SONDRIO – La sentenza del Tar non chiude il confronto sulla cosiddetta “tangenzialina dell’Alute”. Anzi, a Bormio il tema torna al centro dello scontro politico dopo il comunicato con cui la sindaca Silvia Cavazzi, a nome dell’Amministrazione comunale, ha commentato l’esito del contenzioso e annunciato l’intenzione di avviare nelle prossime settimane un nuovo confronto con Regione Lombardia, titolare della procedura, del progetto e delle relative risorse economiche.
Un passaggio che il Comitato a Tutela dell’Alute legge come la possibile apertura a un ripensamento e che ha immediatamente provocato la replica della presidente Ludovica Canclini, tornata a chiedere all’Amministrazione di tenere conto dell’opposizione manifestata negli anni da una parte significativa della comunità bormina.
Il comunicato della sindaca era stato letto al termine della seduta del Consiglio comunale del 31 luglio e successivamente diffuso attraverso i canali istituzionali del Comune. Cavazzi ha ricordato di avere anticipato già nel Consiglio comunale del 29 maggio che l’Amministrazione si sarebbe pronunciata sulla questione soltanto dopo la sentenza relativa al ricorso presentato dal Comitato per l’Alute e da altri soggetti contro il Paur, il Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale.
Il Tar si è pronunciato il 21 luglio, respingendo il ricorso e confermando, nella lettura fornita dall’Amministrazione, la correttezza del procedimento seguito da Comune di Bormio, Regione Lombardia e Soprintendenza. «La sentenza del Tar è molto chiara – ha affermato Cavazzi –. Il Tar ha riconosciuto che Comune, Regione Lombardia e Soprintendenza hanno operato nel pieno rispetto delle regole, a tutela dell’ambiente e dell’interesse pubblico, agendo correttamente e nella massima trasparenza».
Secondo quanto riportato dalla sindaca, il tribunale amministrativo avrebbe inoltre giudicato l’istruttoria «completa, approfondita e rispettosa delle norme», chiarendo anche un altro degli aspetti al centro della controversia: le proroghe concesse da Regione Lombardia riguarderebbero esclusivamente i termini per l’avvio e la conclusione dei lavori e non inciderebbero sulla validità del Paur, che conserverebbe pertanto la propria efficacia.
Cavazzi ha poi richiamato la lunga storia del progetto, sottolineando come non sia nato con le Olimpiadi Milano Cortina. «Il Tar ha riconosciuto che il progetto esiste dal 2005 – ha evidenziato – ed è stato inserito negli strumenti di pianificazione regionale e comunale molto prima dell’assegnazione delle Olimpiadi, avvenuta nel 2019».
La proposta, ha ricordato la sindaca, sarebbe stata portata avanti anche dalle tre Amministrazioni comunali precedenti, con l’obiettivo di affrontare le problematiche legate alla viabilità e alla mobilità di Bormio. Le Olimpiadi, secondo la ricostruzione richiamata nel comunicato, avrebbero quindi funzionato da acceleratore di un progetto già esistente.
Sulla base di questi elementi, il Tar ha respinto il ricorso presentato dal Comitato per l’Alute e dagli altri soggetti coinvolti. Ma proprio da questo punto parte il nuovo capitolo politico.
Cavazzi ha infatti ricordato che «la procedura, il progetto e le risorse economiche sono di Regione Lombardia» e annunciato che nelle prossime settimane il Comune aprirà un’interlocuzione con il Pirellone per valutare lo stato dell’iter alla luce della sentenza e prendere in considerazione eventuali ulteriori azioni in materia di mobilità.
«Sarà nostra premura esaminare con Regione Lombardia anche eventuali altre azioni a favore della mobilità, per valutarne l’impatto – ha affermato la sindaca – allo scopo di trovare soluzioni che possano contemperare le diverse posizioni e le diverse sensibilità dei nostri cittadini».
Un’apertura che arriva pur ribadendo l’esistenza di problemi viabilistici che l’Amministrazione considera ancora irrisolti. Cavazzi sostiene che alcuni risultati siano già stati raggiunti attraverso il potenziamento della rete ciclopedonale e la realizzazione delle rotatorie su via Milano, alle Corti e alla Perego, opere inserite nel quadro degli interventi olimpici.
Restano però, secondo la sindaca, le difficoltà legate ai grandi flussi stagionali. Attualmente vengono mitigate attraverso aperture a fasce orarie dell’attuale strada agricola dell’Alute, ma permangono problemi di convivenza tra traffico veicolare, pedoni e ciclisti, aggravati anche dal passaggio di mezzi non autorizzati.
L’Amministrazione sostiene pertanto la necessità di individuare una soluzione capace di tenere insieme più interessi: salvaguardia ambientale, sicurezza di residenti e turisti e fluidità del traffico.
«Siamo fortemente convinti che un’Amministrazione comunale venga eletta per trovare soluzioni – ha spiegato Cavazzi –, per facilitare la ricerca di soluzioni condivise e soprattutto bilanciate, che possibilmente raggiungano, o tendano, all’equilibrio tra i vari livelli di interesse pubblico: tutelare il nostro ambiente, garantire sicurezza a residenti e turisti e un’adeguata fluidità al traffico».
