Valdisotto

Val Pola, 39 anni fa la frana che cancellò un paese

Due milioni di metri cubi di roccia si staccarono dalla montagna travolgendo Sant'Antonio Morignone e Aquilone.

Morirono 28 persone nella frana, 53 le vittime complessive dell'alluvione del luglio 1987.

Federica Lassi – 28 Luglio 2026 10:11

Valdisotto, Alta Valtellina, Attualità

VALDISOTTO – Alle 7.23 del mattino del 28 luglio 1987, in una Valtellina già devastata da dieci giorni di piogge incessanti, alluvioni e frane, la montagna cedette. In pochi istanti una gigantesca massa di roccia precipitò dalla Val Pola, cancellando intere contrade e scrivendo una delle pagine più tragiche della storia recente della provincia di Sondrio.

Sono passati 39 anni, ma il ricordo di quella mattina resta indelebile nella memoria collettiva. La frana travolse gli abitati di Sant’Antonio Morignone e Aquilone, provocando 28 vittime, tra cui nove bambini con le loro madri e sette operai. Il bilancio complessivo dell’alluvione che colpì la Valtellina tra il 18 e il 28 luglio 1987 fu ancora più pesante: 53 morti, migliaia di sfollati e danni enormi a case, strade, ponti e infrastrutture.

La tragedia del 28 luglio fu il drammatico epilogo di un’emergenza iniziata dieci giorni prima. Nel luglio del 1987, piogge eccezionalmente abbondanti unite a un caldo anomalo, che portò lo zero termico oltre i 4.000 metri, provocarono una situazione senza precedenti in Valtellina e in numerose vallate alpine. I terreni saturi d’acqua cedettero in più punti, mentre l’Adda aumentava progressivamente la propria portata.

La sera del 18 luglio, una serie di frane provocò lo straripamento del fiume Adda nella zona di Sant’Antonio Morignone. Una prima frana proveniente dalla Val Pola sbarrò il fondovalle, creando una diga naturale che bloccò il corso del fiume e provocò l’allagamento dell’intera piana.

Durante quella notte drammatica, molte persone furono costrette a lasciare le proprie abitazioni e a cercare rifugio sui versanti della montagna. A San Martino trovarono riparo circa 160 persone, molte delle quali turisti rimasti bloccati dopo aver dovuto abbandonare le automobili lungo la strada statale, tra il Ponte del Diavolo e Morignone.

Nei giorni successivi l’attenzione era concentrata sulla grande crepa apertasi sul versante della Val Pola. Il pericolo era noto e temuto, ma nessuno immaginava una frana di proporzioni così imponenti. La mattina di martedì 28 luglio, alle 7.23, milioni di metri cubi di roccia si staccarono improvvisamente dalla montagna.

Nel giro di pochi minuti, l’immensa massa di detriti precipitò nel bacino creato dall’esondazione dell’Adda. L’enorme onda d’urto cancellò completamente le contrade di Sant’Antonio Morignone, risalì il versante opposto della valle per circa 350 metri e raggiunse la località Culion (Aquilone), dove esaurì la propria forza distruttiva.

La violenza dell’impatto fu tale da spazzare via abitazioni, strade e qualsiasi traccia degli antichi nuclei abitati.

La frana della Val Pola rappresenta ancora oggi uno degli eventi naturali più devastanti della storia della Lombardia e un momento che ha cambiato profondamente il volto della Valtellina. Dopo quella tragedia il territorio fu interessato da importanti interventi di ricostruzione e di messa in sicurezza, ma soprattutto maturò una nuova consapevolezza sull’importanza del monitoraggio del territorio, della prevenzione del rischio idrogeologico e della pianificazione delle emergenze.

Ogni anno il 28 luglio la comunità valtellinese si ferma per ricordare le vittime e tutte le persone che videro scomparire le proprie case, i propri paesi e una parte della propria storia. Una memoria che continua a essere tramandata perché tragedie come quella della Val Pola non vengano mai dimenticate.

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