TIRANO – A quasi sei mesi dalla morte di Lucia Tognela, trovata senza vita nei boschi di Trivigno il 23 aprile scorso, resta da chiarire a quali animali sia riconducibile l’aggressione che le è costata la vita. A sollecitare risposte è l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, che in una nota diffusa torna a interrogarsi sui tempi degli accertamenti genetici e medico-legali.
La donna, 59 anni, era stata ritrovata con gravissime ferite in una zona boschiva di Trivigno, nel territorio comunale di Tirano, a circa 1.800 metri di altitudine. Secondo le informazioni sull’autopsia richiamate dall’associazione, la morte sarebbe stata provocata da uno shock emorragico conseguente a un’aggressione animale. Rimane invece da stabilire con certezza la specie responsabile.
“Insomma, l’unica certezza parrebbe essere che la morte sia stata causata da shock emorragico dovuto ad aggressione violenta di animali. Ma di che animale non si sa. Cani, lupi od orso?”, si legge nella nota, che richiama alcune ricostruzioni giornalistiche pubblicate nei mesi successivi alla tragedia.
Fin dalle prime ore successive alla tragedia, l’attenzione degli investigatori si era concentrata su cinque cani, quattro dogo argentini e un incrocio, appartenenti a Valerio Ceconi, proprietario degli animali e indagato per omicidio colposo. Gli esemplari sono stati sottoposti a sequestro, mentre la Procura di Sondrio ha disposto approfondimenti per verificare il loro eventuale coinvolgimento nell’aggressione.
Secondo quanto ricostruito dall’associazione, dopo i primi accertamenti affidati a diversi consulenti, dalla fine di luglio sono stati coinvolti i Carabinieri del Ris di Parma, incaricati di confrontare i reperti biologici e genetici prelevati sul corpo della vittima con i campioni dei cani sequestrati.
Alle analisi si affianca il lavoro di un veterinario forense, chiamato a esaminare le caratteristiche delle lesioni per contribuire a ricostruire la dinamica dell’aggressione. “Dal giorno della tragedia sono passati ben sei mesi”, osserva l’associazione, sottolineando come, sul piano della comunicazione pubblica, non siano ancora emersi risultati conclusivi.
Nella nota si evidenzia inoltre che, dopo l’affidamento degli accertamenti specialistici, “si è quindi finora giunti, oggi, a un nulla di fatto a livello di divulgazione pubblica”. Una considerazione con cui l’organizzazione sollecita chiarimenti, pur senza mettere in discussione la necessità di rispettare i tempi dell’inchiesta.
Un altro aspetto affrontato riguarda la situazione dei cinque animali sequestrati, che, secondo quanto riferito dall’associazione, si trovano attualmente presso il Canile Consortile delle Comunità Montane della provincia di Sondrio e del Comune di Sondrio.
L’organizzazione sostiene di aver raccolto testimonianze da fonti che hanno chiesto di mantenere l’anonimato, secondo le quali gli esemplari sarebbero custoditi separatamente e non avrebbero mostrato comportamenti aggressivi verso chi se ne occupa. “I cinque esemplari sono detenuti ognuno in gabbie singole, non hanno mai manifestato alcuna aggressività verso gli addetti”, riferisce l’associazione, precisando che gli animali verrebbero regolarmente accompagnati al guinzaglio fuori dai box.
La nota richiama anche le dichiarazioni attribuite al veterinario che li seguiva prima della tragedia, secondo il quale i cani sarebbero stati “docili anche in gruppo”. “Insomma, particolari che striderebbero con una gestione quotidiana di cani additati da molti come ‘assassini'”, osserva l’organizzazione.
Si tratta, tuttavia, di testimonianze riportate dall’associazione e non verificate in maniera indipendente. L’assenza di comportamenti aggressivi durante la permanenza in canile non costituisce, da sola, un elemento sufficiente a escludere un eventuale coinvolgimento nell’attacco. Saranno gli accertamenti scientifici a dover chiarire questo aspetto.
Nel comunicato l’associazione torna a sollevare anche l’ipotesi di un’aggressione da parte di un animale selvatico, in particolare di un orso. “Dal giorno della tragedia però non ha mai perso consistenza tra l’opinione pubblica il sospetto che vi sia stata la responsabilità di un orso, magari un’orsa che voleva difendere i piccoli”, sostiene l’organizzazione. A supporto di questa possibilità vengono richiamate alcune segnalazioni di plantigradi nel territorio circostante, tra Aprica, Trivigno, Castello dell’Acqua e Lovero, oltre al ritrovamento, nel gennaio 2026, di impronte attribuite a un grosso orso a poca distanza dalla zona in cui è stata ritrovata la donna.
L’associazione cita inoltre il caso di Andrea Papi, il giovane runner ucciso nel 2023 in Val di Sole dall’orsa JJ4, ricordando come in quella circostanza l’identificazione dell’animale responsabile fosse avvenuta nel giro di pochi giorni. Il confronto viene utilizzato per evidenziare la diversa tempistica degli accertamenti, ma non rappresenta una prova di analogie tra i due episodi.
Anche l’ipotesi del coinvolgimento di un orso, allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, rimane priva di una conferma scientifica. Gli avvistamenti e le tracce segnalate nella zona non permettono di attribuire a un plantigrado la responsabilità della morte di Tognela.
La presa di posizione dell’associazione si concentra infine sulla necessità di conoscere gli esiti degli esami genetici e degli approfondimenti medico-legali, ritenuti determinanti per chiarire quanto accaduto nei boschi di Trivigno. “Si attende quindi, pur nel rispetto dei tempi degli inquirenti, che venga stabilito quanto effettivamente verificatosi e che almeno sia divulgata la specie degli animali o dell’animale responsabile”, si legge nella parte conclusiva del comunicato.
A quasi sei mesi dalla tragedia, resta dunque aperta la questione dell’identificazione degli animali coinvolti. Una risposta potrà arrivare dai risultati degli accertamenti disposti dalla Procura, necessari per verificare le ipotesi investigative e ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione costata la vita a Lucia Tognela.

