SONDRIO – La Lombardia entra nel 2026 confermandosi uno dei principali motori produttivi del Paese, ma dietro la tenuta dei valori medi regionali emergono differenze territoriali sempre più marcate. E tra i dati che più preoccupano c’è quello della provincia di Sondrio, dove le esportazioni registrano una flessione del 16,2% su base annua.
È quanto emerge dall’analisi della UIL Lombardia sullo stato del sistema produttivo regionale, che restituisce un quadro non ancora recessivo ma caratterizzato da forti pressioni sui costi, aspettative in peggioramento e un aumento della cassa integrazione straordinaria.
A livello territoriale, soltanto sei province lombarde su dodici mostrano una crescita dell’export. Sondrio si colloca invece nella parte bassa della graduatoria, con un calo del 16,2%, peggiore di quello registrato da Pavia (-14%) e secondo soltanto a Lodi (-21,6%).
Il dato provinciale si inserisce in una Lombardia che, nel complesso, continua a rappresentare il 25,2% delle esportazioni italiane, con il manifatturiero che pesa per il 97% sul totale regionale. L’export lombardo supera i 40,9 miliardi di euro, stabile su base annua ma in calo del 6,5% rispetto al periodo precedente. Le importazioni si attestano invece a 42,8 miliardi, con una diminuzione del 7,5% annuo e del 2% congiunturale.
Il saldo commerciale regionale resta così negativo per circa 1,9 miliardi di euro. Ma è proprio il confronto tra province a restituire l’immagine più netta delle differenze interne. Se Varese cresce del 23,2% e Lecco del 6,3%, Sondrio arretra del 16,2%. Un divario che, secondo la UIL, dimostra come la sola media regionale non sia sufficiente a descrivere l’andamento dell’economia lombarda.
«La Lombardia entra nel 2026 con un sistema produttivo ancora capace di crescere, innovare ed esportare», osserva il segretario generale della UIL Lombardia Antonio Albrizio. «La tenuta dei valori medi convive però con pressioni sui costi, aspettative in peggioramento, forti differenze territoriali e con un aumento della cassa integrazione straordinaria».
Per il sindacato, dunque, non si può parlare di una fase apertamente recessiva, ma il quadro richiede comunque interventi. «Serve una politica industriale preventiva, selettiva e partecipata», sottolinea Albrizio.
Un altro elemento osservato dalla UIL riguarda gli ammortizzatori sociali. La cassa integrazione complessiva diminuisce del 14,4% e la CIGO del 26,2%, mentre la CIGS cresce del 14,9%. Un dato, quest’ultimo, considerato più significativo perché la cassa integrazione straordinaria è maggiormente collegata a riorganizzazioni, crisi aziendali e contratti di solidarietà.
Sul fronte settoriale, inoltre, il quadro resta molto differenziato. Crescono i mezzi di trasporto (+12,1%) e la farmaceutica (+9,7%), mentre arretrano tessile-abbigliamento-pelli (-7,9%), chimica (-6,1%) e macchinari (-5,5%). Per quanto riguarda i mercati di destinazione, aumentano le esportazioni verso la Svizzera (+21,2%) e verso l’Unione europea (+1%), mentre diminuiscono quelle verso gli Stati Uniti (-4,4%).
Per la UIL, le differenze territoriali impongono un cambio di metodo. «Proponiamo di affiancare al Patto per lo Sviluppo una lettura industriale provinciale stabile», afferma il segretario confederale UIL Lombardia Vittorio Sarti. L’obiettivo è costruire un monitoraggio più puntuale sulle filiere prioritarie, sugli investimenti, sul rafforzamento delle competenze, sulla gestione della cassa integrazione e sulle vertenze territoriali.
Una richiesta che assume particolare rilievo proprio in territori come Sondrio, dove il dato sull’export segnala una flessione nettamente superiore alla media regionale.
Il -16,2% dell’export non basta da solo a descrivere l’intera economia provinciale, ma rappresenta certamente uno dei segnali da seguire con maggiore attenzione. Il quadro delineato dalla UIL mostra infatti una Lombardia che continua a reggere nel suo complesso, ma con province che procedono a velocità molto diverse.
Per Sondrio il tema sarà quindi capire se la flessione rappresenti un passaggio congiunturale oppure un segnale più strutturale. Ed è proprio per evitare che le difficoltà di singoli territori si traducano in ricadute sull’occupazione che il sindacato chiede un monitoraggio sempre più ravvicinato e politiche industriali costruite sulle specificità provinciali.