VAL MASINO – Niente più droni per riprese amatoriali, turistiche o di semplice svago sopra la Riserva Naturale Val di Mello. Dopo l’approvazione di ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, e la successiva pubblicazione sulla piattaforma ufficiale D-Flight, le aree protette della Val Masino sono state formalmente classificate come Zona Geografica UAS “Siti Natura 2000 – Val Masino – Disgrazia”.
La nuova classificazione introduce una vera e propria “Zona Rossa”, o No Fly Zone, sottoponendo lo spazio aereo sopra una delle aree naturalistiche più conosciute della provincia di Sondrio a rigide limitazioni per l’utilizzo dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto.
La Riserva Naturale Val di Mello ricade interamente nel perimetro interessato dal provvedimento. L’area comprende infatti la Zona di Protezione Speciale IT2040601 “Bagni di Masino – Pizzo Badile – Val di Mello – Val Torrone – Piano di Preda Rossa” e la Zona Speciale di Conservazione IT2040020 “Val di Mello – Piano di Preda Rossa”, entrambe appartenenti alla rete europea Natura 2000.
La conseguenza più immediata riguarda i voli ricreativi e hobbistici: non è consentito decollare, atterrare o sorvolare la Riserva con droni per finalità amatoriali, turistiche o di puro intrattenimento. La limitazione non riguarda però soltanto chi utilizza un drone per realizzare fotografie o video personali. Anche le operazioni per finalità professionali, commerciali o scientifiche sono soggette al divieto in assenza di specifiche autorizzazioni.
Per eventuali attività ammesse in deroga sarà quindi necessario ottenere preventivamente i necessari nulla osta e le autorizzazioni previste, coinvolgendo l’ente gestore dell’area protetta ed ENAC secondo le procedure applicabili. La nuova delimitazione, ora visibile anche nelle “Air Rules” della piattaforma D-Flight, rende immediatamente riconoscibile agli operatori UAS l’esistenza del vincolo, trasformando in una limitazione aeronautica chiaramente consultabile le esigenze di tutela ambientale già legate alla particolare sensibilità della zona.
Alla base della decisione c’è soprattutto la necessità di proteggere un territorio inserito nella Rete Natura 2000, il sistema istituito dall’Unione Europea per garantire la conservazione degli habitat naturali e delle specie considerate maggiormente vulnerabili.
Uno degli aspetti più delicati riguarda il disturbo alla fauna selvatica. Il rumore prodotto dai droni e la loro presenza improvvisa in volo possono infatti provocare stress negli animali, soprattutto nei periodi di riproduzione, cova e nidificazione.
Particolarmente sensibili possono risultare rapaci, ungulati e altre specie che possono interpretare il passaggio di un drone come la presenza di un predatore, reagendo con comportamenti di allarme o fuga. Una perturbazione che, soprattutto se ripetuta, rischia di incidere sulle abitudini degli animali e sull’utilizzo degli habitat.
La limitazione punta quindi a ridurre al minimo la pressione antropica in un ambiente caratterizzato da elevata naturalità e da ecosistemi particolarmente delicati.
Ma la tutela non riguarda esclusivamente gli animali. La No Fly Zone è destinata anche a preservare il silenzio e la qualità dell’esperienza di chi frequenta la Val di Mello, evitando che il rumore di apparecchi in volo interferisca con uno degli elementi che maggiormente caratterizzano l’attrattività della valle.
Escursionisti, alpinisti e visitatori potranno così continuare a vivere un ambiente nel quale la dimensione naturalistica rimane centrale, senza una presenza incontrollata di dispositivi volanti utilizzati per riprese e fotografie.
Un ulteriore elemento riguarda la quiete e la privacy di chi vive o possiede strutture all’interno della Riserva. La regolamentazione contribuisce infatti a limitare sorvoli potenzialmente invasivi sopra abitazioni, rifugi o altre proprietà situate nell’area tutelata.
Il nuovo regime trova fondamento in un articolato quadro normativo europeo e nazionale. Tra i riferimenti richiamati figura innanzitutto il Regolamento di esecuzione UE 2019/947, che all’articolo 15 consente agli Stati membri di istituire Zone Geografiche UAS nelle quali le operazioni con droni possono essere limitate o vietate per ragioni legate, tra l’altro, alla sicurezza, alla tutela ambientale, alla fauna e alla privacy.
A questo si affianca il Regolamento delegato UE 2019/945, relativo ai sistemi aeromobili senza equipaggio, oltre alla Circolare ENAC ATM-09A, dedicata ai criteri di implementazione e alle procedure per le Zone Geografiche UAS in Italia.
Sul versante ambientale rientrano tra i riferimenti la Legge 6 dicembre 1991, n. 394, legge quadro sulle aree protette, le direttive europee che hanno dato origine alla Rete Natura 2000 – la Direttiva Habitat 92/43/CEE e la Direttiva Uccelli 2009/147/CE – e il DPR 8 settembre 1997, n. 357, con le successive modifiche, che disciplina in Italia l’attuazione della Direttiva Habitat.
La pubblicazione su D-Flight rappresenta dunque un passaggio importante perché rende il vincolo immediatamente consultabile da chiunque pianifichi un volo con un drone nella zona.
Per chi frequenta la Val di Mello con apparecchiature UAS, il principio diventa quindi molto chiaro: il volo ricreativo non è consentito e qualsiasi altra operazione richiede preventiva autorizzazione.
La misura rafforza così la protezione di uno dei contesti naturalistici più preziosi della Val Masino, ponendo sullo stesso piano la tutela degli habitat, della fauna, della tranquillità dei residenti e di quella particolare esperienza di silenzio e immersione nella natura che costituisce una delle caratteristiche distintive della Val di Mello.