Sondrio

Incendi boschivi, da Gordona a Lovero: un 2026 che preoccupa Legambiente

Il vasto rogo in Valchiavenna tra gli episodi che hanno segnato il 2026 in provincia di Sondrio. In Lombardia 606 ettari percorsi dal fuoco.

L'associazione: "Non basta intervenire quando è troppo tardi".

Federica Lassi – 30 Ottobre 2026 16:58

Sondrio, Centro Valtellina, Attualità

L'incendio che sta interessando nuovamente la zona della Torre del Segname
L'incendio che sta interessando nuovamente la zona della Torre del Segname

SONDRIO – Quasi 60 ettari di territorio interessati dalle fiamme a Gordona, in Valchiavenna, e un altro incendio boschivo a Lovero, in Valtellina. Anche la provincia di Sondrio ha fatto i conti nel 2026 con roghi che hanno riportato al centro dell’attenzione la sicurezza e la tutela del patrimonio forestale. Episodi che si inseriscono in un quadro più ampio, quello fotografato da Legambiente Lombardia, che lancia un nuovo appello sulla necessità di investire nella prevenzione, anziché limitarsi a intervenire quando gli incendi sono già divampati.

I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno: dall’inizio dell’anno al 15 ottobre, in Lombardia sono stati registrati 17 incendi, per un totale di 606 ettari percorsi dal fuoco. È quanto emerge dal rapporto La bioeconomia delle foreste 2026, con cui Legambiente richiama l’attenzione sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e sulla crescente vulnerabilità dei boschi, compresi quelli delle aree alpine.

A segnare l’estate valchiavennasca è stato soprattutto l’incendio divampato il 1° agosto a Gordona, nella zona della Torre di Segname. Un rogo che ha impegnato per oltre due settimane Vigili del Fuoco, volontari dell’Antincendio Boschivo e mezzi aerei, tra elicotteri e Canadair, chiamati a operare su un versante montano particolarmente difficile da raggiungere. Dai circa 20 ettari interessati nelle prime fasi, l’incendio si è progressivamente esteso, fino a coinvolgere quasi 60 ettari di territorio. Le operazioni di spegnimento e bonifica si sono protratte a lungo, anche per la difficoltà di raggiungere alcuni focolai e per la necessità di evitare nuove riprese delle fiamme.

Un’emergenza che ha messo alla prova il sistema antincendio e che ha evidenziato quanto la conformazione del territorio possa complicare gli interventi nei boschi di montagna. A Lovero, invece, il 4 aprile un incendio aveva interessato circa un ettaro di superficie boschiva in località Bulata, richiedendo l’intervento delle squadre antincendio per contenere le fiamme e mettere in sicurezza l’area.

Proprio Lovero viene citato da Legambiente tra gli episodi registrati nel corso dell’anno, insieme ai roghi di Venegono Inferiore e Laveno Mombello, nel Varesotto, Garzeno nel Comasco, Cene nella Bergamasca, Lumezzane nel Bresciano e Valmadrera nel Lecchese. L’incendio di Gordona, pur non essendo richiamato espressamente nell’elenco diffuso dall’associazione, rappresenta uno degli episodi più significativi per la provincia di Sondrio, sia per l’estensione dell’area coinvolta sia per la complessità delle operazioni necessarie a contenere il rogo.

Legambiente: “La prevenzione non può fermarsi allo spegnimento”

Per Legambiente, gli incendi che hanno colpito la Lombardia sono il segnale di un problema che non può essere affrontato soltanto con interventi di emergenza. Temperature più elevate, periodi prolungati senza precipitazioni e stress idrico della vegetazione contribuiscono a creare condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme. A rendere più delicata la situazione sono anche l’accumulo di materiale vegetale non gestito e la necessità di una manutenzione più costante delle superfici boschive.

Una questione che riguarda da vicino anche Valtellina e Valchiavenna, dove le foreste non rappresentano soltanto un elemento caratteristico del paesaggio, ma svolgono funzioni importanti nella protezione dei versanti, nella regolazione delle acque e nella conservazione della biodiversità.

