MORBEGNO – Fermare la chiusura notturna del Punto di Primo Intervento di Morbegno prima che la sperimentazione prenda il via. È la richiesta di Cisl Sondrio, Fnp Cisl Pensionati e Cisl Funzione Pubblica, che intervengono sulla prevista sospensione del servizio dalle 20 alle 8, a partire da dicembre, esprimendo forti perplessità sulle conseguenze per i cittadini della Bassa Valtellina.
A preoccupare i sindacati è soprattutto il rischio che, nelle ore notturne, chi necessita di assistenza sanitaria debba affrontare spostamenti più lunghi per raggiungere il Pronto Soccorso di Sondrio, con possibili ripercussioni anche sull’attività della struttura ospedaliera del capoluogo. “La salute non può essere una questione di distanza”, sottolineano le tre sigle, richiamando le difficoltà di un territorio montano nel quale la presenza di servizi sanitari vicini ai cittadini assume un’importanza particolare.
A sollevare ulteriori critiche è il fatto che la decisione, secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, sarebbe stata appresa attraverso gli organi di informazione, senza alcun confronto preventivo con le parti sociali.
Una mancanza di dialogo che la Cisl contesta, chiedendo di conoscere le valutazioni alla base della scelta e le misure previste per affrontarne le possibili conseguenze. Tra i timori espressi figurano le difficoltà che potrebbero incontrare anziani, famiglie e residenti delle comunità più periferiche, costretti a raggiungere Sondrio anche durante la notte. Ma c’è anche la questione del possibile aumento degli accessi al Pronto Soccorso del capoluogo, che secondo i sindacati si trova già frequentemente sotto pressione.
La riorganizzazione prevederebbe anche una nuova postazione per un mezzo di soccorso medicalizzato, un potenziamento che le organizzazioni sindacali giudicano importante, ma non sufficiente a compensare la chiusura notturna del presidio morbegnese.
“Il potenziamento dei mezzi di soccorso è importante, ma non può sostituire un presidio sanitario fisso”, ribadiscono. Da qui la richiesta di fare chiarezza sui numeri che hanno portato alla decisione: quanti sono gli accessi notturni al Punto di Primo Intervento? Quali benefici si prevedono dalla sperimentazione? E quali saranno le ricadute sugli altri ospedali e sul personale sanitario?
Interrogativi ai quali, secondo la Cisl, occorre dare risposte prima di procedere. Le tre sigle chiedono quindi la sospensione del provvedimento e l’apertura di un tavolo di confronto, accompagnato dalla pubblicazione dei dati che giustificano la scelta. La sperimentazione, aggiungono, dovrebbe prevedere criteri di monitoraggio chiari, indicatori verificabili e tempi certi per valutarne gli effetti, con garanzie sia per i cittadini sia per i lavoratori, evitando di trasferire eventuali criticità su altre strutture sanitarie.
“La montagna non può essere un territorio di serie B”, è il richiamo conclusivo delle organizzazioni sindacali, che chiedono di non indebolire ulteriormente la sanità di prossimità.

