i segnali di vulnerabilità.
Perché il dato delle duemila persone assistite racconta soltanto una parte della povertà alimentare in provincia. Accanto a chi trova un sostegno continuativo, rimane infatti la questione di chi affronta le stesse difficoltà senza rivolgersi a nessuno. La sfida è proprio questa: non limitarsi a rispondere alle richieste di aiuto, ma riuscire a riconoscere il bisogno anche quando non viene espresso.
Il Quaderno dedicato alla povertà alimentare, insieme ai due precedenti approfondimenti sull’andamento dei redditi e sulla povertà sanitaria in provincia di Sondrio, è disponibile sul sito www.propositivi.org.