“Vedere una foresta bruciare è un doppio campanello d’allarme, sia per il presente sia per il futuro di questo essenziale ambiente così tanto presente in Lombardia – commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Non basta far arrivare dal cielo lo spegnimento quando è troppo tardi, bisogna curare l’esistente con nuove strategie di intervento e soprattutto coinvolgere anche i cittadini in una maggiore consapevolezza sulla cura e sui rischi che i nostri comportamenti provocano. Bene che in Lombardia sia stato aggiornato il protocollo antincendio AIB, ma il clima cambia costantemente, e alla gestione degli incendi va affiancata una manutenzione costante delle foreste”.

L’associazione riconosce dunque l’importanza dell’aggiornamento del sistema regionale antincendio boschivo, ma sottolinea come gli strumenti di contrasto debbano essere accompagnati da una maggiore attenzione alla gestione quotidiana dei boschi. Un’esigenza che si fa ancora più concreta nei territori montani, dove l’abbandono di alcune aree e le difficoltà di accesso possono rendere più impegnativi sia gli interventi preventivi sia quelli di emergenza.

Il bilancio lombardo si inserisce in uno scenario nazionale ben più ampio. Secondo le elaborazioni contenute nel rapporto di Legambiente, basate sui dati del sistema europeo EFFIS-Copernicus, tra il 1° gennaio e il 15 ottobre 2026 in Italia sono stati registrati 2.223 incendi, per una superficie complessiva di 130.858 ettari percorsi dalle fiamme.

Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il numero degli episodi è aumentato del 20,5%, mentre la superficie colpita è cresciuta del 36%. A preoccupare è anche l’impatto sugli ecosistemi protetti: oltre 37 mila ettari interessati dagli incendi ricadono infatti nella Rete Natura 2000, che comprende aree di particolare valore naturalistico. Le regioni meridionali e le isole restano le più colpite, ma gli episodi registrati nel Nord Italia confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione anche nei territori tradizionalmente meno esposti.

La tutela del patrimonio forestale si intreccia inoltre con gli impegni assunti a livello europeo. La Strategia sulla biodiversità punta a proteggere almeno il 30% del territorio terrestre e marino entro il 2030, mentre la Nature Restoration Law prevede misure di ripristino su almeno il 20% delle superfici terrestri e marine dell’Unione entro la stessa scadenza.

Obiettivi che, secondo Legambiente, richiedono una gestione attiva delle foreste, capace di conservarne le funzioni ambientali e di ridurne la vulnerabilità agli effetti dei cambiamenti climatici.

Accanto alla prevenzione degli incendi, Legambiente richiama anche il ruolo delle foreste urbane, al centro della campagna regionale Cammina Foreste Urbane 2026. Un patrimonio che, pur trovandosi all’interno dei centri abitati, contribuisce a mitigare le temperature, migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico.

“Per incrementare le foreste urbane dobbiamo de-sigillare i suoli asfaltati permettendo la messa a dimora di specie vegetali anche dove sembrerebbe impossibile farlo – osserva Federico Del Prete, responsabile spazio pubblico di Legambiente Lombardia -. Le infrastrutture per la mobilità devono sempre più fungere anche da corridoi verdi, non solo come corsie veicolari. Se vogliamo tenere il passo con gli obiettivi di rinaturazione dobbiamo cambiare completamente approccio allo spazio pubblico”.

L’appello dell’associazione guarda dunque a una gestione del verde che non si esaurisca nella risposta alle emergenze, ma diventi parte integrante della pianificazione del territorio.

Gli incendi di Gordona e Lovero riportano questa riflessione alla realtà della provincia di Sondrio, dove la presenza di estese superfici forestali rende particolarmente importante il lavoro di prevenzione. Perché, come sottolinea Legambiente, proteggere i boschi significa intervenire prima che le fiamme divampino, non soltanto quando è necessario spegnerle.

Non fermarti alle notizie suggerite dall’algoritmo

Su Google scegli Valtellinotizie.com per un’informazione verificata.

AGGIUNGI ORA