Sondrio

Ristorni frontalieri, Sertori: “Nessun effetto immediato, troveremo un accordo con il Ticino”

L'assessore regionale rassicura i Comuni lombardi dopo la minaccia del Canton Ticino di bloccare il 50% dei ristorni.

I fondi destinati a rafforzare gli ospedali di confine con aumenti fino al 20% per medici e infermieri.

Redazione VN – 2 Luglio 2026 07:28

Sondrio, Centro Valtellina, Politica

SONDRIO – Il possibile blocco dei ristorni annunciato dal Canton Ticino non avrà conseguenze nell’immediato per gli enti locali lombardi. A rassicurare i territori è l’assessore regionale agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo risorsa idrica, Massimo Sertori, che ricopre anche il ruolo di presidente della Regio Insubrica, la Comunità di lavoro che promuove la cooperazione transfrontaliera nella regione italo-svizzera dei Laghi Prealpini.

«Il blocco dei ristorni minacciato dal Canton Ticino non ha effetti immediati, i nostri Comuni possono stare tranquilli, perché quelli pagati sono relativi a due anni fa», afferma Sertori. L’assessore si dice inoltre fiducioso sulla possibilità di arrivare a un’intesa: «Un accordo riusciremo a trovarlo, i rapporti bilaterali sono ottimi e con gli amici svizzeri siamo sempre stati in grado di trovare delle soluzioni. A patto però che il confronto avvenga su un piano di leale collaborazione. Non ci si può vedere a un tavolo e minacciare di non versare quanto è dovuto».

Secondo Sertori, la posizione del Canton Ticino nasce dalla contestazione del contributo del 3% destinato alle spese sanitarie e previsto da una Legge Finanziaria del 2024 per i cosiddetti vecchi frontalieri.

«Il Ticino ritiene che questo contributo sia lesivo della revisione degli accordi italo-svizzeri del 1974 e per questo ha sospeso in via preventiva il 50% dei ristorni. Ovviamente è una loro versione, fra l’altro lesiva di un accordo internazionale fra Italia e Svizzera. Saranno quindi Roma e Berna ad affrontare la situazione», spiega l’assessore.

Nonostante la tensione, la Regione Lombardia conferma la propria disponibilità al dialogo. Sertori richiama il recente incontro tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la ministra delle Finanze della Confederazione Elvetica Karin Keller-Sutter, durante il quale è stata auspicata anche una riunione tra Regione Lombardia e Canton Ticino per individuare una soluzione condivisa.

«Sono convinto che si possa trovare una soluzione, a patto di confrontarsi alla pari. Non è possibile sedersi a un tavolo minacciando di bloccare la metà dei ristorni. Lombardia e Ticino hanno rapporti ottimi, abbiamo trovato soluzioni intelligenti per i nostri territori in passato e sono sicuro che potremo farlo anche in futuro», aggiunge.

L’assessore interviene anche su uno degli aspetti più discussi della vicenda, respingendo la definizione di “tassa sulla salute” utilizzata dal Ticino. «Non è corretto parlare di tassa sulla salute», precisa Sertori, ricordando che fino al 2000 i lavoratori frontalieri versavano già un contributo sanitario, pari a circa 600 mila lire annue, destinato alle allora Asl.

Successivamente, con la regionalizzazione del sistema sanitario italiano e gli accordi tra Svizzera e Unione Europea, è stato introdotto il diritto di opzione, che consente ai frontalieri di scegliere tra il servizio sanitario svizzero e quello italiano.

Chi opta per il sistema elvetico sostiene il costo di un’assicurazione privata, pari ad almeno 350 franchi al mese. Chi sceglie invece il servizio sanitario italiano, sottolinea Sertori, beneficia dell’assistenza gratuita per sé e per i familiari a carico a causa di un vuoto normativo.

Proprio per superare questa situazione, il Governo italiano ha introdotto il nuovo contributo sanitario. «Nel caso di una busta paga di 4.000 euro netti si parla di circa 120 euro al mese per coprire il servizio sanitario per sé e per i propri familiari. Una cifra sensata che, in ossequio al federalismo fiscale, la Lombardia utilizza per aumentare gli stipendi, fino al 20%, di medici e infermieri che lavorano nei presidi ospedalieri a ridosso del confine, dove esiste un forte problema di attrattività verso la Svizzera a causa delle differenze retributive», evidenzia l’assessore.

L’obiettivo della Regione, ribadisce Sertori, è garantire una sanità di qualità nelle aree di confine, a beneficio di tutti i cittadini. «Questa norma mira a mantenere un servizio sanitario di qualità per tutti, che abitino da una parte o dall’altra del confine», conclude.

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