BORMIO – Cinque anni di mobilitazione per difendere la Piana dell’Alute, un impegno che ora ottiene anche un riconoscimento nazionale. Il Comitato Referendario a Tutela dell’Alute, rappresentato da Ludovica Canclini, è tra i vincitori del Premio Marcello Meroni 2026, assegnato nella categoria Ambiente per l’attività svolta a difesa del territorio bormino.
Un riconoscimento accolto con emozione dai promotori della mobilitazione, che hanno voluto condividere il risultato con tutti i cittadini che, nel corso degli anni, hanno sostenuto la causa dei “Bormini per l’Alute”. “È con grande emozione e orgoglio che condividiamo una notizia importante”, scrive il Comitato, sottolineando il significato di un premio che arriva dopo un percorso lungo e impegnativo, segnato da iniziative pubbliche, prese di posizione e azioni a tutela dell’area.
Il Premio Marcello Meroni, istituito nel 2008 su iniziativa della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Silvio Saglio della SEM del CAI, con il sostegno della famiglia Meroni e il patrocinio della Scuola Regionale Lombarda di Alpinismo, valorizza persone e gruppi che si distinguono per attività di volontariato in ambito montano, dalla salvaguardia ambientale alla cultura, dall’alpinismo alla solidarietà.
Al centro dell’impegno del Comitato c’è la salvaguardia della Piana dell’Alute, area verde di Bormio il cui futuro è da anni oggetto di un acceso confronto sul progetto della cosiddetta tangenzialina.
Una vicenda che ha visto il gruppo impegnato nel chiedere maggiore attenzione alla tutela paesaggistica e ambientale, oltre a un confronto pubblico sulle scelte infrastrutturali destinate a interessare la zona. Per i promotori, il riconoscimento rappresenta soprattutto una conferma del valore collettivo dell’impegno portato avanti. “Tutelare l’ambiente non significa appartenere a una parte”, ribadisce il Comitato, rivendicando il carattere apartitico della mobilitazione e la volontà di difendere un patrimonio considerato parte integrante dell’identità storica, culturale e paesaggistica di Bormio.
“Perché un giorno, se al posto della Piana Alute di Bormio ci fosse l’asfalto, forse molte cose sarebbero diverse. E allora conterà poter dire: noi c’eravamo, e abbiamo provato a custodirla”, si legge nel messaggio diffuso dopo l’annuncio del premio.
Parole che riassumono la posizione di chi considera la conservazione dell’area una responsabilità verso le generazioni future. Il Comitato parla di “un premio onesto e vero”, capace di riconoscere una battaglia durata cinque anni e affrontata, sottolineano i promotori, con costi e sacrifici personali.
Alla soddisfazione per il riconoscimento si accompagna però anche una nota polemica nei confronti delle istituzioni e delle organizzazioni del territorio. “Ci dispiace soltanto che l’amministrazione o le organizzazioni locali non abbiano speso una parola per questa vittoria”, osserva il Comitato, lamentando la mancanza, secondo quanto riferito dai promotori, di un riconoscimento pubblico a livello locale.
Una circostanza che, assicurano, non modifica la volontà di proseguire nel proprio impegno. “Ma non ci scoraggia: forse il nostro compito è proprio questo, spronare tutti a sostenere le battaglie giuste, soprattutto quando riguardano il nostro territorio”.
La questione della Piana dell’Alute rimane infatti uno dei temi più dibattuti a Bormio, tra esigenze di viabilità, tutela del paesaggio e differenti visioni sul futuro dell’area.
La consegna del riconoscimento è prevista per sabato 14 novembre 2026, alle ore 9.30, nella Sala Alessi di Palazzo Marino a Milano. A rappresentare il Comitato sarà Ludovica Canclini, che ritirerà il premio anche a nome dei cittadini che hanno partecipato alla mobilitazione.
I promotori invitano chi ha condiviso il percorso a prendere parte alla cerimonia, trasformando l’appuntamento in un momento collettivo. “Venite con noi: vi aspettiamo”, è l’invito rivolto ai sostenitori, accompagnato da un ringraziamento a chi ha proposto la candidatura e a quanti hanno contribuito alla causa.
Il messaggio si chiude con una frase che sintetizza lo spirito della mobilitazione: “Certi luoghi non si possiedono: si custodiscono”. E con il richiamo identitario che accompagna da anni l’impegno per la piana: “Mi Som l’Alù”.
Il Premio Marcello Meroni arriva così a dare visibilità, anche fuori dai confini della Valtellina, a una vicenda che continua a dividere e interrogare la comunità bormina sul rapporto tra nuove infrastrutture e conservazione del proprio patrimonio naturale.