Una posizione che non ha però convinto il Comitato. A replicare è stata la presidente Ludovica Canclini, che ha contestato innanzitutto il modo in cui nel comunicato comunale viene descritta l’opposizione al progetto.
Secondo Canclini, parlare semplicemente della «contrarietà del Comitato e di altri soggetti» significherebbe non dare il giusto peso alle mille firme di residenti-elettori bormini raccolte per chiedere un referendum popolare.
Il Comitato ricorda che le firme furono raccolte in circa venti giorni, durante le festività natalizie del 2022, per riuscire a rispettare i tempi previsti per la richiesta del referendum, successivamente non ammesso dall’Amministrazione. Per gli oppositori, quel dato dimostrerebbe che la contrarietà all’opera non possa essere ricondotta soltanto a un gruppo organizzato.
«L’Amministrazione ha il compito di governare il paese su mandato dei cittadini che hanno espresso il loro voto e quindi deve tenere conto e rispettare la volontà degli stessi», ha affermato Canclini. La presidente del Comitato ha ripercorso anche le prime fasi del confronto, ricordando le riunioni informative organizzate tra dicembre 2021 e gennaio 2022 alla sala delle Terme.
Già in quelle occasioni, sostiene il Comitato, sarebbe emersa una netta contrarietà al progetto. Nonostante ciò, nel gennaio 2022 l’Amministrazione avrebbe proseguito con la deliberazione dell’accordo senza, secondo Canclini, tenere adeguatamente conto delle osservazioni provenienti dalla popolazione.
Da qui l’accusa politica rivolta alla maggioranza di avere disatteso i principi di dialogo e condivisione sostenuti durante la campagna elettorale. «I cittadini vanno ascoltati – sostiene Canclini –. Bormio è dei bormini e non di Regione Lombardia. I bormini vivono il paese e ne conoscono fragilità, punti di forza e criticità». Il Comitato entra poi nel merito di una delle argomentazioni utilizzate dall’Amministrazione, quella relativa alla promiscuità tra mezzi agricoli, pedoni e biciclette lungo l’attuale strada dell’Alute.
Canclini richiama l’esempio del Sentiero Valtellina, che da Isolaccia prosegue verso Colico e che in diversi tratti presenta un utilizzo promiscuo, anche in zone interessate da coltivazioni, raccolta delle mele e attività legate al foraggio. Secondo il Comitato, nonostante l’elevata presenza quotidiana di ciclisti e pedoni, questa convivenza non avrebbe prodotto problematiche tali da giustificare opere paragonabili a quella prevista all’Alute.
Per quanto riguarda invece il passaggio di veicoli non autorizzati sull’attuale strada agricola, la proposta degli oppositori è molto più semplice: installare telecamere e sanzionare chi viola il divieto. «Dopo qualche multa salata forse i furboni la smetteranno – sostiene Canclini –. Non ci si meraviglia delle telecamere nelle Ztl delle città e delle multe che arrivano: perché non si può fare a Bormio?». Il punto centrale della replica del Comitato riguarda tuttavia proprio il significato della pronuncia del Tar.
Per Canclini, il fatto che il giudice amministrativo abbia riconosciuto la correttezza formale dell’iter non equivale a certificare la bontà dell’opera. «La correttezza formale dell’iter amministrativo rilevata dal Tar – afferma – non significa che il progetto sia un buon progetto e serva al paese».
È su questa distinzione che si concentra oggi il confronto politico. Da una parte l’Amministrazione può rivendicare la sentenza favorevole sul piano amministrativo e la legittimità del percorso seguito. Dall’altra, gli oppositori insistono sulla valutazione politica, urbanistica e ambientale dell’opera e chiedono che il pronunciamento giudiziario non venga interpretato come un obbligo a procedere senza ulteriori riflessioni.
Proprio l’annunciata interlocuzione con Regione Lombardia potrebbe quindi diventare il terreno sul quale misurare le reali intenzioni della Giunta Cavazzi.
Il sindaco non ha annunciato l’abbandono del progetto, né ha messo in discussione la validità del Paur. Ha però manifestato la disponibilità a esaminare con Regione «eventuali altre azioni» per la mobilità e a ricercare soluzioni capaci di contemperare le differenti sensibilità presenti in paese.
Il Comitato coglie questo spiraglio e rilancia la pressione sull’Amministrazione. «Avete ancora una chance per non affondare definitivamente Bormio, non sprecatela», conclude duramente Ludovica Canclini.
La sentenza del Tar ha dunque definito un capitolo della vicenda sotto il profilo amministrativo, ma non ha ricomposto una frattura che attraversa Bormio ormai da anni. Il prossimo passaggio sarà il confronto tra Comune e Regione Lombardia: sarà lì che si capirà se l’apertura della sindaca verso possibili altre soluzioni resterà una disponibilità al dialogo oppure produrrà una modifica concreta del percorso previsto per l’Alute.