Chiavenna

Mera, Snider (Lega) invita alla cautela: “Servono controlli e collaborazione, non conclusioni anticipate”

La consigliera regionale della Lega interviene dopo il confronto tra il Comune di Piuro e A2A sulla torbidità del fiume.

"La tutela dell’ecosistema è una priorità, ma occorre accertare le cause con dati tecnici completi".

Redazione VN – 26 Agosto 2026 09:18

Chiavenna, Valchiavenna, Politica

Silvana Snider consigliera regionale Lega
Silvana Snider

CHIAVENNA – Attenzione massima alle condizioni del Mera, controlli puntuali e pieno rispetto dei protocolli, ma senza arrivare a conclusioni prima che siano disponibili tutti gli elementi tecnici. È la posizione della consigliera regionale della Lega Silvana Snider, che interviene nel confronto apertosi negli ultimi giorni sulla torbidità delle acque del fiume e sulle segnalazioni riguardanti il patrimonio ittico.

Una vicenda che ha visto prima la dura presa di posizione del Comune di Piuro, con il sindaco Omar Iacomella che aveva denunciato condizioni del Mera definite fortemente compromesse e chiesto ad A2A trasparenza sulla gestione della diga di Villa di Chiavenna, e successivamente la replica della società energetica, che ha invece attribuito la torbidità osservata nei giorni scorsi alle intense precipitazioni e al naturale trasporto di sedimenti provenienti dal bacino a monte. «La tutela della Mera e del suo ecosistema è una priorità, ma occorre affrontare la situazione con equilibrio e senza allarmismi», afferma Snider.

«È necessario accertare le cause dei fenomeni osservati e verificare il pieno rispetto dei protocolli ambientali, attraverso il confronto tra istituzioni, organismi tecnici, gestori e rappresentanti del territorio».

Il caso era esploso con la presa di posizione dell’Amministrazione di Piuro, che aveva utilizzato parole molto dure: «Il fiume Mera è morto», denunciando una forte presenza di limo nelle acque che, secondo il Comune, sarebbe stata osservabile già prima dei temporali. Iacomella aveva riferito anche dell’invio, all’inizio di agosto, di una PEC formale relativa ai rilasci dalla diga di Villa di Chiavenna e aveva chiesto al gestore il rigoroso rispetto delle prescrizioni ambientali e una maggiore trasparenza.

«La produzione di energia pulita è fondamentale, ma non può calpestare chi sta a valle», aveva sostenuto il Comune, richiamando in particolare la tutela della flora, della fauna e del patrimonio ittico e chiedendo attenzione alla gestione dei sedimenti e al deflusso minimo vitale. A quelle dichiarazioni aveva poi risposto A2A, offrendo una ricostruzione differente.

Secondo la società, l’aumento della torbidità registrato nei giorni scorsi sarebbe da ricondurre alle forti precipitazioni cadute sul bacino a monte della diga dopo circa undici mesi caratterizzati da siccità e portate particolarmente basse. Una condizione che avrebbe favorito il dilavamento naturale dell’alveo del Mera e dei suoi affluenti, alcuni dei quali, nella parte svizzera del bacino, erano già stati interessati da colate detritiche.

A2A aveva quindi escluso che il fenomeno fosse conseguenza di una scelta gestionale della diga, precisando inoltre che l’invaso, sulla base dei monitoraggi morfo-batimetrici effettuati nel tempo, risulterebbe sostanzialmente pulito.

Nel suo intervento Snider richiama proprio la complessità geografica e idrologica del Mera. Il fiume nasce infatti nella Val Maroz, nel Cantone dei Grigioni, attraversa la Val Bregaglia e la Valchiavenna prima di raggiungere il lago. Nel suo bacino confluiscono numerosi corsi d’acqua che, soprattutto durante precipitazioni particolarmente intense, possono trasportare a valle terreno, limo, rocce e altro materiale.

«Dobbiamo essere consapevoli delle caratteristiche naturali di un territorio alpino nel quale i versanti sono soggetti a frane e fenomeni erosivi – sottolinea la consigliera regionale –. Gli impianti e le aziende che li gestiscono possono contribuire a migliorare la regolazione delle acque e dei sedimenti, ma non possono impedire il verificarsi di ogni evento naturale».

