Sondrio

Ghiacciai, due nuove stazioni Arpa in Valtellina: sul Bernina la più alta della Lombardia

Installati nuovi strumenti di monitoraggio a Valfurva, a 3.250 metri, e a Lanzada, a 3.597 metri, nei pressi del Rifugio Marco e Rosa.

La rete nivometeorologica regionale raggiunge quota 49 stazioni. I dati raccolti permetteranno di studiare l'evoluzione del clima alpino, la fusione dei ghiacciai e le risorse idriche.

Federica Lassi – 24 Ottobre 2026 08:51

Sondrio, Centro Valtellina, Attualità

Ghiacciaio Fellaria
(foto archivio)

SONDRIO – Due nuove stazioni meteorologiche sulle montagne della Valtellina per monitorare il clima e studiare i cambiamenti in atto nei ghiacciai alpini. Arpa Lombardia amplia la propria rete nivometeorologica con l’installazione di due strumenti automatici in alta quota, nei territori comunali di Valfurva e Lanzada, portando a 49 il numero complessivo delle stazioni attive.

Una delle due installazioni segna anche un primato: quella posizionata nei pressi del Rifugio Marco e Rosa, nel gruppo del Bernina, a 3.597 metri di altitudine, è infatti la stazione più elevata dell’intera rete di monitoraggio dell’Agenzia regionale. I nuovi strumenti consentiranno di raccogliere dati meteorologici in tempo reale e di costruire serie di osservazioni continuative, fondamentali per comprendere come stanno cambiando le condizioni climatiche nelle aree più elevate delle Alpi.

La nuova stazione di Lanzada è stata collocata a 3.597 metri sul livello del mare, nei pressi del Rifugio Marco e Rosa, in uno degli ambienti d’alta quota più rappresentativi del massiccio del Bernina. Una posizione particolarmente significativa dal punto di vista scientifico, sia per l’altitudine sia per la presenza di importanti apparati glaciali.

L’area è caratterizzata da condizioni meteorologiche severe, con temperature rigide e fenomeni atmosferici che rendono complessa la raccolta continuativa di dati. Proprio per questo, la presenza di una stazione automatica permetterà di disporre di informazioni preziose sull’andamento delle temperature alle quote più elevate, osservandone le variazioni nel tempo.

L’obiettivo è contribuire alla conoscenza dei processi climatici che interessano gli ambienti alpini, dove gli effetti del riscaldamento globale assumono particolare rilevanza per la conservazione dei ghiacciai.

La seconda stazione è stata installata nel territorio di Valfurva, a 3.250 metri di altitudine, su uno sperone roccioso nel gruppo dell’Ortles-Cevedale, alla base del Ghiacciaio del Dosegù. In questo caso il monitoraggio meteorologico sarà affiancato da un’attività già condotta nell’area sul torrente alimentato dalle acque di fusione del ghiacciaio. Attraverso specifiche misurazioni della portata del corso d’acqua, i tecnici possono infatti quantificare il volume idrico che attraversa l’alveo e osservare come cambia in relazione alle condizioni meteorologiche.

L’integrazione tra dati climatici e idrologici consentirà di approfondire il rapporto tra temperature, fusione glaciale e disponibilità delle risorse idriche. Un aspetto di particolare interesse per gli studi glaciologici, perché permette di collegare le trasformazioni dei ghiacciai alle quantità d’acqua che vengono progressivamente rilasciate nei bacini montani.

Entrambe le stazioni sono state progettate per operare in ambienti particolarmente difficili, garantendo la raccolta automatica e continuativa delle informazioni meteorologiche.

Una caratteristica importante riguarda anche le modalità di installazione. Le strutture sono pensate per limitare al minimo l’impatto visivo sul paesaggio alpino e possono essere spostate qualora cambino le necessità scientifiche o le aree da monitorare. Una volta rimosse, inoltre, non lasciano tracce permanenti nei luoghi in cui sono state collocate.

La possibilità di ricollocarle rappresenta un vantaggio soprattutto in contesti montani soggetti a trasformazioni ambientali, dove nel tempo possono cambiare anche le esigenze di osservazione.

Con le installazioni di Valfurva e Lanzada, Arpa Lombardia rafforza la propria capacità di osservazione delle aree alpine, affiancando al monitoraggio meteorologico tradizionale strumenti collocati in prossimità di importanti ghiacciai. I dati raccolti permetteranno di documentare l’evoluzione delle temperature, approfondire i fenomeni legati alla fusione glaciale e migliorare le conoscenze sui processi che regolano la disponibilità d’acqua negli ambienti montani. Informazioni utili non soltanto alla ricerca scientifica, ma anche alla comprensione delle trasformazioni che interessano progressivamente il territorio alpino.

La Valtellina diventa così sede di due nuovi punti di osservazione strategici per lo studio del clima in alta quota. Da un lato il Bernina, con la stazione più elevata della rete regionale; dall’altro il Ghiacciaio del Dosegù, dove il confronto tra dati meteorologici e portata delle acque consentirà di seguire più da vicino le conseguenze della fusione glaciale.

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