Sondrio

Morti sul lavoro, Sondrio in zona bianca: nessuna vittima nei primi otto mesi del 2026

La provincia presenta un'incidenza di mortalità sul lavoro pari a zero secondo l'Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega.

In Lombardia salgono a 101 i decessi, il 4,1% in più rispetto al 2025. Preoccupa l'aumento delle vittime tra i lavoratori stranieri, passate da 12 a 28.

Federica Lassi – 14 Ottobre 2026 09:41

Sondrio, Centro Valtellina, Economia

Sicurezza lavoro caschetto

SONDRIO – Un decesso complessivo legato agli infortuni sul lavoro nei primi otto mesi del 2026, ma nessuna vittima durante lo svolgimento dell’attività lavorativa. È il dato che emerge per la provincia di Sondrio dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, aggiornata al mese di agosto, che fotografa l’andamento degli infortuni mortali in Lombardia e nel resto del Paese.

Nel territorio valtellinese e valchiavennasco, tra gennaio e agosto, è stata registrata una sola vittima, riconducibile a un infortunio in itinere, ovvero avvenuto durante il tragitto tra casa e lavoro. Nessun decesso, invece, è stato rilevato in occasione di lavoro, un risultato che colloca Sondrio tra le province lombarde con la più bassa incidenza di mortalità lavorativa. Un dato positivo nel confronto regionale, che si inserisce però in un quadro complessivo segnato da un aumento delle vittime e delle denunce di infortunio.

Secondo la mappatura elaborata dall’Osservatorio Vega, la provincia di Sondrio si colloca in zona bianca, la fascia che comprende i territori con un’incidenza della mortalità in occasione di lavoro inferiore al 75% della media nazionale. Per Sondrio il valore è pari a 0,0 decessi per milione di occupati, a fronte di una media lombarda di 16,6 e di quella nazionale di 20,9.

Nella stessa fascia si trovano anche Monza Brianza (5,2), Lecco (7,2), Como (7,6), Milano (10,8) e Cremona (13,0). La situazione appare più critica in altre province della regione. Lodi, con un’incidenza di 49,6 morti per milione di occupati, si colloca in zona rossa, seguita da Brescia (35,5) e Mantova (32,6).

In zona gialla figurano invece Pavia (20,7), Bergamo (18,2) e Varese (17,6), mentre nessuna provincia lombarda rientra nella fascia arancione. La classificazione tiene conto del rapporto tra il numero di decessi avvenuti durante l’attività lavorativa e la popolazione occupata, consentendo di confrontare territori con dimensioni e caratteristiche differenti. L’assenza di vittime in occasione di lavoro nei primi otto mesi dell’anno rappresenta dunque un elemento significativo per la provincia di Sondrio, pur senza escludere la presenza di rischi o la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione.

Se il dato valtellinese è tra i più contenuti della regione, il quadro lombardo mostra invece segnali di peggioramento. Da gennaio ad agosto 2026 sono state 101 le vittime complessive degli infortuni lavorativi in Lombardia, contro le 97 registrate nello stesso periodo del 2025. L’incremento è del 4,1%.

A crescere sono soprattutto i decessi avvenuti durante l’attività lavorativa, passati da 68 a 76, con un aumento dell’11,8%. Diminuiscono invece le morti in itinere, scese da 29 a 25, pari a una riduzione del 13,8%.

In termini assoluti, Milano registra il maggior numero di vittime complessive, con 26 decessi, seguita da Brescia (22), Bergamo (14), Mantova (10) e Varese (8). Seguono Lodi e Pavia con cinque vittime ciascuna, Cremona con quattro, Monza Brianza con tre, Como con due, mentre Lecco e Sondrio registrano un decesso a testa. Considerando esclusivamente le morti in occasione di lavoro, la provincia più colpita è Brescia, con 20 casi, davanti a Milano (17), Bergamo (9), Varese (7) e Mantova (6).

