SONDRIO – Due volti della Valtellina contadina entrano nelle collezioni pubbliche della città. Il patrimonio culturale del Comune di Sondrio si arricchisce infatti di due opere di Attilio Alfieri, donate dal figlio dell’artista, Aliosca, e legate in modo diretto alla vita e alla cultura rurale valtellinese del secondo dopoguerra.
Si tratta di due oli su tela: “Contadino valtellinese”, realizzato nel 1948, e “Donna che fa la calza – Donna valtellinese”, del 1953. Due lavori che restituiscono altrettante figure della comunità locale attraverso uno sguardo attento, partecipe e profondamente umano.
«Il Comune di Sondrio accoglie nelle proprie collezioni di arte contemporanea queste due opere che raccontano il nostro territorio e i suoi abitanti», sottolinea l’assessore alla Cultura, Educazione e Istruzione Marcella Fratta. L’assessore ricorda anche il legame personale dell’artista con la provincia: «Il pittore ha soggiornato a Ponte ed è rimasto ispirato dai suoi abitanti». Da qui anche il valore particolare della donazione: «Siamo grati al figlio Aliosca che ha pensato al nostro museo come custode della memoria dell’estate del 1953 e anche perché ci offre l’occasione di far conoscere un artista che ha attraversato il Novecento, assorbendone tutta la modernità, cimentandosi in una profonda ricerca espressiva».
Nato a Loreto, nelle Marche, nel 1904, Attilio Alfieri svolse gran parte della propria attività a Milano, città nella quale morì nel 1992. Pur non essendo valtellinese, rivolse una parte importante della propria ricerca artistica alla realtà lombarda, soffermandosi sulle persone, sul lavoro, sui paesaggi e sulla quotidianità delle comunità.
Questa attenzione si ritrova nel cosiddetto “ciclo degli umili”, filone avviato già dagli anni Trenta e dedicato alle condizioni di vita delle persone comuni. Al centro, il lavoro, la fatica, il mondo rurale e una quotidianità lontana da ogni retorica.
È proprio in questo percorso che si inseriscono anche i due dipinti ora donati al Comune. “Contadino valtellinese” e “Donna che fa la calza – Donna valtellinese” raccontano una Valtellina ancora fortemente legata alla dimensione agricola e ai piccoli paesi, restituendo due figure semplici ma cariche di dignità. Non semplici ritratti, dunque, ma testimonianze di un mondo e di un’epoca. L’interesse di Alfieri per il territorio valtellinese si traduce in uno sguardo che non si limita alla descrizione esteriore, ma cerca di cogliere il carattere, la fatica e l’identità di chi quel territorio lo viveva ogni giorno.
L’ingresso delle due opere nelle collezioni comunali assume quindi un doppio valore. Da una parte, permette di rafforzare il patrimonio artistico pubblico della città con lavori di un autore che ha attraversato il Novecento italiano.
Dall’altra, consente di custodire e valorizzare una testimonianza artistica direttamente legata alla storia sociale e rurale della Valtellina. Una memoria che, attraverso la pittura, torna oggi a disposizione della comunità.