Una considerazione che, precisa Snider, non deve però diminuire il livello di attenzione nei confronti delle modalità di gestione degli impianti. «Questo non riduce l’importanza dei controlli, della manutenzione, della trasparenza e del rigoroso rispetto delle procedure».

Nella replica al Comune, A2A aveva ricordato anche il particolare sistema di gestione adottato per la diga di Villa di Chiavenna dopo la frana del Pizzo Cengalo del 2017. Durante gli eventi di piena, l’invaso viene gestito attraverso un protocollo che lo rende cosiddetto “trasparente”, consentendo il passaggio verso valle del materiale solido trasportato naturalmente dalla corrente e garantendo contemporaneamente la continuità del deflusso.

La società ha riferito che, dal 2018, sono stati gestiti con questa modalità 42 eventi, senza che i monitoraggi abbiano evidenziato conseguenze ambientali apprezzabili. Le operazioni, secondo A2A, vengono rendicontate a Regione Lombardia, ARPA e Direzione Generale per le Dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il gestore aveva inoltre distinto quanto avvenuto durante le recenti precipitazioni dalla segnalazione inoltrata da Piuro il 5 agosto, precisando che durante un sopralluogo effettuato quel giorno Regione Lombardia non avrebbe rilevato anomalie nelle modalità di rilascio del deflusso minimo vitale, né presenza di limo o sedimenti o anomalie visibili nella torbidità a valle dello sbarramento.

Per Snider, proprio la natura transfrontaliera del Mera impone però di allargare il confronto oltre i confini italiani. «La dimensione internazionale della Mera rende indispensabile un rapporto costante anche con le istituzioni e le strutture tecniche svizzere», osserva.

Secondo la consigliera, la cooperazione già sviluppata attraverso esperienze come i progetti Interreg può assumere un ruolo importante non soltanto sul versante della Protezione civile. «La collaborazione transfrontaliera è essenziale anzitutto per la prevenzione e la Protezione civile, ma può aiutare anche a condividere dati, sistemi di monitoraggio e modalità di gestione».

Particolare attenzione, sottolinea Snider, deve continuare a essere riservata alle zone più delicate del bacino, a cominciare dal versante del Cengalo, oltre agli impianti idroelettrici e alla diga di Villa di Chiavenna.

Altro punto sul quale si incontrano, pur partendo da posizioni differenti, diversi interventi degli ultimi giorni è quello del Contratto di Fiume Mera. Il Comune di Piuro lo aveva richiamato chiedendo il rispetto degli impegni relativi alla salvaguardia dell’ecosistema e alla gestione delle acque.

Snider indica ora proprio questo strumento come possibile sede nella quale riportare il confronto. «Il Contratto di Fiume Mera può rappresentare la sede più adatta per consolidare il dialogo», coinvolgendo, oltre agli enti e ai gestori, anche le associazioni dei pescatori e gli altri portatori di interesse. Un’impostazione che punta quindi a superare lo scontro tra letture differenti attraverso dati, monitoraggi e un confronto tecnico condiviso. «Chiedo che prosegua un confronto tecnico e istituzionale serio, fondato su informazioni verificabili e obiettivi condivisi», conclude Snider.

La linea indicata dalla consigliera regionale è quella di tenere insieme le diverse esigenze che insistono sul Mera: «Produzione di energia rinnovabile, sicurezza idraulica e tutela dell’ecosistema devono procedere insieme. Collaborazione e rispetto dei protocolli sono la strada migliore per proteggere il fiume Mera e la Valchiavenna».

Dopo le accuse del Comune di Piuro e le precisazioni tecniche di A2A, l’intervento di Snider prova quindi a riportare la vicenda su un piano di verifica istituzionale e tecnica, indicando nel monitoraggio, nella trasparenza e nel coordinamento anche transfrontaliero gli strumenti attraverso cui chiarire definitivamente le cause dei fenomeni osservati sul Mera.

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