Albosaggia

“Il Paese delle Storie” torna ad Albosaggia: tre giorni di letteratura, incontri e comunità

Dal 22 al 24 maggio la XVI edizione del festival trasformerà Albosaggia in un laboratorio diffuso di racconti, relazioni e cultura.

Al centro dell’edizione 2026 il tema del “ritorno”, tra memoria, montagna, identità e nuove possibilità di futuro.

Redazione VN – 7 Maggio 2026 10:22

Albosaggia, Centro Valtellina, Cultura

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ALBOSAGGIA – Ogni ritorno comincia molto prima del viaggio. Comincia nel momento in cui qualcosa (un luogo, una voce, una memoria) continua a restarci dentro.

È da questa immagine profonda e universale che nasce la XVI edizione de Il Paese delle Storie, il festival della letteratura che dal 22 al 24 maggio trasformerà Albosaggia in un grande laboratorio diffuso di racconti, incontri e comunità.

Promosso dalla Fondazione Albosaggia insieme al Comune di Albosaggia, il festival è diventato negli anni uno degli appuntamenti culturali più riconoscibili e identitari del territorio valtellinese. Una manifestazione capace di intrecciare letteratura, paesaggio alpino, relazioni umane e partecipazione collettiva.

Non una semplice rassegna di libri, ma un’esperienza che attraversa il paese e lo trasforma. Le storie escono dagli scaffali, abitano giardini, corti, sentieri, piazze e scuole. Le parole diventano occasione di incontro e i luoghi tornano a essere vissuti attraverso la cultura e la condivisione.

Il tema scelto per questa edizione è “Il ritorno”, una parola apparentemente semplice ma capace di racchiudere significati profondi e universali.

Si ritorna a una casa dopo anni, a una montagna che sembrava lontana, a una relazione, a una scelta o persino a una parte di sé stessi. Ma il ritorno, nella visione del festival, non coincide con il passato. È piuttosto il momento in cui tutto ciò che abbiamo attraversato trova finalmente un senso nuovo. Tornare significa guardare con occhi diversi ciò che pensavamo di conoscere già.

Ed è proprio la montagna a custodire questa esperienza in modo radicale. Perché la montagna è da sempre il luogo da cui si parte e a cui si ritorna. La si lascia per cercare altrove opportunità, lavoro ed esperienze, ma continua a restare presenza silenziosa, memoria e punto di orientamento.

Nei territori alpini il ritorno è ancora oggi una scelta concreta: quella di chi decide di restare oppure di tornare ad abitare questi luoghi, costruendo futuro dentro comunità che resistono allo spopolamento e alla semplificazione.

È dentro questa visione che prende forma l’intero festival. Sabato 23 maggio, il giardino della famiglia Cortese, nel cuore del paese, ospiterà gli incontri con gli autori invitati a interpretare il tema del ritorno da prospettive differenti ma profondamente intrecciate tra loro.

Ci sarà Max Bevilacqua con “Boscoverso”, racconto poetico in cui natura e cooperazione diventano metafora di crescita collettiva e di nuove possibilità di comunità.

Federica Garancini presenterà invece “Felicità fuori programma”, storia di quei ritorni inattesi che riescono a rimettere in movimento la vita proprio quando sembrava già definita.

Con Stefano Motta e il suo “Felik”, il pubblico attraverserà ghiacciai, leggende walser e memorie del Monte Rosa in un viaggio sospeso tra storia, mistero e identità alpina.

Elia Milani porterà al festival l’esperienza maturata in otto anni da inviato a Gerusalemme. Nel libro “Voci dal confine”, il ritorno si trasforma in possibilità di ascolto, dialogo e umanità anche nei territori più fragili e complessi del presente.

Infine Alberto Ravagnani, con “La Scelta”, racconterà il difficile percorso del ritorno a sé stessi all’interno di una generazione che cerca autenticità più che risposte definitive.

Accanto agli incontri letterari, il festival continuerà a costruire esperienze diffuse e partecipate che coinvolgeranno l’intero paese.

Dalle 15 alle 18 prenderà forma “I segni del ritorno”, installazione artistica curata da Anna Boscacci e Francesca Gusmeroli di Amani Grafica. Uno spazio aperto in cui lasciare parole, immagini e tracce personali legate al proprio ritorno, accompagnati dalle sonorità di Renato Caspani.

Grande attenzione sarà dedicata anche ai bambini e alle scuole, protagonisti storici della manifestazione. Il progetto Simabé presenterà il percorso “Tornare… ma diversi”, sviluppato durante l’anno scolastico insieme agli alunni della scuola dell’infanzia e primaria di Albosaggia attraverso letture, laboratori e attività creative culminate nella realizzazione delle “Valigie del ritorno”.

Perché leggere, qui, significa soprattutto imparare a riconoscersi nelle storie degli altri.

Il festival sarà inoltre arricchito da numerosi appuntamenti collaterali: il concerto dedicato a Martino Angeloni, le visite guidate al Castello Paribelli curate dalla delegazione FAI di Sondrio, la mostra LEGO dedicata alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 e le cataste artistiche di legna disseminate nel paese.

Ma il vero cuore de Il Paese delle Storie resta forse nella sua capacità più rara e preziosa: trasformare un piccolo borgo di montagna in uno spazio culturale vivo, aperto e condiviso. Un luogo in cui la cultura non separa, ma avvicina. Non si limita a intrattenere, ma crea relazioni, dialogo e senso di appartenenza.

Per tre giorni, Albosaggia diventa così molto più di un paese che ospita un festival. Diventa un luogo in cui le storie aiutano a rileggere il presente, a riconoscersi negli altri e a ritrovare ciò che conta davvero.

Perché ogni ritorno, quando è autentico, non ci riporta semplicemente dove eravamo. Ci restituisce a ciò che siamo diventati.

Per informazioni e programma completo: Fondazione Albosaggia.