SONDRIO – Cinquantadue opere per riscoprire il percorso artistico di Luigi Bracchi, pittore valtellinese capace di attraversare le principali correnti del Novecento senza rinunciare a una propria identità. È stata inaugurata venerdì 23 ottobre a Sondrio la mostra “Luigi Bracchi. L’eleganza discreta del Novecento”, un’ampia retrospettiva dedicata all’artista nato a Tirano nel 1892 e morto a Milano nel 1978, allestita tra il Museo Valtellinese di Storia e Arte (MVSA) e la sede di Confindustria Lecco e Sondrio.
L’esposizione resterà aperta fino al 31 gennaio 2027 e propone un viaggio nella produzione di Bracchi, soffermandosi sui temi e sui soggetti che hanno accompagnato la sua ricerca: dai paesaggi della Valtellina a quelli del lago di Como e di Venezia, fino ai ritratti e al rapporto personale e artistico con la moglie Regina Cassolo Bracchi, conosciuta come Regina, protagonista del secondo futurismo e del Movimento Arte Concreta.
Promossa dall’agenzia di comunicazione Welcome in collaborazione con l’Archivio Luigi Bracchi di Milano, la mostra è stata realizzata con il contributo del Comune di Sondrio e di Confindustria Lecco e Sondrio, con il sostegno di Regione Lombardia, del Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano dell’Adda, di Impresa Rigamonti e Acinque.

Ad aprire la presentazione è stata l’assessore alla Cultura del Comune di Sondrio, Marcella Fratta, che ha sottolineato l’importanza di valorizzare un artista legato al territorio ma dalla visione internazionale. “Il numero delle opere esposte e la selezione condotta ci restituiscono una retrospettiva completa, da cui emerge nella sua completezza il grande talento di questo pittore” ha affermato.
Giorgio Cortella, dell’agenzia Welcome, ha ripercorso la genesi del progetto, nato dall’incontro con Guido e Stefano Cribiori, che custodiscono l’Archivio Luigi Bracchi nella galleria Studiolo di Milano. L’obiettivo condiviso è riportare l’attenzione su un protagonista del Novecento che, secondo i promotori, è stato talvolta trascurato dalla critica o messo in ombra dalla notorietà della moglie Regina. La Valtellina, a cui l’artista è sempre rimasto legato, rappresenta così il luogo ideale per riscoprirne la figura e l’opera.
La disponibilità ad accogliere una parte dell’esposizione nella sede cittadina è stata sottolineata anche da Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio. “Ospitare le opere nella nostra sede significa far incontrare mondi diversi, quello dell’impresa e quello dell’arte, insieme al pubblico dei visitatori, nella convinzione che il dialogo tra ambiti eterogenei sia fonte di arricchimento reciproco”, ha dichiarato.

A illustrare l’evoluzione artistica di Bracchi è stata la storica dell’arte e curatrice Elena Pontiggia, che ha ripercorso le diverse fasi della sua ricerca, dal simbolismo al puntinismo, dal secondo futurismo al gruppo del Ritorno all’ordine, fino al neocubismo. Un percorso caratterizzato dalla capacità di confrontarsi con linguaggi differenti senza aderire completamente a una singola corrente.
A unire le diverse stagioni della sua produzione, secondo Pontiggia, è la costante ricerca della grazia, dell’armonia e della bellezza. Una cifra riconoscibile tanto nei paesaggi valtellinesi quanto nei ritratti della moglie Regina, verso la quale Bracchi nutriva una profonda ammirazione, pur mantenendo una propria autonomia espressiva.
“Bracchi è un pittore animato da una profonda spiritualità, velata da un senso di malinconia, per la consapevolezza della vita che passa” ha osservato la curatrice, invitando infine la comunità locale a riconoscere il legame profondo tra l’artista e la sua terra: “Ha amato molto la Valtellina. Voi valtellinesi ricompensatelo per questo amore”.

La mostra è visitabile a ingresso libero fino al 31 gennaio 2027. Al Museo Valtellinese di Storia e Arte, in via Maurizio Quadrio 27, è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Le opere ospitate nella sede di Confindustria Lecco e Sondrio, in piazza Cavour 21, sono invece visitabili dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18.
Completa il progetto un catalogo di 128 pagine, curato da Elena Pontiggia e Alessandra Baruta, che raccoglie e approfondisce il percorso dell’artista.

