BORMIO – Un viaggio nella storia del territorio attraverso le carte dell’Archivio storico comunale, per riscoprire il volto del Bormio del Cinquecento e comprendere come vivevano, litigavano e cercavano giustizia gli abitanti dell’antico Contado. È questo il tema al centro dell’incontro ospitato nella Stua Granda, dedicato alla presentazione del volume recentemente pubblicato dalla Società Storica Valtellinese, frutto della ricerca della neodottoressa Giulietta Gavazzi.
L’iniziativa, organizzata da Manuela Gasperi e Michele De Lorenzi dell’Ufficio Cultura del Comune di Bormio, ha posto l’attenzione sull’inestimabile patrimonio documentario conservato negli archivi storici comunali, una fonte preziosa per ricostruire la storia del territorio.
Ad aprire il pomeriggio è stata Lorenza Fumagalli, presidente del Centro Studi Storici Alta Valtellina, che ha ricordato il valore di questo patrimonio documentale, definendolo un bene appartenente all’intera comunità e sottolineando come debba essere sempre più accessibile a tutti.
L’opera, nata dalla tesi di laurea dell’autrice e sviluppata sotto la guida del docente Massimo Della Misericordia, vicepresidente della Società Storica Valtellinese, è stata introdotta dalla presidente della Storica, Augusta Corbellini, che l’ha definita «un libro fatto con rigore, piacevole da leggere, che parla di Bormio e ne mostra un affresco meraviglioso in epoca cinquecentesca».
La ricerca si basa sull’analisi dei procedimenti giudiziari prodotti dalla cancelleria del tribunale dell’ex Contado di Bormio tra il 1550 e il 1577, documenti che permettono di osservare la società dell’epoca da una prospettiva diversa rispetto alla storia tradizionale.
«Quello che emerge e che mi ha soprattutto colpito – spiega Giulietta Gavazzi – è il tema del conflitto in tutte le sue svariate forme, ricostruito attraverso una casistica esemplare delle dinamiche e dei modi in cui agisce la violenza tra il 1550 e il 1577».
L’autrice ha concentrato il proprio studio soprattutto su due tipologie di procedimenti, i processi per rissa e quelli per ingiuria, che rappresentano le fonti più numerose conservate nell’archivio. «Le risse e le ingiurie – ha spiegato – non riguardavano esclusivamente gli uomini, ma coinvolgevano anche il mondo femminile. Sono infatti numerosi gli incartamenti relativi a processi che vedevano protagoniste delle donne».
Attraverso questi documenti emergono alcuni dei valori fondamentali della società del tempo, primo fra tutti l’onore, considerato un bene da difendere a ogni costo, insieme alla rispettabilità personale e familiare.
Per le donne, in particolare, l’onorabilità era strettamente legata alla reputazione, alla sessualità e alla condotta personale, aspetti che potevano influenzare non solo la loro immagine, ma anche quella dell’intera famiglia. Molti procedimenti riguardavano infatti cause matrimoniali o indagini sulla paternità dei figli, durante le quali il tribunale esaminava nel dettaglio la vita privata delle persone coinvolte.
Tra gli episodi più significativi emersi dalla ricerca figura anche il processo che vide contrapposti la Vicinanza di Valfurva e il podestà di Bormio. Una vicenda nata quando gli abitanti di Valfurva decisero di allontanare i pastori camuni dai pascoli del Gavia per utilizzare quei terreni con i propri armenti.
«Un’azione inaudita – ha spiegato Gavazzi – perché intrapresa addirittura contro l’autorità costituita, il cui potere veniva apertamente disconosciuto».
Secondo Massimo Della Misericordia, uno degli aspetti più innovativi dello studio consiste proprio nel punto di osservazione adottato. «Questa ricerca ci dimostra la grande familiarità che le persone avevano con i tribunali, ai quali si rivolgevano comunemente per raccontare le loro storie personali e cercare giustizia. È una prospettiva piuttosto nuova, che pone l’attenzione non solo sui soggetti del potere – ricchi, nobili e ceto dirigente – ma anche sull’azione dal basso, facendo entrare nella storiografia donne e persone comuni».
Ne emerge così un affresco vivido della società dell’ex Contado di Bormio, dove uomini e donne, indipendentemente dalla loro condizione sociale, ricorrevano alla giustizia per difendere beni, diritti, reputazione e sopravvivenza, offrendo agli studiosi uno straordinario spaccato della vita quotidiana del XVI secolo.
Il volume è disponibile nelle librerie di Bormio, Tirano e Sondrio, oltre che presso la sede della Società Storica Valtellinese di Sondrio.