A commentare i dati è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, che richiama l’attenzione sull’incremento della mortalità e sulle differenze territoriali. «Il bilancio dei primi otto mesi del 2026 restituisce un quadro preoccupante della sicurezza sul lavoro in Lombardia: 101 vittime complessive, con un aumento del 4,1% rispetto al 2025, che sale all’11,8% considerando i soli decessi in occasione di lavoro».

Rossato sottolinea inoltre come, nonostante l’incidenza regionale rimanga inferiore alla media italiana, persistano situazioni di particolare criticità. «Particolarmente preoccupante è il dato relativo ai lavoratori stranieri: il numero delle vittime in occasione di lavoro è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 12 a 28, con un incremento del 133%».

Da qui la necessità, secondo il presidente dell’Osservatorio, di intervenire sulle condizioni di rischio. «È necessario intervenire con misure di prevenzione mirate, rafforzando la formazione e i controlli sull’effettiva applicazione delle disposizioni di sicurezza».

Lavoratori stranieri, 28 vittime nei primi otto mesi

Tra gli elementi più significativi della rilevazione emerge proprio il dato relativo ai lavoratori stranieri. In Lombardia, 28 delle 76 persone decedute in occasione di lavoro sono straniere, pari al 36,8% del totale. Un numero più che raddoppiato rispetto alle 12 vittime registrate nello stesso periodo del 2025.

Anche le denunce di infortunio che riguardano questa categoria risultano in aumento: 16.985 nei primi otto mesi del 2026, contro le 15.474 dell’anno precedente, con una crescita del 9,8%. Complessivamente, in Lombardia sono state presentate 62.126 denunce di infortunio in occasione di lavoro, il 6,7% in più rispetto alle 58.252 registrate tra gennaio e agosto 2025.

Di queste, 40.953 riguardano lavoratori uomini, con un incremento del 6%, mentre 21.173 interessano le donne, per le quali l’aumento raggiunge il 7,9%.

La fascia d’età più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni

L’analisi dell’Osservatorio Vega evidenzia anche una maggiore concentrazione degli infortuni mortali tra i lavoratori più maturi. La fascia d’età tra i 55 e i 64 anni registra 28 vittime in occasione di lavoro, pari al 36,8% dei decessi lombardi.

Seguono i lavoratori tra i 45 e i 54 anni, con 18 casi, e gli over 65, con 11. Sono nove le vittime nella fascia tra i 25 e i 34 anni e altrettante tra i 35 e i 44 anni, mentre un solo decesso riguarda giovani lavoratori tra i 15 e i 24 anni.

Per quanto riguarda i comparti produttivi, le attività manifatturiere risultano il settore con il maggior numero di denunce di infortunio, pari a 10.079 nei primi otto mesi dell’anno. Lo stesso comparto registra anche il numero più elevato di denunce di infortuni mortali in occasione di lavoro, con 13 vittime. Seguono costruzioni e trasporto e magazzinaggio, entrambi con 11 decessi.

Prevenzione e sicurezza, l’attenzione resta alta

Il rapporto dell’Osservatorio Vega evidenzia dunque una situazione a due velocità: da una parte la provincia di Sondrio, che nei primi otto mesi del 2026 non registra morti durante l’attività lavorativa, dall’altra un contesto regionale nel quale continuano ad aumentare sia i decessi sia le denunce di infortunio. Il dato di Sondrio, riferito al periodo gennaio-agosto, non costituisce naturalmente un bilancio definitivo dell’anno, ma rappresenta un elemento rilevante nel confronto con le altre province lombarde. L’aumento delle vittime tra i lavoratori stranieri, la maggiore esposizione delle fasce d’età più avanzate e il peso degli infortuni nei comparti manifatturiero, edile e logistico confermano, secondo l’Osservatorio, l’importanza di rafforzare le iniziative di prevenzione.

Formazione, controlli e corretta applicazione delle misure di sicurezza restano quindi gli strumenti indicati per contrastare un fenomeno che, nonostante le differenze tra i territori, continua a rappresentare una delle principali criticità del mondo del lavoro.

Non fermarti alle notizie suggerite dall’algoritmo

Su Google scegli Valtellinotizie.com per un’informazione verificata.

AGGIUNGI ORA